non sono un genio non sono un fesso sono una terra di mezzo

non sono un genio
non sono un fesso
sono una terra di mezzo
non farà di me un poeta
lo scrivere dei testi
non farà di me un attore
fingere di ascoltarti
con un certo interesse
solo per pompare sangue fresco
nel vostro ego che si deforma
come una zecca
sulla collottola
di un cucciolo di Corso.
non farà di me un uomo migliore
sentire la gente
che striscia nelle strade
dopo aver perso la grazia e la speranza
non farà di me un buono
lo spartire l’unico pasto della domenica
non farà di me niente di niente
poiché sono meglio di te
e sono peggio di te
ma mai sarò come te
perché ho capito
che la mia mediocrità
è viva e vegeta e sempre in agguato
anche se non ho il livore dei morti
né la bramosia della fama
né esigo da alcuno, alcuna forma di amore
nemmeno se me ne sto qui come un buddha
a sparare buddanate da una sedia senza spalliera
dopo aver parlato con una certa raffinata eleganza
di come nella morte si intravede sempre il sorriso dell’ignoto
e la magia incommensurabile di una nascita perpetua.
Non sarò un genio, né un fesso,
e sarò forse una piccola terra di mezzo
un tavolino d’appoggio dei giorni
ignorato dai giorni
dove la luce si posa in certe ore
e compie sul muro di fronte
deliziosi giochi di luce
per pochi minuti soltando
che tanto piacciono
solo ai gatti e ai bambini.

vita

al di fuori dal tempo
come tutti gli altri
senza un mattone
in questo cinico vento
la sua carezza
ci chiama per nome
lo stesso nome
col sorriso
vorrei dimenticare

Col Sole

col sole tornano le ombre
e i sorrisi lasciano spigoli e solchi
nei dintorni delle labbra
come fari che accecano a lungo
che si accendono
e poi si spengono 
nel profondo della notte
giallo azzurro e il rosso dei mattoni
allungano il riverbero all’orizzonte
come sentimenti sparati sulle montagne
il caffè perde la magia
nei mattini di sole
e anche la mia voce
sembra perdere vigore
così parlo molto meno 
e lascio la parola alle ombre
mi limito ad occupare lo spazio
mi limito ai segni,
mi abbandono al mistero della materia 
come tutte le altre cose che vivono, 
amano, e non sanno dire.

sono il più forte! il più forte! il più! forte! cit. Toro Scatenato.

E’ qualche giorno che non ho molto da dire
al di fuori
del farti notare che hai troppi capelli
anche se tu lo sai che è come dire
che c’è troppo sole
poi sono passati i soliti gatti
avanti al portone
e ho rischiato di essere investito due volte
non mi sono né ubriacato
né ho migliorato i rapporti col vicinato
ho comprato un paio di scarpe comode
ed ho ritrovato il piacere di camminare a lungo
così il giorno mi pare più bello
e con più capelli
e tu porti i miei segni sul collo
nonostante abbia sempre prestato attenzione
a non lasciare tracce in giro per il mondo,
ma m’ è scappata la mano
e la bocca ed è cosa buona e giusta.
Ma soprattutto cammino senza
fare troppe conversazioni immaginarie
con interlocutori ipotetici
ché il silenzio è più accogliente
tra i tuoi capelli, così 
il ho ripreso a parlare con lo specchio
per frasi di vecchi film in bianco e nero,
stamattina imitavo La Motta per bocca di un grasso De Niro :

“sono il più forte! il più forte! il più! forte!
sono il più forte! il più! forte…”

e poi sono andato al tappeto! Quello della doccia…
E che te lo dico a fare…

Si è sempre soli quando si attraversa una strada

un uomo cosciente sorride all’automobilista arrogante,
per adesso anch’io ho smesso di mostrare i denti.
Si è sempre soli quando si attraversa una strada e
la nostra polvere ricopre i passaggi delle genti che furono,
così passo, infinitesimo, tra quei sei metri a bande alterne,
lunghi quanto l’universo e forse qualcosa di più,
per comprare una mela e forse qualcosa di più-

In Equilibrio

inutile che mi guardi con quegli occhi
forse ho bevuto troppo anche stasera
ma è inutile che mi guardi come fossi un alieno
solo perché riesco a fare pipì sopra una gamba sola
e se ti dico che ti amo, credimi, o fa come ti pare
ché il tuo giudizio non cambierà le cose
nemmeno una volta che te ne sarai andata
domani sarò di nuovo qui a pisciare su di una gamba sola
in equilibrio, come adesso, solo per ricordare i vecchi tempi,
da solo, per scrivere una sciocchezza come questa
in ogni caso più vera di mille inviti a cena.

Il fanciullino (sfanculato)

certe volte i pensieri 
escono legati in rima
e la cosa mi spaventa e
mi si legge in faccia un poco di vergogna
come chi ruba quattro caramelle
sopra al bancone con quattro caramelle.

Non posso scrivere che sciocche filastrocche
ma troppo macabre da leggere a bambino
e troppo insipide per una mente adulta.

certe volte si legano i pensieri
e poi li sciolgo a suon di vaffanculo
e loro ridono di come sono fesso
e mi abbandonano assieme a me bambino.

Quel fiore è il fiore che uccide di bellezza.

temevo il fuoco
che arde nella pancia
avrebbe arso ogni Primavera
invece nasce dal fondo della valle
un ramo fresco di sangue e di cemento
da cui un fiore col polline d’amianto
ammala il mondo e ne innamora l’occhio.
Sta resistendo al Napalm e al Mattino.

Quel fiore è il fiore che uccide anche un bambino.

Io, Carver, Machado.

Ogni tanto penso di svegliarmi nella notte,
con un libro di Carver sul comodino, nel quale,
svegliatosi di soprassalto dal sonno 
spalanca gli occhi nel buio e si ripete:

“Va tutto bene, tanto c’è Machado.
E poi sono riuscito ad addormentarmi.”

e tutti e tre a modo nostro dormiamo,
insieme a tutti quanti.

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Un Artista Minimalista

Italian visual artist, writer and musician

Pensieri spelacchiati

Un piccolo giro nel mio mondo spelacchiato.

Riccardo Fracassi

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