Le cose stavano così,
lui cercava un pretesto per abbandonare la notte,
ma la notte,tentatrice, gli forniva qualsiasi tipo di alibi.
Più egli pensava di avvicinarsi al letto
più diventava quancun’altro.
Ogni pensiero si personificava,prendeva rapidamente il comando di tutto il corpo per poi soccombere prontamente all’arrivo di un pensiero nuovo,più forte e deciso… e così via…ad oltranza.
Così cominciò ,dopo tutte queste morti,a provare nostalgia per qualsiasi cosa,idea o azione,che rispettivamente , vedeva, pensava o compiva.
fino a che cominciò a provare nostalgia
per fatto stesso che stesse in qualche assurda maniera provando nostalgia.
Non riusciva a venirne a capo in nessun modo.
Andare a letto in quello stato sarebbe stata una impresa impossibile,
perciò, si lasciò ingabbiare dall’ennesimo concetto che gli balenò per la mente.
cose che aveva studiato diversi anni prima, ma che adesso gli parevano l’unica
cosa sensata della nottata.Il concetto di Limite e unicità.
Il punto era diventato il letto,tanto desiderato quanto inarrivabile.
Gli pareva ormai una scialuppa alla deriva.
Mentre egli si sentiva come tutti gli infiniti tentativi di abbordaggio falliti.
L’oceano che li divideva, era un ammasso di piastrelle e silenzio,
vi stupireste a vedere come il silenzio, in determinate condizioni, renda scivolose le
mattonelle.
I pensieri,troppi e troppo ammassati gli uni agli altri, avevano ormai ammutinato da
un pezzo.
le cose stavano così,
non mancava poi molto all’alba,gli ammutinati si erano organizzati in bande,si
facevano guerra tra di loro,furono scontri cruenti,senza spargimenti di sangue o di
parole.
Morivano e nascevano a colpi di sguardi,bastava un’occhiataccia ed il pensiero più
debole si sgonfiava come una mongolfiera squarciata.
per poi rinascere subito dopo con un altro nome,un altro peso e orientamento,era
una sorta di induismo meccanizzato.
Fu verso le cinque del mattino che tutti quanti,senza preavviso e un apparente
motivo,chiusero gli occhi,contemporaneamente, non erano morti,no,…era arrivato il tempo della tregua.
La cosa lo colse di sorpresa,non gli era mai accaduta prima.
Erano sempre là dove sarebbero sempre stati,occupavano spazio,se ne poteva
sentire l’odore, ma non una idea,uno sguardo,l’accenno a qualcosa di
terreno,un’eco,una scorreggia,…., niente.
Spazio,che occupava altro spazio,quantità,sentimenti senza nome,senza strade,mucche impantanate in acquitrini di niente,ingrassavano la testa senza una ragione.
Le cose intorno gli parvero terrificanti come non mai,
le mani non erano che delle sconosciute estremità delle braccia,il culo poggiato
sulla sedia,il letto ,così freddo e squadrato,gli parve un blocco di cemento colorato.
Si alzò,si sedette sul letto e sentì che era morbido,la cosa lo sorprese.
Si ritrovò così seduto a fissare la sua stanza, fino ai primi raggi di sole,
quando la tregua concordata dai pensieri finalmente finì,senza una ragione,così
com’era cominciata.
Presto ripresero a battagliare ancora una volta stipati tutti dentro la sua piccola
testa, ma il sonno,inaspettatamente , stava per vincere la guerra del giorno.
I pensieri cominciarono a sembrare sempre più lontani,le idee si distorcevano,come
per effetto di un “doppler” a velocità mai osservate dall’uomo.
Tutto si allontanava e non c’era niente che nessuno avrebbe potuto fare.
Si palesò l’idea di distanza,di durata,di misura,fino a sfumare il tutto in una rassicurante idea di solitudine.
Tutto esisteva soltanto pochi centimetri sotto la coperta che si appesantiva sotto
l’incedere indiscreto del sole.
Appoggiò l’ultimo sguardo sui primi azzurri del mattino che si dipingevano oltre la finestra e capì,in quell’istante,quando il corpo stava ormai per abdicare,che aveva perso un’altra notte buona per riposare e che non sarebbe mai riuscito a spiegare a nessun’altro in che maniera aveva impiegato tutte quelle ore.
Si addormentò così,vinto dalla stanchezza e dai pensieri,sicuro che il tutto sarebbe svanito dopo qualche rigenerante ora di sonno, ma non aveva ancora fatto i conti con me,
l’ultimo dei suoi pensieri.
Io sono colui che spegne la luce e che chiude porte e finestre.
Io so tutto di lui,e sono il meglio e il peggio di lui.
Sono stato grandi amori e grandi disperate sconfitte,ma sono sempre rinato
più forte e più saggio di tutte le volte precedenti.
Per voi umani,la nostra esistenza si consuma in frazioni infinitesime di secondo,ma è
solo grazie a noi,che va avanti questa giostra artificiosa che voi arroganti chiamate
grossolanamente umanità.
Stonf!

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