i giorni feriali al mio paese

questo posto

ricade sui nostri movimenti

ci inchioda

all’asfalto

senza sentimenti,

come il cavallino a dondolo

del piccolo parco giochi per bambini

la mente trema sotto il sole del mattino

e poi ristagna a lungo

il luogo nel ricordo ,

i sorrisi del giorno

cadono come il vuoto

che ogni sera cade,

l’aureola è sulle nostre teste, 

sacro è questo niente

ed è agghiacciante!

nei tuoi occhi

l’arte mia è sopravvivermi
non c’è alito di vento
che non sposti i miei pensieri
torbidi e leggeri,
come i vapori dell’asfalto
nelle notti d’estate 
si alzando dai miei sentimenti
dopo la pioggia della sera
coltri dense di parole
che non dicono niente
se non l’urlo della vita
che vuole sopravvivermi,
il mondo sempre abbozza
il suo sorriso
e ciò mi basta
per tendere una mano al tempo
la fune lavora il verricello
stridono le labbra una musica
fino al giorno appresso,
nei tuoi occhi,la miseria dei giorni 
nei tuoi occhi sopravvivermi.

l’amore dei sedici anni

si è nutrito di mare

la notte il rosa del palazzo

diventava blu,

dal finestrone

ogni tanto entrava  una nuvola,

una lampara si allontanava dal porto,

un abusivo di sotto poneva un mattone.

ci addolcivamo le labbra

con parole di stagione

e la pelle d’oca

era senza incertezze,

non conosceva ancora la paura

che il tempo 

ci avrebbe insegnato con l’inganno.

l’amore dei sedici anni

faceva rumore,

sulle scale ci tappavamo le bocche

ma neanche il mare,quando si alzava il vento,

copriva i primi affanni…

ogni tanto qualcuno ci scopriva.

Mai nessuno però ci avrebbe visti,

di notte l’amore ci faceva blu 

e ogni parola suonava col mare,mentre

la mattina, al sole,tornavamo rosa

come il palazzo

e gli occhi come le finesre si riempivano di azzurro.

qualche livido da nascondere qua e là

il sorriso da nascondere agli occhi di suo padre,

e la barca che mi portava a casa

non partiva più da giorni,

a causa di tempeste immaginarie.

Ricordo la voce di mio padre,tuonava nella cabina:

non fare la testa di cazzo! sono dieci giorni..

torna a casa!

e mia madre la immaginavo alle sue spalle…

Lascialo stare,la vita è una sola,

adesso hanno sedici anni…

è strano come a volte la relatività

divida la ragione in parti uguali,

ma a sedici anni la vittoria

è un’ abitudine. 

Nostalghia.

complice la pioggia

che cade ,sincera,

mostrandomi il salto

dal cielo che le da il nome

fino alla terra che la degrada 

come la morte,in semplice acqua,

certi giorni mi assale una nostalgia

per le cose andate,

amici perduti,cose che mi è impossibile ricordare,

gli sguardi intensi lasciati ad ingiallire

nei treni di mezza europa,le carezze,

concerti dimenticati,le case che ho abitato,

le scarpe vecchie che non mi hanno fatto cadere

e quelle che invece  mi hanno fatto rompere le ossa,

i banchi di scuola,

i capelli delle mie ragazze, il loro odore,

le donne che ho amato per una sola notte,

le donne che non mi hanno mai amato

e che invece avrei voluto amare,

la campanella della ricreazione,

il pane appena sfornato alla mattina…

Quando penso, mi guardo intorno

e siete tutti complici

il mio sguardo vi domanda

e voi capite, nesssuno escluso.

Tutte queste cose 

si ammucchiano

contro il mio petto

come l’esercito al quale ho appartenuto

e poi mi ha congedato da caporale per anzianità.

Certi giorni il passato

pensato nel presente,

è più dolce del futuro

e canta una musica antica,

molto più antica di me,

mi lega con un filo di voce

i sentimenti alla carne

e quasi mi innamora.

Primavere.

Solo il desiderio

illumina la giovinezza,

quando sarò vecchio

non vorrò desiderare più nulla

lo sguardo sarà sempre sazio

e la vita tracimerà

dalle  parole

fino ad esaurirsi

sull’orizzonte

dell’ultimo sorriso,

lo so , sono ottimista.

Ma questa primavera

durerà ancora qualche anno,

fino a che uno sguardo 

mi porterà l’insonnia,

fino a che la solitudine

cullerà le mie passioni

come la terra che cova

la lava del vulcano.

Esploderà questa stagione

e ci sarà da ridere.

Immobilismo

l’errore più comune che ho commesso

e che osservo anche nelle altre persone

è quello di vedere le cose

ognuno  attraverso i propri sensi

e non cercare mai di cambiare prospettiva,riferimento…

esistono silenzi densi di singnificati

e altri silenzi vuoti come carcasse di animali

seccate al sole del deserto,

spesso ognuno di noi si attribuisce dei significati

simbolici e metafisici,

ma col tempo ho imparato la rottura

e di palle e del silenzio,

ho imparato che i silenzi sono buoni solo 

per creare dei pensieri, ed

i pensieri hanno tempi che il corpo non comprende…

per non soccombere fisicamente

sotto le attese dei pensieri

bisogna che il corpo assecondi le linee dei pensieri.

Piccole cose darebbero senso a grandi silenzi

ma spesso ogni movimento è annichilito dalla paura,

 Il silenzio è una cosa unversale,come tale

tende ad espandersi e ad occupare tutto lo spazio necessario

con accelerazione uniforme

fino a quando non arriva qualcuno o qualcosa

a turbarne tale stato di soltanto apparente quiete.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Incerto&Malpighi

Porte Interne Italiane

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...