Amarone.

l’amarone mi ha fatto le ginocchia leggere

ed i sentimenti si affacciano sulla piazza

come vessilli in tempi di  guerra.

l’acqua ha cominciato a lavare le strade,

ci sono auto che non mi conoscono

che passano sotto al mio balcone

e fanno un rumore di barche

quando l’acqua è bassa.

Scivolano sull’asfalto

come le tue labbra sulla mia pelle,

passano e lasciano un ricordo sconosciuto

come un seme nel profondo del mio petto.

Ho pronunciato le mie parole 

fradice di sentimento 

ed ho lasciato che si perdessero

nell’incedere della pioggia.

c’era il tuo nome

all’inizio di ogni frase,

di ogni pensiero

che mi è caduto dalle labbra.

Annunci

Crisi

Capita che la poesia mi abbandoni

e che le parole si infilino

una dietro l’altra senza grandi sussulti.

Allora scrivo pessima prosa,

come è nelle mie corde.

Ma la mente si svuota

i  muscoli si rilassano e

tiro, così, un sospiro

fino al giorno dopo.

E’ così che vado avanti,

rattoppando i buchi che

inevitabilmente lascia la vita…

Bisogna far girare il sentimento

come per i soldi,

diminuire il carico fiscale,

spezzettare, frazionare, spartire, piccole cose,

essere alla portata di tutti 

alleggerire, essere digeribile

e muoversi, spendersi e se necessario

svendersi per non soccombere…

Altrimenti tutto ristagnerebbe

e la crisi comincerebbe a divorarci

dal profondo.

In forma smagliante ( dal romanzo inesistente ” lui lei e lei “)

In quei giorni ero particolarmente sensibile al suo umore.
Quando non mi considerava per più di un giorno intero
cominciavo a smattare, mi innervosivo, andavo a correre,
mordevo le labbra fino a sanguinare…
Avevo accantonato la poesia per sentire meglio,
ma quello che sentivo era cemento.
Una lastra di cemento avanti ai miei occhi.
grigio, uniforme, infinito.
Sentivo il mio corpo rimpicciolirsi,
urtare contro il muro e rimbalzare come contro un materasso di piombo.
Mi sembrava di essere in un sogno, ma non stavo dormendo.
Era il sentimento a farmi piombare in questo stato catatonico,
tra il sogno e la veglia.
Poi, all’improvviso, una sua telefonata, un messaggio, una canzone…
Tutto ritornava a scorrere, il cielo era di nuovo dove sarebbe sempre stato,
il muro sempre là, ma io ero di nuovo capace di evitarlo,non era poi difficile, bastava fare un passo di fianco per ritrovare l’orizzonte.
Quei giorni ero particolarmente sensibile al suo umore, è vero…
Ma il mio cuore era puro, ed io pativo la vita con una disperata allegria,
nella maniera migliore…
Il mio sentimento era in forma smagliante.

due montagne.

Capii che in verità eravamo due montagne,

radicate a terra da mille fallimenti.

Ciascuno col suo peso immondo.

Ci guardavamo da lontano come miraggi 

in mezzo a noi il deserto ribolliva di parole asciutte

l’aria ci fece da specchio per diverso tempo

fino a che non cambiò il vento.

l’Autunno.

La sua rugiada ha sconvolto le mie labbra assetate, e

come un colpo di fucile, un pensiero di solitudine

mi ha schiarato la mente.

la mia montagna smise di gettare l’occhio oltre il deserto

e cominciò a nutrirsi di nuovo dalle sue nuvole di piombo

a cui aveva imparato a legare i piccoli turbini di aria

che si formavano ogni qual volta il desidero la spingeva

verso il più caldo deserto.

La stagione avrebbe preso corpo lentamente,

Sapevo bene a cosa andavo incontro, non era certo il primo autunno che affrontavo…

Però l’orizzonte pareva diverso, nonostante la caducità della stagione.

Dall’altra parte della valle arrivavano profumi di pini selvatici e terra bagnata.

La nebbia ci aveva tagliati per metà gli sguardi.

l’autunno cominciava a minacciare gli alberi

con il suo occhio d’ascia lucente

e le mie braccia che furono tese per diverso tempo

cominciarono a rinsecchirsi,

a ritirarsi in accordo con la stagione incombente.

La vita ha i suoi cicli che raramente assecondano la logica.

Salii sulla cima della mia montagna, tra le nuvole,

certo che qualcosa sarebbe accaduta.

Non accadde niente per diversi giorni.

Mi accampai, feci dei miei pensieri una tenda, accesi un fuoco con i ricordi,

e mi scaldai al suono della mia voce.

Mi sentii vivo come non mai.

cominciai a sentire il mio corpo in maniera differente.

Cominciavo a somigliare alle pietre, all’erba, agli alberi.

Soffrivo lo schiaffeggio del vento sulla cima, ma resistevo,

come un pino loricato, costruii la mia corazza di sangue.

Smisi di aspettare il sole all’improvviso, le nuvole non si diradavano da giorni,

a valle nel deserto accadevano ormai cose che non mi appartenevano.

Dall’altra montagna un sordido silenzio di infrangeva contro la barriera di nuvole,

squarciato solo dai tuoni, che con il passare dei giorni, mi parevano note  sempre più allegre,

accenti colorati in una natura in fermento.

Cominciava a crescere dopo tutti quei giorni, un sentimento senza precedenti,

privo di qualsiasi forma umana.

Senza aspettative, niente a che fare con la parola, con gli sguardi.

Era un sentimento egoista, cresceva, prendeva forma , mutava, scalciava…

Il desiderio di lei si stava trasformando in un mostro carnivoro, ma con discrezione certosina.

I cambiamenti hanno bisogno dei loro tempi.

Mi sentii piccolo, sempre più piccolo , sulla cima della mia montagna, fino a scomparire.

Talvolta mi pareva di osservarmi dal di fuori come fossi un sasso qualsiasi.
quasi stessi sognando.. 

stavo  tornando alle origini.

Dopo qualche tempo dimenticai la sua montagna.

Non so come successe, ma dimenticai tutto.

Non ricordavo il perchè ero salito, ormai da mesi, sopra la cima dei mei sentimenti,

ma non mi parve una cosa stupida nemmeno per un istante.

Non ero più io. avevo abdicato a favore di quello che non ero mai riuscito ad essere.

Quando decisi di scendere dalla montagna, il freddo era ormai un ricordo lontano.

La primavera aveva spazzato via le nuvole, nel deserto cominciavano a germogliare le prime parole,

la sua montagna che non mi aveva dato notizie per due stagioni intere cominciava a ricoprirsi di fiori,

era  di un verde sgragiante.

Non dissi niente, mi incamminai verso la pianura, oltrepassai il deserto senza fiatare,

arrivai in pochi giorni alle pendici della sua montagna.

Mi accampai là per diverso tempo, temporeggiavo.

Il mio fuoco colorava di rosso la notte e la mia ombra si allungava fin sopra la cima.

Decisi di scalarla di notte, senza una ragione precisa.

Impiegai tre giorni per raggiungere la cima.

Arrivai che era quasi buio, il terzo giorno, sul punto più alto.

C’era un fuoco acceso in lontananza, odorava di fiori.

Mi avvicinai e vidi lei che fissava il vuoto sopra il deserto,

in direzione della mia montagna.

Mi sentì arrivare, non si mosse, non disse niente.

Ci sono attese che esauriscono ogni discorso.

Mi misi a sedere di fianco a lei.

Per diverse ore non incrociammo lo sguardo, non era necessario.

Guardammo per molto tempo il deserto, aprirsi sotto di noi, 

e tutte quelle parole, ci sembrarono uno spreco.

La mia montagna era fiorita di nuovo…

ed io sentivo fiori spuntarmi dalla bocca e l’erba che mi solleticava il collo. 

mi é finita la cera per capelli :/

primo giorno senza cera :
Cera_vamo tanto amati.
Il ciuffo in balia dei venti ancora non si è arreso,
la sfumatura bassa alla base dei capelli
minaccia strambe ordinanze sindacali…
c’è crisi ovunque. 
non si spreca manco una briciola di forfora.
le prime stempiature fanno “capolino” sotto i colpi cruenti degli ultimi raggi del sole settembrino.. 
poldres rubati alla brutalità del vento, zone ari

de di cuoio capelluto, piegate alla brutale assenza di cera,
sembrano sfaldarsi sotto i colpi cella mano
che non trova alcun impedimento appiccicoso…
che solitudine, se penso…
la mano che solca la chioma e ne esce intatta, come se niente fosse accaduto.

Poi più niente.

per lei ho svestito
la corazza dell’orgoglio,
le sono andato incontro
in maniche di camicia,
ed un paio di bottoni
sono subito saltati,
ero il mio stile, l’unico,
ero l’uomo più bello del mondo
quando l’ho chiamata per nome,
ma lei aveva occhi donna,
non c’era morte nel suo sguardo,
e aveva poco tempo per parlarmi.
Così capii che la storia si ripete
e tutte le donne che avevo sempre ignorato
si erano reincarnate nei suoi occhi,
ecco perchè, pensai, il suo sguardo era così intenso.
Mi parve anche una punizione giusta.
Non potei che sorriderle come 
di fronte ad uno specchio,
in fondo la vita è sempre giusta
quando pareggia i conti col passato.
Qualcosa di molto simile al vetro
cominciò a stridere fino a frantumarsi
dentro al mio stomaco.
Non dissi niente.
Mi tradì solo lo sguardo,
sentivo il mio corpo pompare dopamina,
come fosse una iniezione di cemento 
in un vecchio muro cadente.
Le gambe si fecero molli
la pupilla si fece grande e nera,
e lo sguardo cominciò a cercare
l’insegna del bar più vicina…
Il resto della storia 
furono masturbazioni congetturali
giroscopiche, trottole ineziali,
piccole anestesie di cose mortali,
inutili.
Poi più niente.