Vorrei che le parole aprissero sentieri
Nel mezzo delle tenebre
/Scrivo da una macchina
Parcheggiata Al buio
nel mezzo di una strada/
Ma sono solo un uomo e ciò
Mi rende un insoddisfatto cronico.
Scrivo due righe mentre aspetto
Che la mia vita ritorni in macchina
con una pizza alle verdure e
Poi partiamo: io e la mia vita
e la pizza – verso una casa qualsiasi
/Qui dove tutto si consuma/ pizza compresa
ci fumiamo un aerosol senza filtro
Per non farci mancare niente e
Giochiamo a nascondino col tabacco
Ma prima andiamo in bagno
Soffiamo dal naso le vecchie parole
E poi facciamo l’amore con Settembre
che è più mansueto di Agosto
Che è più mansueto del cazzo
L’inutile Agosto
che abbiamo riempito di birra
Come una zampogna e che
adesso suona senza posa
la musica di ieri
E di ieri l’altro
E di qualsiasi altro tempo di cui
Non dovremmo avere nostalgia
Gattinger
C’è un gatto nero
Che dormicchia sempre
Nei pressi del posto in cui parcheggio
E quando mi avvicino
Si rintana in un palazzo abbandonato
Poi si affaccia da una feritoia
e mi fissa timoroso
Respira male e ha un occhio mezzo chiuso
Comunque ci fissiamo per un poco
Ogni notte
Ma niente cambia
Notte dopo notte
C’è sempre un momento in cui
Siamo uno difronte all’altro
Io tento un approccio delicato
E gli dico: testa di cazzo
non vedi che sto messo peggio di te?
Ma lui resta impassibile
E cerca di ignorarmi.
Allora gli parlo come quando
Parlo tra me e me
E dico cose del tipo:
Darei la vita per te, fratello.
Ma sa che sto mentendo
Certe cose i gatti le capiscono
Allora addrizzo il tiro e dico:
Ragatto, non ci resta molto tempo
Perché non diventare amici?
Non sono un tipo da biscotti
Questo ti sia chiaro, però
Bisogna che anche tu faccia uno sforzo,
Ma niente. Nessun risultato.
Ed è per questo che amo
soprattutto i gatti
che fanno compagnia
Non facendone.
Certe cose sono belle
E non ci riguardano
Ed io le amo per questo
Per il fatto che esistono
E lasciano un’impronta
Che tu lo voglia o meno
Goniometrique.
Amore mio dicevo
Poi tacevi e poi tacevo
Gli ingenui pensano al genio
Alla brillantezza della parola
Qualcuno che aspetta una poesia
Snocciolata bene
Qualcuno crede che conoscerti
Significhi prevedere
Qualcuno vittima dei quadrati
E delle proprie geomentrie
Al limite frattali
Si approccia all’indefinito
E fallisce inevitabilmente come può
Io credo che conoscere sia amare
Accettare Intimamente la diversità
Accertarne lucidamente la leggerezza
E non scalandizzarsi mai
Non offendersi mai
E Come potremmo?
Di cosa hai paura, uomo?
Se il peggio è il certo?
Se morire è naturale e
Amare è una risata
Strappata alla paura
Di potere avere paura?
Peperone.
Sbuccio un peperone
Cadono i semi
Nello scarico del lavandino che
Pare risucchiare anche il cuore
Come un pallina da pingpong
Trattengo il sospiro
Come una balenottera
Appena svezzata
Nessuno reclama
Uno straccio di niente
Il vento adesso è girato
Il freddo assedia la camicia
I monti recitano come alabastri laureati
Cadono alberi come capelli
Il cielo, il cielo – disegna due granchi
Poi una pipa e un coniglio
Dove sono le braccia?
Tra poco sorgerà ancora la luna
Giove Venere e Marte
scherzano ancora col fuoco
C’è aria di festa
E di storpie madonne
Ancora una volta
Si leva la voce e
Sfriccica e duole
Come un peperone
Nell’olio bollente.
Baciamo la mano!
Bacia la mano
Che ti sbudella
L’anima, ché
quella mano è santa
E tu sei un uomo
E una primavera
In fiore.
Ama la voce che
Scartavetra gli occhi
Le sue parole accecano
ma tu puoi danzare
Come un prato che trema
Di rugiada Sotto il sole.
Sposa la tua debolezza
Apri al vento la tua fragilità
E fai della solitudine
Una canzone che faccia
Compagnia ai pensieri
Di chi non ha la forza
Di non avere forze.
I giorni dei dì di festa.
Pene al pene
e vino al vino
Le feste svolgono
La funzione sociale
F(x)= 3x (birre/h)
La birra stappa
Un pensiero
E ne tappa un altro
Stringo nei palmi
Pietre addolcite dal fiume
Le ginocchia ossute,
questo mi ricorda
Che prima o poi dovrò morire.
Da molto tempo
Ho una certa allegria
Per questo argomento
E Mi intenerisco spesso
Difronte alla morte…
Altre piccole cose:
Il tappo della bottiglia di birra
Che Resta in bilico
Sul filo del tavolino
Senza cadere
Le bollicine di anidride carbonica
Che Salgono verso l’altro
Come a cercare una
Improbabile redenzione
Il perlage della schiuma
Che Rimanda a qualcosa
di sessualmente selvatico
E l’eco dei fuochi
In fondo alla valle
Che annunciano feste
A cui eviteremo di andare
I soliti interrogativi scherzano
Col tempo passato
A guardare le nuvole.
La risposta
l’avrebbe di certo
conservata Il cane
dice la voce:
se solo avesse le tasche
E il coraggio di parlare…
Qui si sparano fuochi
Come noccioline,
Ragazza.
Ho tanta voglia
Di sedermi sul cumulo
di ginestre a guardare
il fuoco scoppiare
Quantomeno…
Noi non siamo
non siamo
Acqua sorgiva di fiume
Ma corriamo densi
Di naturali peccati
Alla foce del sogno
Portiamo liquide
Montagne di
quello che fummo
Verso l’idea
Sempre sbagliata
Del ciò che saremo
Ma più di altro
Si.Amo il cammino
Si.Amo l’ombra
E La paura
E L’incertezza
Il dolore delle donne
E quello degli uomini
Che non sanno
Di essere ciò
che già sono
Tutto qui è contraddizione.
È frizione continua
È terra che sfida la terra
E Se hai paura di amare
L’incertezza che porta l’abisso
Avrai soltanto paura
Di amare e avere paura.
Allora sì
La strada chiama
Col suo grido azzurro
Le colline sono
Piccoli uomini grigi
E gobbuti
La voce delle viscere
non dà tregua
Agli amori
La pancia. La pancia:
È un cuore scampanato
Fa il suono
di certi motori scarburati
Che arrampicano universi
Con la giusta fatica
Certi giorni sono
vuoti a rendere
Certi altri
Sono vuoti a perdere
E solo questo amore ci salva
Dalle ataviche domande
Rispondendo che, sì:
Sì. Allora sì.
Vai avanti
e dietro: La scia:
La schiuma del tempo
Taciti
Alla finestra:
L’orizzonte di notte
Parla dell’ombra
Annegando le stelle.
