Dal racconto inesistente: ” Io e G. ” cap.V (compromessi)

Imparammo a volerci bene nell’unica maniera possibile, 

in maniera estrema.

Ad un certo punto cominciammo a rispettare

l’uno le follie dell’altra, 

… e viceversa

Così quando io tornavo a casa ubriaco fradicio,

col labbro spaccato e la faccia sporca,

lei mi sorrideva e scuoteva il capo… 

poi però mi baciava, e se mi si rizzava

mi faceva l’amore fino a farmi perdere la coscienza.

Mentre quando lei spariva per giorni interi

senza lasciare tracce, io tenevo a bada il nervosismo.

Speravo che fosse in qualche paradiso tropicale

con le amiche di sempre, a raccontarsi la vita che si erano lasciate alle spalle.

Speravo che se la stesse spassando.

Alcune cose tra donne, si vestono di una luce che noi uomini non siamo in grado di vedere.

non c’è niente da fare.

Onestamente in tradimento non mi preoccupava.

Avevamo raggiunto, a colpi di silenzio, una intimità tale

che mi pareva di sentire le contrazioni della sua vagina,

ogni volta che godeva, ed il mio cazzo aveva un cartello appeso al collo,

e recitava a lettere insanguinate : proprietà privata.

 A me, semplicemente, andava bene così.

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Di tutti gli scrittori…

Di tutti gli scrittori
poeti compresi
quelli che preferisco
sono senza dubbio 
gli espatriati
gli emigrati
i confinati
gli scampati
quelli che hanno messo una distanza
dalla vita, per la vita

per avventura o per necessità
o per necessità d’avventura
perduti per le steppe
oceani e scantinati
tutti dicono la stessa cosa
in ogni forma differente,
l’unica cosa necessaria
e pure mai ci è sufficiente.

felicità

vivo la felicità
come fosse un tumore
all’ultimo stadio,
con una certa
rassegnazione,
con incertezza,
sommessamente,
quasi da estraneo,
da ateo,
come se aspettassi

ancora il miracolo
che si è appena palesato.
Come se mi inseguisse 
un sorriso a marcia indietro,
per investirmi, dal futuro
grottescamente,
suonando “la Cucaracha” a tutta randa 
con le trombe bitonali,
nel mezzo di un mercato messicano
di un vecchio film di frontiera americano.
Ed io immobile, come un gatto 
nel mezzo della strada, rapito
dai fari di notte, morirei qui,
non mi sposterei per niente al mondo.

I’m not there

il suo corpo è l’ altare
dove non ho mai pregato,
se è vero che il suo culo
è puro misticismo 
ed il suo seno un’eterna giovinezza,
la sua parola, mi salva, ogni volta
dal terrore dell’uomo 
che mi porto dentro,
è il suo sguardo,
il più vasto dei deserti,

dove le cose, per assenza,
si fanno compagnia;
là c’è una luce che
non conosce solitudine,
là non ci sono.