basse energie.

Il tuo sentimeno

è come il mio talento,

c’è,ma latita.

Fugge,si distrae,ulula,

s’ottenebra e sbuffa,

morde e scalcia,

si annoia della stessa noia

e partorisce mostri irriverenti

come questi scritti,

però è là,che io lo voglia o no

mi fissa dal fondo delle strade

dal buio inesplorato del crepaccio,

dalla più oscura depressione oceanica,

arriva sottile alle tue labbra,

troppo poco per muovere parole,

ma già abbastanza

per non lasciarmi andare.

Solo con Io.

solo con io 
pane e balcone…
ho teso la mano
alla parola,
alla bellezza
ai passanti
al cemento armato
agli alberi
all’asfalto
ai cani
ai colombi
ai gabbiani…
poco lontano la torre annuisce,
una ragazza mi guarda negli occhi
un’auto inchioda sulle strisce per evitare il vecchio
la giornata issa una bandiera rossa all’orizzonte
le cose fatte e quelle non fatte si annullano
la notte si avvicina col suo tubino nero 
ed io ne approfitto al riparo dai tuoi occhi.

Cose da dire.

Oggi
il silenzio
è una prigione
senza fiato.
Parlare,è
un caos
unidirezionale
verso l’abisso
della ragione.
tutto è impossibile adesso,
e non c’è posto per me
nel mondo
che non sia 
tutte le cose,
non un lembo di pelle,
e tutte hanno un nome diverso,
tutte hanno un nome sbagliato.

primoMaggioduemiladodici

fuori infiamma

il sole ,

dentro la lampada

illumina

i tuoi libri,

ed i capelli 

a sfioro sulle spalle

accarezzano

l’idea del vento

dal centro 

della stanza,

odore di carta e ciliegia,

l’albicocca  e la mandorla

impallidiscono avanti

al dattero che sboccia 

selvatico

sulle tue labbra,mentre

la nocciola dei tuoi occhi

non teme la parete…

Io qui stramazzo

nella pioggia azzurra

dell’ avanguardia  di Maggio,

e mi ritrovo come un cieco

a parlare del tuo sole,

allungo il collo alla finestra

mi bagno e ti sorrido

manco fossi l’ombra 

che accarezza

i tuoi capelli.

stamattina ore otto all’edicola.

stamane 

avanti all’edicola,

tra i titoli di giornali,

lui aveva 

un grande cuore,

lei 

bellissimi occhi azzurri.

Così invecchiare,

lei che gli tende il bastone

e lui che le allunga un sorriso,

non c’era negli occhi 

il rancore dei giorni,

una luce di lampara lontana,

dalla nebbia dei loro sguardi

è caduta sul marciapiede,

come un faro costiero

nel traffico del mattino.

Ti vedo

Il mondo dovrebbe assecondare le mie mani

ogni volta che ti penso

e sul tuo collo

un solletico leggero,

il vento , La buona parola,

un sorriso,un fiore,

E tu distratta…

dalle tue cose di carta

alzi gli occhi al cielo

Ed io che aspetto

da molto lontano

…ti vedo.

Quante donne…

Quante donne

hanno scritto

il loro nome

sulla mia pelle da

ancora prima che 

mi crescessero i peli

sulle braccia…,

e tutte le volte

che il desiderio

mi è caduto dalle labbra

con una parola 

sulla loro bocca,

ho infranto nel silenzio

una  promessa…,

io che non ho mai giurato amore eterno

e raramente ho parlato d’amore,

come potevo io che fui

partorito in un giorno di vento,

appartenervi,

se nemmeno le mie parole

si sottomettono mai 

ai miei bisogni,al mio volere?

Mia è la solitudine dei giorni,

adesso bramo solo cose improbabili

ingrasso il desiderio

con pani di solitudine,

e nessuno più sorride

mentre scrive il proprio nome

sulle mie mani.

Anni di Primavera

Anni di perenne Primavera,
tutti i miei fiori
stanno per fiorire,
poi sempre improvvisa
la gelata li uccide.
Cadono nell’indifferenza dei venti
i boccioli, sul terreno,
come tanti piccoli aborti
e nessuno mai, porterà un fiore 
sulle loro giovani tombe.

senza manco sospirare.

l’immensa solitudine,
che mi lascia
nella bocca
il tuo andare
per le strade
senza mai pronunciare
il mio nome,
affonda l’ultimo bicchiere
della sera,
e sul bordo scivoloso 
del bancone,
senzaddurremotivazioniplausibili,
senza manco sospirare,

la tua bocca
mi è caduta dalle mani.

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