Quasi mai.

le cose stavano più o meno così…

lui pensava spesso a lei.

lei era spesso distante da lui.

Il quartiere di adozione era troppo piccolo per seminare i ricordi.

A volte entrava nei piccoli negozi,così da ammassare i suoi pensieri in piccoli spazi,più piccoli erano e meglio era;

in quei piccoli spazi,per una questione di “ingombro sterico” ,l’ aveva studiato all’università,magicamente si sarebbero ordinati  nell’ordine meno doloroso possibile.spontaneamente.

Questa era la sua shoppingterapia.

Comprava piccole cose, un souvenir,una penna,una scatola di ananas sciroppata…

tutte ose che avrebbe consumato o smarrito ,molto presto.

Un giorno prese il coraggio a due mani  e cercò di contattarla al telefono.

Era un giorno freddo,uno di quei giorni che ricorda cos’è l’inverno a noi figli del clima temperato.

Il telefono stretto tra il cappello di lana e l’orecchio, il suono dell’attesa,le dita gelide, prive di qulsiasi sensibilità,la goccia di sudore bollente era una lama che scendeva lungo il collo esposto alle intemperie.

restò in attesa per cinque squilli,contava,in apnea… 1..2…3…4….5…

_Pronto.?

Ciao.

_Ciao ,come stai?

Bene,e tu?

_anche io ,bene…

Ti stavo pensando,volevo sentire la tua voce…

-Scusa,ma adesso sono impegnata,(voci e rumori di strada),sentiamoci stasera…

Stasera forse non avrò voglia di sentirti….è che…

-Ok, a stasera allora,ok?

-un bacio.

Ciao.

Restò immobile col telefono all’orechio per cienque secondi,il tempo di altri cinque squilli.

Era insoddisfatto,aveva cose da dire,non aveva idea di cosa volesse dire ,ma aveva un sacco di cose inesplose nella gola.

Sorrise amaramente.

Vita di merda!,sussurrò trase e se…

_Amico, dillo a me…!! Sorrise complice un senzatetto che chiedeva l’elemonisa avanti al piccolo alimentare indiano.

_hai una moneta per me?

Si ce l’ho una moneta per te ,

rispose piegandosi per infilarla nel suo cappello insieme ai pochi spiccioli che già qualcuno gli aveva lasciato prima.

-Grazie amico.

Prego. ciao.

le cose stavano più omeno così…

L’unica donna che gli interessava,non si curava molto delle sue attenzioni.

i pensieri erano quelli ordinati della domenica mattina.

la tasca si era alleggerita di due euro.

in una mano aveva il telefono spento,nell’altra una lattina di CocaCola che non avrebbe mai bevuto.

Il vento si faceva sempre più robusto.

Il cielo minacciava neve.

In strada , il traffico delle due del pomeriggio ,pareva suonare l’adagio di Albinoni.

i passanti non avevano alcun volto,nessuna espressione,erano dei pensieri sconosciuti che gli passavano accanto.

Billa,il cane del giornalaio,scodinzolava festosa ogni qualta volta lo vedeva arrivare e così fece anche quella volta.

Gli autobus ad alta mobilità,bruciavano Gpl e rancore.

qualcosa stava andando storto.

avrebbe voluto sentire la sua voce addosso.

prima ancora del suo sguardo,voleva la sua voce.

Affidò i suoi pensieri ai piccioni,che si mimetizzavano perfettamente nel grigio sporco del cielo.

ma la cosa non gli alleggerì il groppone.

Entrò nel solito bar,dove conoscevano bene il suo nome e la sua voce.

Ordinò il solito caffè corretto al rum.

-Zacapa per favore,Marco.

Agli ordini capo! gli sorrise il barista.

Bevve tutto in un sorso,poi si sedette al tavolo nell’angolo,

e scrisse sul taccuino questa piccola storia.

Il fatto è che il suo quartiere non lo avrebbe mai tradito.

Le case,i suoni , i palazzi,le abitudini non avrebbero mai potuto tradirlo.

la strada, è una cagna fedele.

prevedibile in ogni colpo di testa,anche se quando picchia,picchia davvero forte.

Il cuore è un’altra roba.

I sentimenti ci logorano anche quando tutto sembra tranquillo.

La vita ci consuma,soprattutto quando ci guarda da lontano.

Così decise di mischarsi con l’asfalto,

andò a casa,indossò il necessario per correre e partì.

Al ritorno niente sarebbe cambiato.

ma,finalmente aveva un alibi,per gettarsi sul letto dopo la doccia,chiudere gli occhi e pensarla,ancora,senza destare il minimo spospetto.

Il quartiere non doveva sapere.

i muri si ingelosiscono,

La strada è un’amante esigente,

non lo doveva sapere.

lui non lo avrebbe mai ammesso.

si stava innamorando,forse.

no,non lo avrebbe mai ammesso.

neanche sotto tortura.

lei era distante.

Non subiva il suo fascino.

Neanche l’avrebbe pensato ,forse, quel giorno.

anche se,quasi mai le cose sono come appaiono.

quasi mai.

quasi.

Non è mai abbastanza.

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(dal libro più inesistente che incompleto ” Le cose ” .)

le cose…
sembravano andare per il verso giusto.
Ammesso che avessero un verso, le cose.
sembravano una pila di libri ordinati per tonalità di colore,ed
era proprio così che vedevo la vita di chi stava meglio di noi.
Guardavamo le loro auto,le loro case,i loro orologi,
ma non abbiamo mai ascoltato le parole che si sussurravano sotto le coperte.
Sono sempre così le cose,quasi mai sono quelle che sembrano.
Quello era il periodo in cui capii il concetto di relatività,
di come il colore arancione catarifrangente della mia tuta da lavoro,potesse in determinate condizioni, sostituire degnamente,
qualsiasi alba tropicale.
Le cose,sin dai tempi antichi,non avevano mai avuto un nome preciso.
Perchè niente è davvero mai definito.
Tutte le cose,non sono altro che cose senza significato.
Questo era l’inizio e la fine della mia vita.
Quello che usai per occupare la mia vita,perfino i sentimenti più profondi,non erano che cose a cui avevo sempre evitato di dare un nome.

Memorie sparse di un perdigiorno.

le cose si sarebbero risolte da sole,pensava…

le strisce pedonali sarebbero rimpallidite spontaneamente

al passaggio della prima smutandata estiva,

le buche della strada si sarebbero rimpinzate di bambini e cani e gatti fino all’orlo,avrebbero evitato,così,di nuovo gli scossoni alle auto di passaggio.

la crisi economica si sarebbe ridimensionata di colpo,quando avrebbero reso note le dimensioni del suo pene…

e tutto l’universo,sarebbe ritornato a fare il suo lavoro, per quel principio della chimica secondo il quale le cose tutte tendono all’equilibrio fino a quando non arriva un rompipalle dall’esterno a peturbarne tale stato.

Soddisfatto da questi pensieri brillanti,compiacendosi per la storia delle dimensioni del suo pene,davvero sagace,
decise che era arrivato il momento di andare al lavoro.

Uscì finalmente dalla doccia,si vestì,impastò i capelli di crema modellante e si diresse verso la Snai,fischiettando “Amami alfredo”.

Alfredo era il nome del cavallo su cui aveva avuto una soffiata infallibile, a detta di un amico di un amico che aveva un cugino, fantino in pensione.

Avrebbe puntato sutto su Alfredo,non c’erano cazzi!Un colpo sicuro!

Alfredo l’avrebbe dovuto amare,quello era il mattino buono!

lo sentiva,parola di Adrenalina.

Con la vincita avrebbe perfino richiuso qualche buca e avrebbe ridato vigore alle strisce,certo non in tutta la città,ma almeno quelle vicino casa le avrebbe sistemate,in fondo era un buon cittadino..ecco!

Avrebbe messo le cose al loro posto.

Era la volta buona.Lo sentiva.

-Dai cazzo! Alfredo,Guadagnati la pappa!

avrebbe urlato alla partenza della corsa.

Dopo lo sparo,il silenzio.

Tanto silenzio,silenzio a palate,bastimenti di silenzio.

Con il quale avrebbe potuto riempire non solo le buche della sua città,

ma tutte le buche del mondo.
e col pallore del suo viso avrebbe ridipinto di bianco la Moschea Blu per intera. 

Alfredo arrivò secondo,lui perse tutto.

senza dire una parola,andò a casa,bevve un sorso d’acqua direttamente dal rubinetto,e si infilò vestito nel letto.

Si, le cose sarebbero cambiate,dovevano cambiare,non poteva andare sempre tutto storto.

_-_-_-Quel figlio di una cavalla marcia di Alfredo,non ci ha creduto,se solo fossi riuscito a parlargli prima della partenza,gli avrei potuto spiegare…che me lo doveva,bastardo di un cavallo a dondolo del cazzo!

Doveva vincere,gli avrei fatto sentitre il mio cuore che andava a mille,me lo doveva,cazzo!

Tutti quei soldi,la pensione di mia nonna.

porca puttana!

devo aspettare il mese prossimo.

e nel frattempo?dormo?

porca puttana.Aspetterò.

Il Mattino seguente,una telefonata della madre lo svegliò di mattina presto,alle dodici,nemmeno il tempo di aprire gli occhi e la notizia,la catastrofe.
Nonna Amelia era passata a miglior vita!
 
CristoDiddio! ,poi attaccò il telefono.

Niente più soldi facili,niente più Badanti da scopare gratis.

La vita gli sembrava davvero crudele ed ingiusta.

Cosa avrò mai fatto di male per meritarmi questo?

Niente! si rispose.

Non ho mai fatto niente!Niente di niente. 

Esistono persone al mondo che nascono col dono del niente,riescono a non fare niente anche quando ti sembra che stiano facendo qualcosa.
Santo era uno di questi ed aveva anche talento.
Adesso passa le sue giornate sulla soglia della Snai.
I genitori sono morti,ha dilapidato i loro risparmi puntando su altri nomi ben  più esotici di Alfredo,ma con la stessa attitudine al secondo posto.
Da pochi giorni ha anche ricevuto una lettera di sfratto.
Ma lui uomo di fede,vocazionista,non ha mai pensato di fare qualcosa.
Il mondo gli deve la risposta,lo sente!
Prima o poi deve cominciare a girare bene anche per lui.
Non può fare così schifo la vita.
In fondo non ha mai fatto niente.
Perchè tutto questo accanimento?
Avevano riempito le buche di asfalto,
dovevano riempire anche la sua vita.
E’ così che vanno le cose.

 

Colazione in Paradiso.

Esistono tenerezze in fondo a quella strada
mattini del mulino bianco accompagnati a ritmo di banda,
esisteranno mani asciutte che spalmano dolcezze
in fondo a quella strada
e pensieri soffici come babbà appena sfornati
e parole di cioccolata fiorentina o belga,
e sentimenti che ti riempiono il petto
come cannoli siciliani,magari al pistacchio,
sorrisi di occhi sempre verdi.
Si, deve esserci qualcosa di infinito, laggiù, in mezzo agli alberi,
dietro quel caravan con i vetri tappezzati di giornali vecchi,
e quelle signore saranno le moltiplicazioni di San Pietro,
parlano sempre di Chiavi e non hanno mai freddo.
Laggiù,dove finisce la fila dei cappelli,
deve esserci la pasticceria più sentimentale dell’universo,
e questa è la fila per il Paradiso.
Si,deve essere così,non c’è altra spiegazione.
Peccato aver già fatto colazione…

Su Casa Pound che vuole diventare complice sorella Benino CASA BENE per un giorno.

è una prassi assai comune quella di associare,più o meno arbitrariamente, grandi artisti a movimenti di estrema Destra,come in questo caso o di altri orientamenti “politici”.
mi viene in mente Hamsun…che Pare ai tempi sia stato un fervente sostenitore Nazista…
ma i miei interessi in queste cose non sono poi molto approfonditi per fare analisi dettagliate..” nunn’è cosa mia 😀 “
però…la cosa mi fa assai ridere…
Casa Pound,..bah!
Ezra…che diventò sostenitore e amico di Emanuel Carnevali…
non lo so…
Quei piccoli fascistelli da strapazzo avvezzi alla cinghia mattanza mi fanno quasi tenerezza per la loro capacità analitica,tranne qualcuno meno ebete e più furbo al quale taglierei gli attributi cum soddisfazione magna :D….
Credo e spero che la causa la perderanno…e credo che La sorella di Bene che chiameremo Benino per ovvio ridimensionamento culturale…abbia preso un abbaLio com direbbe Maccio.
Il fatto è che la provocazione e la libertà di scandalo…qualora abbia senso scandalizzare qualcuno che è ancora “banalmente” e “così poco informato” da scandalizzarsi…(tanto per citare un mix tra Pasolini e Moravia hahah ), insomma dicevo.. la provocazione e la libertà hanno senso di esistere solo quando non sono miscelati con una salsa di profonda intolleranza…come in questo caso.
Ecco perchè secondo me ha fatto una cagata.
Il fratello non credo avrebbe gradito come non avrà apprezzato il gesto “anarchico” nessuno che reputi la questione “tolleranza” ,”non carta da CULO”.

La mia mente bacata

L’ultimo dei pensieri.

Le cose stavano così,

lui cercava un pretesto per abbandonare la notte,

ma la notte,tentatrice, gli forniva qualsiasi tipo di alibi.

Più egli pensava di avvicinarsi al letto

più diventava quancun’altro.

Ogni pensiero si personificava,prendeva rapidamente il comando di tutto il corpo per poi soccombere prontamente all’arrivo di un pensiero nuovo,più forte e deciso… e così via…ad oltranza.

Così cominciò  ,dopo tutte queste morti,a provare nostalgia per qualsiasi cosa,idea o azione,che rispettivamente , vedeva, pensava o compiva.

fino a che cominciò a  provare nostalgia

per fatto stesso che stesse in qualche assurda maniera provando nostalgia.

Non riusciva a venirne a capo in nessun modo.

Andare a letto in quello stato sarebbe stata una impresa impossibile,

perciò, si lasciò ingabbiare dall’ennesimo  concetto che gli balenò per la mente.

cose che aveva studiato diversi anni prima, ma che adesso gli parevano l’unica

cosa sensata della nottata.Il concetto di Limite e unicità. 

Il punto era diventato il letto,tanto desiderato quanto inarrivabile.

Gli pareva ormai una scialuppa alla deriva.

Mentre egli si sentiva come tutti gli infiniti tentativi di abbordaggio falliti.

L’oceano che li divideva, era un ammasso di piastrelle e silenzio,

vi stupireste a vedere come il silenzio, in determinate condizioni, renda scivolose le

mattonelle.

I pensieri,troppi e troppo ammassati gli uni agli altri, avevano ormai  ammutinato da

un pezzo.

le cose stavano così,

non mancava poi molto all’alba,gli ammutinati si erano organizzati in bande,si

facevano guerra tra di loro,furono scontri cruenti,senza spargimenti di sangue o di

parole.

Morivano e nascevano a colpi di sguardi,bastava un’occhiataccia ed il pensiero più

debole si sgonfiava come una mongolfiera squarciata.

per poi rinascere subito dopo con un altro nome,un altro peso e orientamento,era

una sorta di induismo meccanizzato.

Fu verso le cinque del mattino che tutti quanti,senza preavviso e un apparente

motivo,chiusero gli occhi,contemporaneamente, non erano morti,no,…era arrivato il tempo della  tregua.

La cosa lo colse di sorpresa,non gli era mai accaduta prima.

Erano sempre là dove sarebbero sempre  stati,occupavano spazio,se ne poteva

sentire l’odore, ma non una idea,uno sguardo,l’accenno a qualcosa di

terreno,un’eco,una scorreggia,…., niente.

Spazio,che occupava altro spazio,quantità,sentimenti senza nome,senza strade,mucche impantanate in acquitrini di niente,ingrassavano la testa senza una ragione.

Le cose intorno gli parvero terrificanti come non mai,

le mani non erano che delle sconosciute estremità delle braccia,il culo poggiato

sulla sedia,il letto ,così freddo e squadrato,gli parve un blocco di cemento colorato.

Si alzò,si sedette sul letto e sentì che era morbido,la cosa lo sorprese.

Si ritrovò così seduto a fissare la sua stanza, fino ai primi raggi di sole,

quando la tregua concordata dai pensieri finalmente  finì,senza una ragione,così

com’era cominciata.

Presto ripresero a battagliare ancora una volta stipati tutti dentro la sua piccola

testa, ma il sonno,inaspettatamente , stava per vincere la guerra del giorno.

I pensieri cominciarono a sembrare sempre più lontani,le idee si distorcevano,come

per effetto di un “doppler” a velocità mai osservate dall’uomo.

Tutto si allontanava e non c’era niente che nessuno avrebbe potuto fare.

Si palesò  l’idea di distanza,di durata,di misura,fino a sfumare il tutto in una rassicurante idea di solitudine.

Tutto esisteva soltanto pochi centimetri sotto la  coperta che si appesantiva sotto

l’incedere indiscreto del sole.

Appoggiò l’ultimo sguardo sui primi azzurri del mattino che si dipingevano oltre la finestra e capì,in quell’istante,quando il corpo stava ormai per abdicare,che aveva perso un’altra notte buona per riposare e che non sarebbe mai riuscito a spiegare a nessun’altro in che maniera aveva impiegato tutte quelle ore.

Si addormentò così,vinto dalla stanchezza e dai pensieri,sicuro che il tutto sarebbe svanito dopo qualche rigenerante ora di sonno, ma non aveva ancora fatto i conti con me,

l’ultimo dei suoi  pensieri.

Io sono colui che spegne la luce e che chiude porte e finestre.

Io so tutto di lui,e sono il meglio e il peggio di lui.

Sono stato grandi amori e grandi disperate sconfitte,ma sono sempre rinato

più forte e più saggio di tutte le volte precedenti.

Per voi umani,la nostra esistenza si consuma in frazioni infinitesime di secondo,ma è

solo grazie a noi,che va avanti questa giostra artificiosa che voi arroganti chiamate

grossolanamente umanità.

Stonf!

divenire.

l’arroganza dell’intelligenza giovanile,

il terrore di non essere niente.

come una fuoriserie con soli tre rapporti

ho vissuto gran parte della mia vita

velocissimo nel breve

perduto sulle lunghe distanze,

non mi sono poi evoluto molto,ma

ho imparato a sopravvivere,

ho imparato l’amore delle cose piccole,

sognando sempre l’orizzonte.

Bellezza.

la tua bellezza è esplosa
all’improvviso,come un amore,
come lo stormo di rondini
che s’apre alla densità del mio sguardo
e lascia intravedere,per pochi istanti,
la maestosità del cielo.
come in quella foto
dove guardi in terra tra la gente,
la tua bellezza è esplosa,
e mi ha travolto
come un tuo silenzio.
Mi addormenta,col sorriso,
il tuo odore di albicocca,
ricopre di velluto
qualsiasi accenno di cinismo.

Guardando Mastroianni.

bruciamo una vita
tra i venti della febbre,
nella ricerca spasmodica
di una patinata felicità,
per poi ingrigire placidamente
sotto un panama bianco acceso dal sole
o al fresco di una brezza d’ombre,
quando l’uomo che si accontenta,
seduto nelle sue quattro
stanche vecchie ossa
si concede il sorso della felicità,
disciolto nel sorriso che si nasconde
sul fondo di un bicchiere d’acqua fresca
ricordando i tempi in cui stappava il vino.

Sproloquio sulla casualità dell’amore.

Ci siamo incontrati per caso

fiutando gli stessi odori,

a volte il fetore è stato insopportabile

e ci siamo consolati con il sorriso,

altre volte ci ha uniti il profumo del mosto,

o della carta dei libri,

quando non è mai capitato di condividere un tetto, 

una nuvola.

Il sorriso è quello sincero

di quano ci si spartisce la vita.

Non eravamo amici e forse non lo diventeremo mai

ma non è una cosa importante,questa.

Ho imparato,negli anni,un sentimento

diverso dall’amicizia,

ma che ne condivide comunque alcuni aspetti.

Si può essere prossimi e non essere amici,

anche quando non ci si è mai guardati negli occhi.

Questa che per molti apparirà come una delirante idiozia,

per me è l’essenza intima dell’umanità.

Per incendiare la corda che ci lega l’uno all’altro,

c’è bisogno di sincerità,di verità,

ed il mezzo per me più intuitivo per veicolare la vita

è l’arte.

Chi avvalora la creazione artistica, in ognuna delle sue forme,

si lancia nel vuoto a piedi pari senza possedere il dono della fede.

La verità,non regala soldi,fama o niente del genere.

La verità segue le leggi degli incontri casuali,

come l’amore.

Non esiste verità senza amore, nè amore senza verità.

la casualità è una legge precisa dell’universo.

l’unica legge che governa l’amore.