Dalla raccolta inesistente di telegrammi immaginati: Tele.grammi il peso delle parole lontane

Vado a fare la spesa stop
scendo i gradini di casa 
ed inciampo ancora nel tuo nome stop
di tutte le cadute che ho preso
quella di chiamarti amore
quando non mi sentivi
è stata la più dolorosa
caduta di stile stop

verginità.

il silenzio mi incattivisce,
ed ogni volta la bestia scalcia e farfuglia.
piccole insicurezze addentano i talloni
ed è una fortuna non essere Achille, 
per ridermi addosso senza imbarazzi
della mia piccola vita mortale. 

Bordate di stomaco e cuore
nel suo silenzio
mi sono trovato vergine.

A dieci anni mi nascondevo
per vederla passare nel viale,
occhi incollati alla fessura del portone,
il cuore picchiava sul legno smaltato,
cresceva, il mistero, nella paura per l’abisso,
ma allora non sapevo ridere delle mie vertigini
non sapevo ancora di essere un uomo.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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