partenza all’alba

Sveglio all’alba
Sulla terra dei grani
Una luce livida
É Caduta dai ricordi
La partenza nel petto
La fine di Agosto
Ancora troppo acerbo
ancora troppa nostalgia
Quando attraverso lo spazio.
Resterò qui ancora molto
Con lo sguardo elettrico 
E neonato
Fissato sul Pollino.
Un giorno buono
Per coltivare
La vita.
Qualcosa di eterno
Accade ogni volta
Senza ritorno.
La nostalgia, sono convinto,
è robetta di carne.

Annunci

Fotosintesi

Quando inciampo in qualcosa di bello,
sto in silenzio, così, quando sono felice, non lo so dire.
Le cose migliori si compiono senza bisogno di cornici. Lascio le parole al futuro.
Lascio sempre andare ogni cosa per la sua strada, e una pena gravida di contentezza mi avvolge.
Fare la cosa giusta. Essere presenti senza perturbare gli equilibri, senza tenere nulla per sé che non sia un regalo silenzioso per il prossimo viandante.
Guardare l’orizzonte, saggiare le correnti, intuire la pioggia, provare a leggere i segni senza il soffrire il peso dell’occulto. Questa luce d’Agosto tornerà a far parlare le selci e le viti come croci mozzate, conficcate nell’argilla, che assicurano il tempo alla terra, anticipano la forza del vino. Cadrà la polvere dalle nostre ossa, e faremo un’allegria anche della morte, senza nutrire il bisogno di ragionarci intorno.
Vivere come una pianta. Qualche foto e molta sintesi.

NonIlMiopene

C’é una parte di me
Che non é di nessuno
Esisteva prima che io esistessi
Fa dannare amori ed amanti
Non si può contenere
Né misurare
Non risponde all’amore
Né all’etica
Impallidiscono i propositi
Le fatiche, i caduti
Le malattie le morti
É osservandola
Che deve essere nata l’ironia
L’ironia è l’affermazione dell’esistenza
Cos’è? Un aiutino?
No, non é il mio pene.
Qualcosa di oscuro.

Ogni tanto

Ogni tanto
Si inceppa
Nella gola 
Una poesia
E tutte le parole
Ne portano l’odore
Porto nella gola 
Un’incompiuta
danza una morte
Sul pelo dell’acqua
Parlo di cose 
Che non so dire
Cavalco il silenzio
Come un khan
Accarezzo un gatto
Mando giù 
Un sorso di birra,
ha il sapore del ferro.
Ho una ghigliottina
Serrata nella gola

Allegria

C’è allegria sepolta
Nelle vie del paese
Tra vecchi amici e
Qualche persona di merda
C’è una felicità antica quando
La sera é bella d’estate
E l’aria fresca e frizzante
Accarezza i tronchi pesanti
Del viale
Camminare per le solite strade
É Come avere una madre un po’ troia
Che Con amore urla il tuo nome
Tra le pietre calde vicoli
ché la cena é già pronta
E un altro giorno é passato

cadesse il cielo

Notti che
Drake e Pedro Pietri
vanno a braccetto
mi supera il Patna cigolante di Jim
sul fiume della ricorrenza
e scompare dietro
un muro di nuvole oscure
falliremo insieme
assieme alla malinconia
Ciampi canta la vita
con la voce dei morti
ed un cuore giace inerme
al centro della piazza
ogni giorno a mezzogiorno
e Carnevali passeggia
per i sottoscala sudici
dei miei sentimenti
e Tonino Pessoa
sembra ignorare chiunque
seduto al solito tavolino
e Camilla dietro al bancone
col rumore dei bicchieri
E le arance di Arturo
diventano giorni
da sbucciare tutti in una notte
mi viene voglia di fare
almeno cento piegamenti alla volta
e Gabriella Ferri
esplode una risata da osteria
e ride della mia perduta umanità
—sono così distante dalla vita
certi giorni!—
scorre qualcosa dentro la mia testa
come un treno per mosca
annegato dalla vodka e
lo sciabordare dei pistoni,
grandi pistoni metafisici
muovono il mondo
come un bastimento
al posto di un eunuco Atlante
annegati nella vodka
e dal cielo grigio gelatinoso
di Novembre
gi angeli in coro
alla regia:
più a destra, più a destra
sgancia, aspetta, ancora, più su più su…
sgancia, di grazia, signore.
al principio fu il verbo
terminerà col silenzio
preceduto dal botto
si legge sui giornali.
poi l’inglese di ieri sera
mi appare
come una visione
ubriaca d’un sorriso disperato
– sai, mio marito è morto in inverno –
un inverno è un buon motivo
per brindare ancora
fino al mattino,
cadesse il cielo

sulle bombe

esploderebbe il sole.