la luna è uno spicchio d’aglio
e brucia come i miei pensieri
alla brace dei tuoi occhi.
sarebbe poi caduta inaspettata
la pioggia d’Agosto
si incagliava come sassi
ad ogni pensiero del domani
la birra è una buona pausa
da intramezzare a sorsi
tra un sorriso e una stronzata,
l’amaro si addolciva lentamente
sopra la punta della tua lingua,
e la tua mano sottile
solcava con le dita
il mio viso liscio di lametta,
assecondi il vento come una sciantosa
collina di spighe di grano maturo,
incurvi la schiena come la falce
che miete, pugni a pugni il mio sorriso,
infine,per gioco,bagni
la mia bocca con la lingua,
poi mi asciughi con la mano,
e mi sorridi,
svegliati!
ripete la tua bocca da due ore,
ma io ho sonno,e sono stanco
di una lunga veglia,
adesso ho sonno, e dormirei così
all’ombra dei tuoi passi lunghi,
del tuo culo alto e delle tue labbra fresche,
come chi veglia da anni senza posa
e cade come corpo morto cade nell’abisso
dei tuoi pensieri.
poi divento tagliente come una selce
come la mano che cancella il nome alla lavagna,
come il cattivo presagio,
la paura,
spegne la tua lingua ed il tuo cuore,
ti porto a casa,ruvido come un addio,
ruggisco come un gatto di strada sulla fogna,
tu non capisci e scendi e ti allontani di spalle
bianca come una vela,
io accelero verso le luci oltre la valle,
metto una musica che spinge i cavalli,
e spingo.
la notte ha vinto la solitudine,
come un destino che scorre senza tregua
mi strappa dai tuoi occhi
con un silenzio,
e le auto lasciano scie di luci
come graffi nella notte oscura contromano,
la mano stringe il volante come fosse la tua,
era un disegno che non riuscivo a sopportare
la felicità,
l’ auto è il treno che non torna indietro,
e suona la sua tromba la solitudine,stupida,
come un palo della luce senza lampada,
erige il monumento verticale verso il cielo,
ad indicare l’immenso,le distanze interstellari,
le più grandi solitudini mai osservate prima,
le stelle,che stanotte,almeno
mi paiono felici.

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