Volevo bene alle persone incondizionatamente
e le persone mi volevano bene incondizionatamente.
Pensai che era un peccato che non funzionasse così anche per l’amore,
ma anche che doveva essere una benedizione non essere sempre corrisposti.
La forza impiegata nel tentativo di pareggiare il dislivello sentimentale
doveva essere necessariamente ciò che muoveva le cose sulla terra.
Assegnava loro una intensità, una direzione, un verso.
Ecco perché i desideri assumevano una dimensione duplice.
Iperuranea ed allo stesso tempo iperterrena, tanto che quando mi accadeva di bruciare il sugo, la domenica mattina, non poteva che essere colpa di un amore. Anche se non riuscivo mai a capire di quale, in particolare.

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