Dalla collana ineditabile ” I Microracconti” – Piede di tenebra –

Hai avuto troppe donne!
mi disse con un filo di voce
mentre serrava lo sportello dell’auto
in mezzo ai beep dell’antifurto.
Camminammo fino alla riva del fiume
e io non avevo niente da dire
al netto del sorrisetto indisponente
che mi si stampa sul viso
quando avrei troppe cose da dire
e non abbastanza tempo per farlo bene-
Ci sedemmo sulla riva
lanciammo nel silenzio qualche sassolino,
e presto finirono, tra un pluf e l’altro, i ciottoli più piatti
a portata di braccia.
E’ così, le dissi, potremmo lanciare sassi per ore
e non cavare niente di niente dal niente.
Non capì, e nemmeno io capii a pieno le mie parole.
Non ho avuto molte donne, le dissi,
“è che sono stato solo per troppo tempo”-
Lei cominciò a sciorinare una lista di nomi
che erano stati ed erano  a me più o meno vicini…
Sorrisi a gran voce, e anche lei sorrise,
mentre continuava nel suo giochino mnemonico…
Ci sdraiammo, avevo visto morire già diversi amici lungo il fiume, pensai…
Non dissi niente, non un filo di voce,
il sole stava per nascondersi dietro la collina,
l’ombra mi aveva già coperto i piedi,
Pensai al vecchio Kurtz, e ai fiumi dell’ Africa nera,
e a quanto poco somigliavano a questo rigagnolo.
Cominciava a salire un vento fresco,
sentivo la carezza del suo profumo
e la sua mano calda, stringere la mia.
Pensai che la felicità è una cosa solitaria.
Una cosa da uomini duri.
Pensai che stavo pensando troppo
e che avevo sottovalutato troppo a lungo
gli argini dei fiumi, i sassi,
i profumi francesi, i tramonti primaverili,
e le donne che avevo baciato.
Mi sentii tutte le mani che avevo stretto,
i capelli che avevo annusato,
i pantaloni che avevo sfilato
i chilometri che avevo corso
i calci che avevo preso sui campi di calcio
le cadute sui pattini prima e sui rollerblade poi,
sentii la mi a solitudine aprirsi come una torta ancora calda
sentii la mia accoglienza e la sua
e nessuno chiese il permesso
e ci sedemmo, l’uno di fronte all’altro,
da sdraiati, come in un sogno.
Mentre nel fiume scivolava immutato il mistero intellegibile della vita,
a me, le cose, cominciavano a divenire più chiare,
nonostante le tenebre, l’ignoto, e la solita ombra che cominciava ad avvolgerci.

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