Caro Diario
mi sono svegliato alle sei e trenta
nel mezzo di un freddo monsone primaverile
prima di me si era svegliata la solitudine
non dorme mai la solitudine, è insonne.
ho bevuto un sacco di caffè durante la mattina
ho cercato di addentare due trasformate di laplace
ho letto Erofeev alcolizzarsi sopra un treno
parlando d’amore e di compagni, e di Čechov, della sua morte.
“Io Muoio, versatemi dello Champagne” le sue ultime parole.
Ho cercato di trovare qualcosa di bello nell’accappatoio azzurro
che evoca vecchie canzoni d’amore e il cielo e il mare e la rovina.
Adesso Un napoletano minaccia qualcuno al telefono, sotto al mio balcone:
” io temett’ o’pesc’ mmocca, lota! si’ chijn e’ spaccimm !”
La birra ai fiori d’arancio di stanotte mi è tornata in mente
nonostante abbia lavato i denti circa cinque volte da quando sono sveglio.
Qualcuno ci vedrebbe della poesia, nella mia vita, e forse ce n’è,
scartavetrando la nostalgia dalle pareti, dal telefono che non squilla,
dalle donne che mi hanno chiesto di uscire, inspiegabilmente,
alle quali ho risposto spiegabilmente con frasi evasive…
Non me ne volete. Io questa volta sapevo cosa volevo, e non ho potuto.
Sono cose della vita, Sapere è anche troppo per la mia coscienza.
Mi sono trovato in accappatoio a guardare fuori dalla finestra,
turisti che attraversano la strada, qualcuno curioso alza lo sguardo fino al quinto piano,
ci incontriamo per l’unica volta della nostra vita.
Ho i pensieri che facciamo tutti, la malinconia che sopportiamo tutti,
la mancanza che proviamo tutti, ma una stupefacente allegria mi assale
dal fondo dell’accappatoio azzurro ancora umido fino al ciuffo addomesticato dall’asciugacapelli.
la mia mediocrità è buona parte nel desiderio.
Non si limita a dire Eccomi!, Lei brama come una cagna a cui hanno rubato i cuccioli
e cerca, in ogni pezzo di mondo, senza posa, senza tregua, e impazzisce e si ubriaca e sbava,
e scalcia, e attacca, morde, fugge, scende a compromessi con il peggio, tratta, ignobilmente
l’unica cosa nobile che abbia mai avuto.
Così arrivo all’una, pieno di sentimento, non una traccia di rabbia.
Gonfio come un piccione sazio è il cuore, riposa sull’orlo del terrazzo e dell’indigestione.
Aspetto che si addormenti, bisogna avere pazienza con le bestie,
e Mi domando, che cazzo c’ho da essere allegro?

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