le mediocrità degli altri sono le mie mediocrità
le loro debolezze, le mie.
Tutti siamo pessimi ad intervalli più o meno regolari.
Ma i veri mediocri, quelli costantemente mediocri, senza slanci di mente,
sono coloro che si scandalizzano avanti alle pochezze altrui,
sono quelli che non provano tenerezza, sono quelli che non esitano,
e i loro cuori sono chiusi, inconsapevolmente straziati, da una paura atavica, che lascia loro soltanto la menzogna dell’egoismo.

indigena

Giocodelponte

alle volte mi piace stare a casa,

durante certe feste di città o di paese,

quando tutti si ammassano

per le strade, tra dolci e panini,

e musiche scadenti e fuochi artificiali,

mi piace stare all’ombra di una lampada,

come una cosa dimenticata per sbaglio,

mi piace pensare di non essere uscito,

solo per caso, mentre la fiumana di vita

circonda il palazzo, poi l’appartamento,

poi la stanza, 

e la vita mi chiede una resa

come se contassi qualcosa.

l’ho appena fatto

un giorno scriverai una poesia
sulla maniglia della porta!

Un giorno ne scrissi una sul corrimano
della ringhiera della mia vecchia casa,
sulle increspature di vernice
e sullo smalto, liscio, così com’era la vita
quasi venti anni fa.

si ma un giorno scriverai una poesia
sulla maniglia della porta di camera tua
e avanzerai pure pretese di bellezza!

Il giorno che chiuderai tu quella porta,
probabilmente, andrò a cercare la bellezza
sulle maniglie di tutte le altre porte che
avrai sbattuto, dopo che te ne sarai andata,
portandoti via, come sempre, anche tutto il resto.

Passione

tutta la mia tenerezza
la sincerità, tutta la bellezza
paziente, fiera, irruente
che nemmeno sapevo di avere,
tutti i miei canti perduti,
tutte le porte a cui ho bussato
senza avere avuto risposta,
tutti pensieri perduti,
caduti dalle sedie su cui
ero seduto ad immaginare il mondo,
tutti capelli caduti allo specchio
mentre credevo di farmi bello,
tutti i giorni dimenticati
ammassati gli uni agli altri
come pacchi postali stipati,
passati ad immaginare i suoi occhi
la sua bocca, le sue mani,
tutti i sorrisi invenduti,
regalati ai cuscini
prima di prendere sonno,
tutta la vita bruciata
tutto il suo antico splendore
mi pesa, sul presente, inutile,
come un sepolcro di pietra,
e c’è un dio vigliacco
da qualche parte, l’unico dio,
ubriaco e ferito, intento
a moltiplicare calze e a stirare camicie,
con cui ho barattato la gloria
in cambio di questa eterna passione.

Cuoro

nonostante tutto,

nonostante il silenzio

e la disattenzione,

lui se ne fotte,

e mi dice:

Cuora!Cuora!

ed io fesso, mi piego,

come il filo d’erba divertito

s’inchina, sibilando,

al vento, che scende, 

come un desiderio,

dalla montagna più alta,

e senza commentare,

cuoro! & cuoro! Y cuoro!

Minore

l’universo avrebbe anche risposto
ma io non ho più domande,
come un pezzo d’arredo,
meno di un balcone
più di un armadio,
il buio ci accorda tutti
con un accordo minore,
l’orsa minore
il poeta minore
il pensiero minore.
non c’è arte per noi
adulti minori di ordine e grado,
non c’è genio nell’attesa
e la contemplazione delle cose
non porta allegria né a me né alle cose.
Solo, come la chiave della moto
appoggiata sul comodino,
a furia di avere il mondo in pugno
non mi sento più la mano, ed 
io so già a cosa stai pensando
caro vecchio, zozzo, lupo di mare,
vogliamoci bene, certo!
il mare ci sorride.

Una sola donna.

c’è una sola donna al mondo

a cui il mio volere si piega 

come carta velina sotto la caduta dei numi,

a cui le mie parole sono indifferenti,

e le mie labbra non la sfiorano

e i suoi seni non mi cercano.

c’è una sola donna al mondo, una sola,

stanotte, e domani, c’è  una sola anima nel vuoto,

l’unica a cui possa dire le cose come stanno.

ogni giorno le ripeto, come stanno, le cose,

ma lei mi incenerisce, mi brucia, senza amore,

come un quattro di spade al sorgere di una notte di denari,

la stessa notte che mi seppellirà 

con un sorriso di circostanza,

ricordando a stento il mio nome

quando sistemerà i capelli sudati dei suoi figli.

Là, forse, vedrà i miei occhi, come una rivelazione,

perduti tra la tenerezza e il disordine degli anni,

come in questa notte, e nell’altra, ma

quel giorno sarò morto, in un ricordo sepolto.

con la mia tenerezza che mai ha impugnato un’arma.

C’è una sola donna. Una soltanto. Là fuori.

Sarebbe da non crederci, lo so.

Ma non mi sta cercando.

tra i vapori del lisoform a sognare boschi di abeti

mi sono ubriacato fino credermi morto,

fino a credere, a cadere, corpo morto,

sulla tavoletta del cesso,

e poi lo zigomo si è fatto 

collina a pan di zucchero,

ma senza girasoli,

così che potessi baciarlo senza spine.

la mascella ha tenuto,

incasso ancora bene.

la mia danza è disgraziata,

la gravità è il demone dell’assenza

e ho baciato il pavimento,

ch’ era la cosa più vicina alle labbra,

e là mi ha sorpreso il mattino,

tra i vapori del lisoform

a sognare boschi di abeti.

Nell’ indifferenza dell’alba,

ho portato le cose vecchie,

nel giorno nuovo, adesso

paiono nuove, le cose,

che prima erano vecchie.

un’altra cosa

Mi interessano gli uomini
E le donne e le altre cose
E parlo d’amore senza riserve
Perché i sentimenti muovono le cose

 E gli uomini e le donne

E se parlo d’amore o di morte
O di altri misteri, senza sapere,
è perché parlo di uomini e di donne e di cose.
è pieno di terrore il ribrezzo post radical chic

verso i sentimenti Sdrucioli, a cui tutti ci pieghiamo,
Come se fossimo uomini o donne o delle cose,

che obbediscono sempre, alla mano Insindacabile,

che muove i sentimenti e le altre cose.

Se parlo così, e vi sembro senza senso,

è perché sono un uomo e una donna e spesso  un’ altra cosa…

Sempre

cose che mi riempiono gli occhi
e i polmoni e il cuore,
un’asma dell’anima
mi immobilizza,
e resto, fermo, 
a fare il verso alla morte.
quando la bellezza è terrore
qualsiasi cosa è preclusa,
e il terrore mi fa più bello
di una bellezza mortale,
come le cose che passano,
resistono, e muoiono,
e mai più si ripetono.
ogni volta che dico, sempre.
ogni volta che dici, sempre.
La morte diventa piccola
La vita disperde i confini
c’è così poco di umano
nel dimenticare la morte.

c’è una barca in mezzo al mare

Non potendo vincere il mare,
ho combattuto il silenzio.
ho seguito le poche parole
come increspature lontane,
a caccia di vento e di sangue,
ma non ho trovato che acqua,
acque immobili, 
che mi hanno inghiottito
come fango di lago d’altura.
ho dato ordini a casaccio
solo per far rumore,
ho rotto il patto d’amore,
ho ammainato le vele,
ho cantato l’onore delle croci
a cui ho appeso gli scalpi
di tutti i sentimenti.
Al nuovo sole ho lasciato
l’ingrato compito
di asciugare la distanza
che separa la carne
dalle cose.
Le donne dalla riva cantano,
c’è una barca in mezzo al mare
c’è una barca in mezzo al mare…

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Un Artista Minimalista

Italian visual artist, writer and musician

Pensieri spelacchiati

Un piccolo giro nel mio mondo spelacchiato.

Riccardo Fracassi

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