Si smette di desiderare all’improvviso, nel momento in cui si capisce di non essere desiderati. La vita contiene sempre una cura.
Sono le supposizioni dell’uomo medio che logorano l’esistenza.
Un uomo di spirito, gioca a carte di notte con la solitudine, senza timore, e le lascia vincere l’ultima mano senza battere ciglio.

indigena
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Se dio non gioca a dadi io ho smesso anche con l’ippica.

il valzer degli addii
Kundera style,
e quello degli incontri casuali,
casual come un paio di jeans
in cui si è inciampati per noia
così come si inciampa
nello sguardo della barista selvatica
o nei morsi illeciti rubati in ascensore.
Questa roulette impazzita
è caricata a salve
e pare girare a vuoto.
Una volta lessi un libro,
di un tedesco con una capigliatura Punk,
asseriva che Dio non gioca a dadi,
adducendo tutte motivazioni piuttosto plausibili
e per non essere da meno
sono entrato in un punto SNAI, quello sotto casa,
ho puntato i pochi euro che avevo in tasca 
sopra un cavallo da corsa, ma
avrei voluto almeno scegliere un nome di fantasia
per compiere l’atto psicomagico,
mi sarei accontentato di un Ronzinante,
niente di epico…
Ma ho trovato soltanto “Spirit III”
così ne ho fatto il mio pupillo 
per pochi interminabili istanti.
Mi avrebbe trascinato alla sconfitta con onore,
per un motivo ben preciso
avrebbe ceduto negli ultimi duecento metri,
per un problema muscolare…
E’ sempre bello sapere il perché delle cose, 
anche se perdere non piace mai a nessuno.
Comunque, se non altro adesso posso dire che
se dio non gioca a dadi
io ho smesso anche con l’ippica.

Colpo di parafulmine

Certe cose si capiscono in un istante preciso. Esatto. L’illuminazione. Il colpo di parafulmine. Senza un motivo preciso. Senza un motivo. Una porta che si chiude. Un cane cammina sopra un ponte lasciando dietro di se boccate d’aria calda e pesante. Le macchine nei parcheggi che aspettano l’alba per andare a lavoro. La solita coppia che litiga sotto i portici. Qualcuno esce dal portone con una certa fretta. Alcuni entrano con le ossa infreddolite. La ragazza che sorride parlando al telefono. E quelle in tiro che vanno a ballare già alticce. I locali che chiudono. Le serrande sbarrate dei negozi. Le luci delle vetrine spente per risparmiare due soldi. Le parole non dette per risparmiare due occhi. Le cose si capiscono sempre tornando a casa. Quando non incontri nessuno. Nessuno si intrattiene a parlare e la verità è libera di saltarti addosso senza pudore. Non fa mai male la verità. È il silenzio che uccide. Salendo le scale mi scappa un sorriso. Nessuno mi cerca. Penso ad una nave. Al momento del varo. Alla bottiglia che si schianta sul ferro. Allo champagne che scorre nel mare. Sullo scafo. Lentamente. Là ritrovo le idee. Nella caduta lenta. Inesorabile. Sotto gli occhi di tutti. Fino al mare. All’acqua. Alla spuma. Alle tempeste. Là dove tutto è cominciato e dove tutto sempre finisce. Ogni volta. Senza posa. Anche questa lunga traversata in Solitaria. Sono a casa. Soldini mi fa una pippa. Ma fatta bene. Che non si sa mai. Cit.

Vince chi muore, lottando.

cose che tolgono strati di pelle, la vita,
non basta la notte a coprire i nervi
e come ancore si incagliano cose e parole
sul fondo della carne.
Ore, minuti, secondi, senza pudore, e
nascono soliloqui sulla fragilità dell’uomo
nel silenzio della notte, e poi muoiono,
nello stesso silenzio che li ha partoriti.
Li incarno come un vessillo
e cammino come un morto,
fiero, avanti ad una armata
di gente morta, morta di paura,
che agli occhi dell’ingenuo
paiono vivi, alti, strafottenti e forti.
La gran parte di loro si darà alla fuga
ai primi accenni di sangue,
resteremo in pochi, per l’onore
a coprirci le spalle come fratelli
in questa antica guerra
che non avrà mai fine,
Qui vince chi muore, lottando.

Uno stronzo qualsiasi

le parole più vere,
la tenerezza,
i pensieri più cari,
sono affogati tutti
nella pozzanghera
che fa l’Autunno,
tra il marciapiede,
e il bordo della strada,
se due correnti
si incontrano
senza raccontarsi balle,
Piove.
Ho seguito l’acqua
fino al tombino
con una certa apprensione,
mi sono sporto, ma
ho visto soltanto
il mio sorriso,
galleggiare sopra l’acqua
e poi cadere,
come se fosse 
uno stronzo qualsiasi…
una barchetta di carta.

Solo i cretini competono per ingraziarsi una donna…
Ho sempre lasciato agli altri le turbe biologiche.
La bellezza è il frutto di casualità imponderabili.
Non si rincorre qualcuno per il timore di perderlo, ma per mostrargli qualcosa di irripetibile.
Bisogna però sempre avere coscienza di una sconfitta totale, volere non è potere. Volere è sapere. La sincerità e la bellezza sono sinonimi, ed anche se non condivisa, non è mai sprecata nel bilancio termodinamico della vita.

indigena