Partenze.

Ogni partenza

è battuta dai venti

ma dentro di me

ci sono sempre una valle

ed il letto di un fiume,

dove sedere 

e al fresco dei pioppi,

un silenzio di pietra

nasce a comando,

quando l’asfalto dei Nord

comincia a graffiare

come una svisata di Jimi,

e vorrebbe scippare

ai miei occhi di  sempre

la caducità dei pensieri

con un orizzonte grigio

di cemento che urla.

Non mi colpì la sua bellezza

Non mi colpì la sua bellezza

che pure già  era arrogante,

ma il suo sguardo sincero

quando alzò gli occhi 

dal terreno ciottoloso

del bosco,mi atraversò,

manco fossi di aria,

e mi sorrise.

Alcune poesie

somigliano a certi sguardi,

pensi di non avrle capite,

e lasci che appassiscano nel tempo,

ma restano là,all’ombra dei giorni,

mentre scavano nel sonno

una strada di sentimenti

e di  silenzio,

fino al farfugliare indeciso

dei versi…

Forse, se nella poesia 

per il poeta conta solo

l’atto creativo,

per l’amante conta solo 

l’istante,

il primo sguardo,

e poi è tutto un morire

un decomporsi al sole

di cose mortali.

i giorni feriali al mio paese

questo posto

ricade sui nostri movimenti

ci inchioda

all’asfalto

senza sentimenti,

come il cavallino a dondolo

del piccolo parco giochi per bambini

la mente trema sotto il sole del mattino

e poi ristagna a lungo

il luogo nel ricordo ,

i sorrisi del giorno

cadono come il vuoto

che ogni sera cade,

l’aureola è sulle nostre teste, 

sacro è questo niente

ed è agghiacciante!

nei tuoi occhi

l’arte mia è sopravvivermi
non c’è alito di vento
che non sposti i miei pensieri
torbidi e leggeri,
come i vapori dell’asfalto
nelle notti d’estate 
si alzando dai miei sentimenti
dopo la pioggia della sera
coltri dense di parole
che non dicono niente
se non l’urlo della vita
che vuole sopravvivermi,
il mondo sempre abbozza
il suo sorriso
e ciò mi basta
per tendere una mano al tempo
la fune lavora il verricello
stridono le labbra una musica
fino al giorno appresso,
nei tuoi occhi,la miseria dei giorni 
nei tuoi occhi sopravvivermi.

l’amore dei sedici anni

si è nutrito di mare

la notte il rosa del palazzo

diventava blu,

dal finestrone

ogni tanto entrava  una nuvola,

una lampara si allontanava dal porto,

un abusivo di sotto poneva un mattone.

ci addolcivamo le labbra

con parole di stagione

e la pelle d’oca

era senza incertezze,

non conosceva ancora la paura

che il tempo 

ci avrebbe insegnato con l’inganno.

l’amore dei sedici anni

faceva rumore,

sulle scale ci tappavamo le bocche

ma neanche il mare,quando si alzava il vento,

copriva i primi affanni…

ogni tanto qualcuno ci scopriva.

Mai nessuno però ci avrebbe visti,

di notte l’amore ci faceva blu 

e ogni parola suonava col mare,mentre

la mattina, al sole,tornavamo rosa

come il palazzo

e gli occhi come le finesre si riempivano di azzurro.

qualche livido da nascondere qua e là

il sorriso da nascondere agli occhi di suo padre,

e la barca che mi portava a casa

non partiva più da giorni,

a causa di tempeste immaginarie.

Ricordo la voce di mio padre,tuonava nella cabina:

non fare la testa di cazzo! sono dieci giorni..

torna a casa!

e mia madre la immaginavo alle sue spalle…

Lascialo stare,la vita è una sola,

adesso hanno sedici anni…

è strano come a volte la relatività

divida la ragione in parti uguali,

ma a sedici anni la vittoria

è un’ abitudine. 

Nostalghia.

complice la pioggia

che cade ,sincera,

mostrandomi il salto

dal cielo che le da il nome

fino alla terra che la degrada 

come la morte,in semplice acqua,

certi giorni mi assale una nostalgia

per le cose andate,

amici perduti,cose che mi è impossibile ricordare,

gli sguardi intensi lasciati ad ingiallire

nei treni di mezza europa,le carezze,

concerti dimenticati,le case che ho abitato,

le scarpe vecchie che non mi hanno fatto cadere

e quelle che invece  mi hanno fatto rompere le ossa,

i banchi di scuola,

i capelli delle mie ragazze, il loro odore,

le donne che ho amato per una sola notte,

le donne che non mi hanno mai amato

e che invece avrei voluto amare,

la campanella della ricreazione,

il pane appena sfornato alla mattina…

Quando penso, mi guardo intorno

e siete tutti complici

il mio sguardo vi domanda

e voi capite, nesssuno escluso.

Tutte queste cose 

si ammucchiano

contro il mio petto

come l’esercito al quale ho appartenuto

e poi mi ha congedato da caporale per anzianità.

Certi giorni il passato

pensato nel presente,

è più dolce del futuro

e canta una musica antica,

molto più antica di me,

mi lega con un filo di voce

i sentimenti alla carne

e quasi mi innamora.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...