mal di testa e caramelle

un mal di testa terribile
un amico ha una storia in frantumi
io niente da frantumare
al netto di sogni, pere, picciuolo
e uno spicchio di notte
un sorso per ogni cognome
un bicchiere per ogni caduta
due parole alla ragazza al bancone:
“almeno tu hai qualcosa di bello da dire stasera?”
-Io? eemmh.. io… emmh…
va be’ va be’ ne parliamo un’ltra volta
quando ti passa l’imbarazzo…
devo smetterla di entrare nella vita degli sconosciuti
ho pensato durante il bicchiere
ed il successivo e l’altro ancora
devo smetterla di infilarmi nelle vite sprangate
smettere di scavare, di spintonare, di sfondare portoni
alla cazzo di cane
comincio a farmi discorsetti da solo

“Ciao sono Io c’è Maria? NO, e la cremeria?
Vabbè salgo uguele, l’aspetto e la cazzeio pure quando ritorna
sono fatto così, se voglio una cosa provo a prendermela nella maniera più maldestra posiibile
così che solo l’amore potrebbe sopportarmi
se non è amore chi se ne fotte
è il mio filtro sentimentale
quella cosa che mi tene bello solo e conservato
da un paio di ere glaciali a questa parte”,

mi estraneo, mi sbronzo un pochino,
quel tanto da sbiascicare le vocali
che escono fuori a fatica
allungate e zuppe come maglie di lana stese all’ombra
mangio una caramella, e penso a Pessoa
alla naturalezza di scartare una caramella a menta
alla naturalezza del tornare a casa da soli
un’altra notte è caduta
speso n denari
parlato con n+1 persone
mangiato n al quadrato caramelle a menta
ma l’amaro è rimasto
fino a dopo il mattino

Le tette di un’altra

era questo che sognavo
un giorno
cavalcioni sul letto
era questo che dissi
alle tenebre
venite
coi vostri eserciti
di morti rosa
coi vostri teschi
dalle orbite a cuore
colonne di fumo
venite con le vostre spade
che tagliano il sonno
era questo che sognavo un tempo
e adesso che il mattino
coplisce come un pugno al risveglio
che il sentimento mi zavorra
col piombo al materasso
adesso che ho smesso di sognare
e annego tra i rivoli delle notti
nella linfa delle gambe
e striscio come un anfibio come
una serpe che ingoia veleno
ti cerco, di tanto in tanto
tra i profumi di altri capelli
ti vedo tra i miei capelli caduti
su tutti i cuscini dove un giorno
col sangue, tra morti e feriti,
ho scritto il tuo nome, e
adesso come una lapide
piantata nel fango
un vessillo strappato dal vento
riposano senza sapere
le tette di un’altra

Profanami

L’amore è l’unico altare.
L’unico che con allegria
vale la pena di profanare

Ma guardati bene dal farlo
Profanato l’altare
Un’invincibile noia

Trasformerà la tua vita in un tempio
E quella voce ti supplicherà invano
Di costruire un altare

finché morte non vi separi

Marta

Marta

Sai,
Ho avuto modo di pensare al nostro rapporto ed ho pensato di dargli un nome.
Marta.
Marta è femmina, palesemente, ha paurosi sbalzi ormonali ed il ciclo le viene in maniera aleatoria.
Marta ha occhi belli ed una bocca incredibile
Belle gambe non troppo lunghe
Non ama gli spostamenti
Qualcuno direbbe che è pigra,  ma io so che è solo che non ha bisogno di viaggiare
Indossa scarpe indecenti
Ed alterna momenti di di egocentrismo da avanspettacolo a momenti di assoluto raccoglimento spirituale
Ha una passione per l’arte e una predilezione per i doveri
Frequenta centri sociali e gli ambienti piú impomatati
Marta dorme poco ma con gusto
È freddolosa ma sarebbe capace di uscire in maniche di camicia con meno venti gradi centigradi
Marta ha un giro di amici eterogeneo
Sa farsi voler bene e si emoziona per nulla
Marta ha paura spesso ma è coraggiosa come un toro che carica
Non teme la solitudine e spesso ne tesse le lodi
Marta è adulta e matura ma avrà sempre l’ aria di una eterna ragazzina
Somiglia al carattere di Picasso e di Chagalle
Marta è molto piú bella di me
E, difficile a dirsi, anche di te
Marta spesso mi fa preoccupare
E mi fa dormire male
Lei esce, fa cosa le pare, mette a soqquadro un paio di ere sentimentali
Poi chiede scusa,  si placa per qualche tempo,  ma è tutta scena
Marta è la cosa migliore che abbia mai avuto,  lo so, dirai…  Sei un disgraziato, sei un poveraccio, ebbene sí, è proprio cosí

Affetti Personali

questa stanza
mi ci sono rinchiuso
per espiare chissà
quale colpa esistenziale
questa stanza
è anche un altro posto
ma non troppo diverso da
questa stanza
che è piena di voci
e di suoni e di ombre
questa stanza
è bagnata dal mare
e confina per tre lati
con tre nomi e
sopra e sotto
due abissi
questa stanza che
in ordine sparso
sul letto
gli affetti personali

Acconciature di stagione

ultime domeniche d’Inverno   (non serve la Primavera per amare il mattino)
un coperchio grigio sui tetti
il freddo ripiega negli angoli
e noi ristretti affogati al caffè
mastichiamo la solita sabbia
corazzatii da mille rifiuti          (non serve la Primavera per amare il mattino)
pettinati dai venti di guerra
che soli giustificano
le acconciature del cazzo
che incontriamo per strada    (non serve la Primavera per amare il mattino)

Dalla Nasa Alla bocca

dice che mi manda sulla luna
il confine con il fanculo è sempre cosa labile
il suo naso
una rampa di decollo
il fuoco degli occhi
e penso, guardandoti,
che mi stai un po’ sul cazzo
ma la bocca la bocca la bocca
prendi tutti i plumcake
e le merendine alla carota
e la panna dei dolci
e i frutti di bosco
aggiungi la vanità dei tacchi
un paio di volumi antichi
con un paio di storie noiose
e un pizzico di superficialità
uno schiocco di lingua
e dimentico tutto il resto
perdo il filo, il nome, identità

Houston, we have a problem

Lascio

Lascio che le cose accadano
Lascio che i sentimenti sedimentino
Lascio scorrere il sangue
Lascio che sia puro istinto
Lascio perdere i consigli
Lascio a te l’orgoglio
Lascio agli altri le suppliche
Lascio che la vita mi morda
Lascio fare al maestro
Lascio le conclusioni affrettare
Lascio scorrere il tempo
Lascio che la tenerezza mi sfianchi
Lascio che la gelosia porti sorrisi
Lascio le insicurezze sul cuscino
Lascio i pugni stretti nelle tasche
Lascio che pensino quello che vogliono
Lascio che il sorriso contagi
Lascio agli altri la rabbia
Lascio senza raddoppiare
Ma lascia che ti dica una cosa
Va’ a giocare a palla contromano in autostrada durante l’esodo di Ferragosto

Ne ho accompagnate di ragazze

Ne ho accompagnate di ragazze
Fin sotto al portone
In tantemila città e
Poi sono tornato in albergo
O a casa o a casa di amici
E volte è capitato di finire
Appiccicati a qualche muro
Caduti sulle scale
Dimenticati nell’ombra
O in qualche letto
A raccontarci la vita
Perché sei single?
Perché sei qui? Rispondevo.
Oppure ore seduti sopra uno scalino
Ad aspettare qualcosa
Che non sarebbe mai accaduto
Piú spesso con allegria di ragazzo
Per aver custodito la grazia
Il mondo, il mistero, la specie, i sogni,
Che se pure non erano i miei sogni
Ho custodito sicuramente quelli molti di altri
E come erano belle
Con le loro gonne
Che sparivano come piovre
negli abissi dei portoni
Mentre io già di spalle
Lanciato su una strada nuova
A fantasticare il nome di un’altra
Tra le nebbie bruciate di desideri passati.

Poesie senza OGM

Ho cominciato a scrivere
una poesia senza OGM
Per vedere com’erano le cose
prima delle puttanate e
Ho rispolverato le parole
che hanno sempre resistito:
amore, casa, lavoro, vita,
fica, culo, mani, gomito,
collo, campo, sole, stelle,
cuore, piede, tempo, spazio,
solitudine, notte, musica
e se pure ne trevorete degli
abusi in giro per i libri,
non è certo colpa loro-
Ho comiciato a scrivere
senza perdere altro tempo
dicendo quello che dovevo
e ho cchiamato i sentimenti
col loro vero nome
terrore terrore terrore
ho scritto, nella solitudine,
e poi ho sorriso
ché avevo detto tutto
e non avevo scritto niente

Adesso ricordo

Adesso che siamo corrotti
dalle nottate scellerate
adesso che i sapori
hanno un retrogusto
di carta e di inchiostro
mischiate col piombo
del tempo che avanza
ricordo il gusto
dei quindici anni
quando
c’era nelle bocche
un odore di latte
e vaniglia addolcita col miele
e nelle mutande
il profumo dei prati
adesso che siamo corrotti
da duecento sostanze
ricordo com’era
il profumo dei fossi
in un posto accogliente
vicino al tuo collo
tra l’occhio e l’orecchio
adesso ricordo…

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