Certe cose si capiscono in un istante preciso. Esatto. L’illuminazione. Il colpo di parafulmine. Senza un motivo preciso. Senza un motivo. Una porta che si chiude. Un cane cammina sopra un ponte lasciando dietro di se boccate d’aria calda e pesante. Le macchine nei parcheggi che aspettano l’alba per andare a lavoro. La solita coppia che litiga sotto i portici. Qualcuno esce dal portone con una certa fretta. Alcuni entrano con le ossa infreddolite. La ragazza che sorride parlando al telefono. E quelle in tiro che vanno a ballare già alticce. I locali che chiudono. Le serrande sbarrate dei negozi. Le luci delle vetrine spente per risparmiare due soldi. Le parole non dette per risparmiare due occhi. Le cose si capiscono sempre tornando a casa. Quando non incontri nessuno. Nessuno si intrattiene a parlare e la verità è libera di saltarti addosso senza pudore. Non fa mai male la verità. È il silenzio che uccide. Salendo le scale mi scappa un sorriso. Nessuno mi cerca. Penso ad una nave. Al momento del varo. Alla bottiglia che si schianta sul ferro. Allo champagne che scorre nel mare. Sullo scafo. Lentamente. Là ritrovo le idee. Nella caduta lenta. Inesorabile. Sotto gli occhi di tutti. Fino al mare. All’acqua. Alla spuma. Alle tempeste. Là dove tutto è cominciato e dove tutto sempre finisce. Ogni volta. Senza posa. Anche questa lunga traversata in Solitaria. Sono a casa. Soldini mi fa una pippa. Ma fatta bene. Che non si sa mai. Cit.

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