Eravamo in tanti e
tutti guardavamo la stessa donna
chi ne lodava del gambe
chi il culo
alcuni le tette
le mani gli occhi, la bocca
indossava un vestito rosso
cadeva appena sopra il ginocchio
era la Primavera
quella cosa che spinge ad uscire fuori casa
poco vestiti anche quando la brezza, alla sera,
regala ancora qualche brivido.
Attraversò la piazza come una una volpe attraversa la strada
le avevamo puntato i fari addosso
si girò verso di noi per un istante
e colsi nel suo sguardo una nota bassa
come l’ eccessivo odore di legno
che ha intaccato il più elegante dei vini
era umana.
Vidi tutta la decadenza del mondo
in un solo sguardo
mentre una mandria di spacciatori tunisini
le faceva largo creando un corridoio di carne,
concedendole il più sgraziato onore delle armi
fischiando e starnazzando come anatre in calore.
Scomparve dietro il porticato delle poste
come una diva del cinema,
come una disperazione,
come il segreto che mi porto in seno
come tutti, una nascita, una morte, un abbandono,
un omicidio, una vendetta, un figlio,
una dipendenza, una fede,
lasciandomi là senza risposte
sotto il peso del mondo.

Lascia un commento