cose che tolgono strati di pelle, la vita,
non basta la notte a coprire i nervi
e come ancore si incagliano cose e parole
sul fondo della carne.
Ore, minuti, secondi, senza pudore, e
nascono soliloqui sulla fragilità dell’uomo
nel silenzio della notte, e poi muoiono,
nello stesso silenzio che li ha partoriti.
Li incarno come un vessillo
e cammino come un morto,
fiero, avanti ad una armata
di gente morta, morta di paura,
che agli occhi dell’ingenuo
paiono vivi, alti, strafottenti e forti.
La gran parte di loro si darà alla fuga
ai primi accenni di sangue,
resteremo in pochi, per l’onore
a coprirci le spalle come fratelli
in questa antica guerra
che non avrà mai fine,
Qui vince chi muore, lottando.

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