il sole pesa sulla tapparella forata
la gonfia come una vela
ed entrano in camera
spaghetti di luce calda
fumanti di pulviscolo
si mischiano come sguardi al mio sangue
che scorre pigro al mattino, nelle vene,
come un serpente rosso e mansueto
al risveglio dall’ultimo letargo.
Asciugo la prima goccia di sudore
un vagito mi esce dalle profondità del mare
metto in moto le ossa ed il corpo si muove
per un istante mi vedo morto e disteso
poi ritorno in me,sereno,ed è
come rientrare in un’auto parcheggiata di notte
con l’intimo timore che l’avessero rubata.

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