voi parlate
e fate vento
ed io mi piego
come un pino
piegato dal maestrale
le vostre bocche sono marce
e il paesaggio si piega, nel fetore,
e con me, la collina
e la pietra si scava
e senza nuvole
il cielo pare inutile
e le vostre bocche puzzano di stampa
e noi che qui ci pieghiamo
nelle fabbriche che uccidono
negli orti zeppi di parassiti
nelle cantine a cielo aperto
e sui banconi dimenticati dai cieli
ci troviamo nei pensieri a tarda notte
e lungo le panchine
dei viali senza glicine
sogniamo tramonti tropicali
noi qui che ci pieghiamo
siamo uno spettacolo maestoso
come acciughe stanche di lottare
con le parole,
facciamo il pallone
che gente molto ricca
calcia con estremo rigore.

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