quante parole
potrei usare
per dire che piove,
e la mia anima
non ha l’ombrello…?
La vita che tanto disprezzo
il corpo che mi dà allegria
il tedio che odora di morte
l’amico che rischia la vita.
I tuoi capelli anarchici
resistono alla permanente,
e restano brillanti e fieri
tesi, come seta castana al vento.
Come potrei usare parole difficili,
se qui piove, io mi bagno,
e la notte si chiude inesorabile
come una cesoia sulla nostra vita
e soltanto l’arachia dei tuoi capelli
resiste a questa apocalisse?
La notte esplode le stelle oltre le nuvole
e noi non le vediamo,
nella sua fondina, un capello, resiste,
qualcoa si muove,come un verme,
e noi non lo vediamo.
Non è la speranza che addomestica,a bruciare,
ma la vita che si aggrappa con le unghie
ai nostri nomi,
è la storia che ferita si ribella.
I tuoi capelli che si oppongono
alla legge del bigodino,
colorano le notti come un canto.
Strappiamo nella pioggia ogni bandiera,
che ci insegna solo pallida speranza.
Issiamo quindi l’ impotente bigodino,
come simbolo di lotta e resistenza.

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