mentre cammino

mentre cammino
sento che sta per succedere qualcosa
sono solo lungo il fiume verso casa
lascio squillare il telefono
la musica e la nebbia sono mie amiche
provo a fare poesia con le partenze
ma è coi ritorni che vengono belle le parole
e mentre aspetto che qualcosa accada
non mi accorgo delle cose già accadute
e così cammino da un momento all’altro
da trentasette anni

ha senso

Hanno ucciso un figlio
mio figlio
hanno ucciso un padre
mio padre
hanno ucciso una madre
mia madre
adesso però smettiamola
di non piangere e
andiamo a costruire
questa benedetta cattedrale
di braccia aperte verso il cielo
in questo paradossale
aridissimo deserto
di merda.

sani&salvi

tu mi dici: sole
io rispondo: salve
tu mi dici: luna
io rispondo: salve
tu mi dici: azzurro
io rispondo: salve
tu mi dici: andiamo
io rispondo: salve
tu mi dici: ciao
io rispondo: salve
tu mi dici: vaffanculo, addio.
io rispondo: salve.
tu eri un giovane pezzo di carne
io una vecchia pistola
è bene che tutto rimanga
così com’è:
se non proprio sani,
quantomeno, salvi.

luna storta

i palazzi si inchinano
gli alberi si sfrondano
l’asfalto si fa morbido
le macchine profumano
dalle case solo buona musica
odore di bucato
e cose arrostite con amore
mentre il cane caga
una pallina di zucchero
tu ci credi e fissi gli occhi
sulle scarpe, sbalordito,
e non alzi al cielo lo sguardo
già sai che là fuori
la luna è storta, se dentro
sbattono le porte
senza spifferi e l’aria
è densa come una moquette
di un bordello abbandonato
e l’ultima conversazione sostenuta
aveva troppi punti di domanda
che non volevano significare,
eppure… Fingi di essere un poeta
e la butti sui colori
quella storia della solitudine
e della tenerezza
a cui non c’è rimedio
diverso dalla musica.

Nostalgia

se qualcuno mi chiedesse cos’è
la radiazione di fondo dell’universo
risponderei senza indugiare troppo:
nostalgia!
Eraclito, padre di tutti gli sguardi
Intima consapevolezza dell’eterno mutamento
mi affaccio al balcone per scrutare i visi
che non saranno mai più gli stessi di adesso:
una forza misteriosa tiene insieme le cose
dà loro un peso e una nostalgia e forse anche l’amore.

​”Grattino Apotropaico già poesia dell’estrema unzione”

quando sarà tardi

sopporterò il silenzio

Forse bevendo o scrivendo

Come voi sopporterete

La mia assenza

Spero, ridendo

Le cose che non ci siamo detti

Non faranno le capriole

Nel cervello

E le cose non fatte

Non resteranno a lungo

Minacciose

Come voragini nell’asfalto

Del tempo

Perciò vi dico a gesti

E a parole

Che vi porto in seno

Come fossi una madre

Che partorisce ogni giorno

Con un pianto e un sorriso

E se pure non dico

E non faccio

E non vivo

E non vivete

Io lo so

E voi sapete

E io sapevo

E sapevate

E sono curioso adesso

Ma Senza fretta

Di sapere: chi di tutti noi

Se ne andrà prima:

Tra una scaramanzia

E una estrema unzione:

Tra un grattino e l’altro…

Mi raccomando, mani basse

Ma con eleganza.

12 12 2016

In questo periodo di dealfabetizzazione cognitiva,
penso a Pasolini e al metodo che avrebbe scelto per togliersi la vita.
O forse avrebbe cominciato a drogarsi pesantemente.
Come si fa a sopportare tutto questo senso del ridicolo?
Questi slogan da robivecchi imbestiati.
Questa verve da oratorio putrescente.
Questo idiota tentativo di inversione polare.
Studio i discorsi di Pertini come fosse la videochiamata di un vecchio amico. Senza santificare nessuno, per carità.
Ma i gesti, il tono della voce, forse sono stati gli ultimi strascichi di umanità apparsi a rete unificate.
E si credono democratici, di sinistra, dicono, informati sui fatti, sostengono, nel giusto, urlano.
Così come immagino le urla ai tempi dei crociati.
Sulle insegne regna stocazzo! merde! porci! casta! A casa! Onestà!
soldi di cacio, monete di cioccolata, palline di zucchero.
Il terrore delle guerre non li ha mai sfiorati
La disperazione è stata incanalata follemente in questi scivoli da acquapark. I grilli hanno fatto da volano analfabeta.
Io provo un denso mix tra sconforto, tenerezza e paura.
Come si può ridurre così un popolo?
Era questo il fascismo mediatico che leggevo a sedici anni?
E’ questo il prodotto della comunicazione di massa?
La totale perdita di umanità sociale
mascherata da salvezza sociale?
La rete che si è impigliata intorno ai nostri colli?
Lo strascico che è vietato sotto costa
ha falcidiato i nostri centri urbani.
Spacciare gentilezza, accoglienza, condivisione, intelligenza sociale, è l’ultimo bastione, prima di essere a nostra volta spacciati.

Scrivo poesie perché non so cantare

​la serata era giusta

i bicchieri appena arrivati

la mia birra e la tua birra

stavano pareggiando

nella gara della schiuma dei giorni

la musica faceva muovere il ginocchio

e battere il piede

il tuoi occhi erano uno strascico

Graffiavano il fondo della notte

E ogni volta le mie parole

Come ventresche venivano falcidiate

Da questo fuoco amico

Fino a quando non mi hai chiesto:

Come mai uno come te è single

Ed io me sono cavata umilmente:

Cristo aveva forse una ragazza ?

E poi senza farmi finire

Hai incalzato:

Perché scrivi poesie?

Ed ho cominciato a sorridere imbarazzato

Così ho cominciato a riflettere per il tempo

Di un lungo sorso di birra 

che quando serve è sempre troppo poca

e dopo aver riflettuto in questa eternità di gayser e di schiuma e aver trattenuto il gas

Che è sempre più veloce delle parole

Ti ho detto forse l’unica verità della serata:

“Scrivo poesie perché non so cantare.”

E tu mi hai sorriso ed io ti ho sorriso

Ed ho avuto quella inquieta sensazione

Degli sbirri che stanno per arrestarti

E ho preferito cambiare locale

Per far perdere le tracce ad una notte

Che mi stava troppo col fiato sul collo

Mentre la sua lunga mano mi infilava

la luna nel taschino.

Certe volte il futuro lo immagino così:

Certe volte il futuro lo immagino così:
con me che scrivo cose
Che parlano di te all’infinito
Domandandomi per sempre
Se saremo ancora gli stessi
Di quelli che non siamo mai stati.
E sempre una distanza
E Sempre una domanda
Tra piede e piede
Tra silenzio e silenzio
C’è un libro che nessuno ha letto
A tenerci vicini
Un libro che nessuno ha scritto
A saperci lontani
L’ombra di stare insieme
Si è persa nel buio della dimenticanza
Ma ogni tanto passo
Come adesso
Per sfilarti un calzino
Per fare un dispetto:
A colui che chiami dio
Alla stella marina
Alla tua bocca
di velluto e vento
Per saperti vicina
Come fa la morte
Che mi fiata sul collo
Da trentasette anni
Di ininterrotte risate.

Milano a Natale

Milano a Natale
È una cosa
molto vicina all’amore
Gli occhi in galleria
I cappotti caldi
I miei capelli rasati
Ero grezzo come una selce
E tu eri morbida
come una marshmallow
Sapevamo entrambi
Tra i libri dei navigli
Che il mio non era amore
Ma la figlia di una antica disperazione.
Quando trovai una vecchia edizione di Pavese
E ti dissi:
menomale che tu non sei una ballerina
Francesco avrebbe capito, ti dissi.
E poi tu mi abbracciasti forte
E quasi tremavi e
Mentre fuori le luci si riflettevano sul canale
Sul piccolo molo mi sembrò di avere il cuore
Gonfio e innamorato y final come un arrivederci
Che non sarebbe più tornato.
Forse è per questo che quando provo amore
È per la gente, le strade, le carte sporche e
Per le foglie che mai nessuno ha reclamato
O per le donne indaffarate a cui devo spiegare sempre
che non puoi mettere il cielo in una borsa.

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