le tre metà

è per metà un aborto

per metà pensiero

per metà sconosciuta

porta con sé ogni cosa
questa poesia

nella lingua acerba del mattino

questo blocco di marmo

la notte che ha mano fine

gli darà una forma

senza che me ne accorga

come ogni volta

come quella volta, d’Estate

mentre mi parlavi del futuro

mentre abbracciavo tua sorella

Mi stai ascoltando? Mi chiedesti

con quel sorriso di

mandorle bianche e di pesca

certo, ti risposi, ma non con le orecchie
ti risposi, indicando i miei calzoni
cresceva la felicità nei pantaloni
ridesti e arrossisti rassegnata

mentre la notte sotto ai vestiti

scolpiva parole

con mano più ferma del mattino
quando certe parole

paiono sempre

un poco irraggiungibili
come adesso che stento

a chiamare poesia

il sentimento del passato.

Circolini

Esistono circoli di poeti
di gente avvezza alla penna
che sembrano filari
di viti mezze morte
chiuse in cerchio
nel mezzo c’è un pastore
qualche ciuffo d’erba
il libro sempre aperto
e quando l’acino declama
trema tutto il filare
riceve i complimenti del pastore
appresso lodi, lodi in controcanto
cade così un altro filo d’erba
teme la solitudine
il cerchio
sfoglia la pagina del caso
il vento
un presunto maestro
prende per la mano il discepolo
mi chiedo sempre più spesso
a cosa servono i consensi?

Terra mia

Cosa ne sanno della dignità?
certe genti avvelenate alle poltrone
che hanno tirato dei solchi
Solo con le carte di credito
sugli specchietti velati
dentro squallidi bar…
questa è terra di verdi pascoli
di vacche grasse
di ritorni e partenze
una rampa di lancio dove
la montagna si inchina sul prato
con la dolcezza di madre
e dove altre volte
tuona la terra
come una maledizione
ed allora la gente
si fa cielo e sgomento
io ho visto:
il campanile piegare
e annodare le strade
come lingue perdute
me lo hanno raccontato
quel suono di tenebra
come una fantasia
eppure adesso quelle croci
uncinano la memoria
del cemento alla pietra
ma che ne sanno della voce dei campi?
certi scribacchini da oratorio mancato
dei poeti esiliati
che ne sanno dei moti
delle rivolte
di quel fuoco che cova dentro
il sangue che indosso
come un abito buono
in questa lunga domenica
fino a quando la vita
non ci chiamerà ancora
a mostrare le falci
che portiamo tra i denti.

ciò ch’ è stato Estate.

La Primavera è come l’Estate
ma con più malinconia
la Malinconia è come l’Autunno
ma con una punta di Primavera
l’inverno invece
è il giorno e la notte
quando sai che arriverà
la Primavera che è come l’Estate
ma con più malinconia
l’Autunno è come il presente
non accade mai
si sente solo il freddo
dell’aria mossa
dalle cose passate
E poi, il resto
ciò ch’ è stato
Estate.

Masturbazione esistenziale

Non ho mai sopportato la mitologia.
Che siamo scrittori, musicisti o eroi planetari.
C’è qualcosa di insano nel mito.
In ogni riverenza dettata da cose che esulano la sola comune esistenza
Si celano ombre.
Anche l’ammirazione mi è sconosciuta.
Quando si è fatto qualcosa di bello, ho gioito come se fosse stato uno di me
A fare l’impresa.
Non si conosce mai nulla.
Esiste un solo individuo
Ha il nome di tutti i passati
Avrà i nomi di tutti i futuri.
Sei tu in grado di fare questo o quello?
Domanda L’ingenuo.
Io sono questo, io sono quello
E nel mentre le altre cose.
Risponde un altro ingenuo.
Sento le cose vibrare ho risposto.
Io cerco dio, mi hanno detto.
Io sono dio ho risposto
E tante altre cose
Molto lontande da dio
L’ Essere ci evita la gogna faticosa del sapere.
Sapere di essere è una conoscenza troppo vasta per un solo uomo.
Uomo è un nome colletivo.
Per questo l’uomo gioisce nella vergogna
Tra l’intuizione di essere
Ed il terrore del mito.
Se l’uomo sapesse davvero
Sarebbe atterrito dalla paura.
Ma noi andiamo avanti
Fissando un solo punto
mezzi ubriachi, con disperazione
Sul lastricato del tempo.
Pronti a cadere nell’infinito
Non appena spostiamo lo sguardo.
Alcuni chiamano la retta, equilibrio
E la caduta, follia.
Dimenticando che da una retta
Passano sempre
Che tu lo voglia o meno
infiniti piani.

un tempo

Un tempo
le lunghe attese del mare
erano la sola misura del tempo
gli alberi annerivano nell’ ombra,
il vento spostava le cose,
ma non i colori
l’isola non era che un istante,
una pietra lungo un cammino,
la fine e l’inizio, così
come era sempre stato.
Adesso, tutto è oscuro
e quella che chiamiamo notte,
per me è soltanto un’attesa.
tutte le cose accorciano il passo di notte,
mentre i pensieri senza ombra
si distendono
in attesa di una nuova luce.

tempo di reazione

Sono sempre stato uno veloce
Strettissimi tempi di reazione
Dicevano
Bruciavo i primi settanta metri
Regalavo qualcosina nei restanti trenta
Ricordo durante una esercitazione di chimica generale a Napoli
Quando ci chiesero un metodo per raffreddare un gas senza intervenire esternamente sulla temperatura
-pensai subito ad una espansione adiabatica
Immaginai le molecole stiracchiarsi
E rallentare fino al congelamento
Fui il più veloce di trecento persone
E fui anche uno degli ultimi a passare l’esame… Avevo perso interesse…
In quegli ultimi trenta metri…
Così mi è sempre capitato da ragazzo
Lingua prontissima
Cazzotto serrato in caso di estrema necessità
Difficile che rimanessi senza parole
Ma tu adesso prova a dirmi
Ti amo, un’altra volta…
Vediamo se stavolta riesco a regire…
Vediamo se in questi cinque minuti
È cambiato qualcosa.

L’ ottimismo cosmico ( benino )

se l’amore è un treno
tu sei uno dei binari
se l’amore è un binario
tu ragioni in Mors
se dei mors ne porti ancora i segni
lei non sa leggere il Brail
se tu e lei comunque
siete due binari paralleli che si incontrano all’ Infinito
All’ Infinito è già sold out da un paio di vite
e l’ultimo posto lo ha preso Leopardi

Si salvi chi può

Parlai molto con lei. Mi piaceva molto la sua voce, meno quello che diceva…
Certe volte anche i sentimenti sono metasemantici; mi sono ripetuto spesso, forse, per giustificare le mie scelte.
Quando poi ci dicemmo tutto, che poi equivalse a una specie di non dirsi nulla, mi rimase inaspettatamente in bocca il sapore della libertà. La prima cosa che pensai fu questa:
Ecco una donna che sa unire magistralmente il futile al dilettevole!
Provai perfino invidia, forse per la prima volta nella vita, per il suo modo di essere così asciutto, quasi unicellulare. Aveva costruito una membrana scarsamente permeabile tra lei e la realtà, tentava di proteggersi, diceva. Troppe fregature, da parte di certi uomini, capaci solo di scopare e poi sparire dietro circostanze sempre zeppe di impegni e di egoistici interessi.
Il mio vuoto che pure valeva poco era così meno isolato dal mondo.
A differenza sua io sentivo di aver bisogno di tutti, in un certo senso, mi sentivo davvero un nome collettivo. Quando mi isolavo, lo facevo in mezzo alla gente, conoscendo gente nuova. Non conosco isolamento migliore del fare nuove amicizie. Ricominciare a raccontarsi dal principio, mi metteva difronte alIa vita passata come uno spettatore incolpevole. Avevo ed ho, ancora oggi, la presunzione di essere tutti i momi, nessuno escluso. Cosa che mi causa ancora molti squilibri e metafisici grattacapi.
Persino i suoi demoni sarebbero crollati come briciole di pietra, al primo accenno di logica…
Certo, ammesso che i demoni si nutrano di logica. Niente di più falso.
Lei si annoiò prima di me, nonostante tutto. Non la biasimavo di certo… Eravamo così differenti…
Da allora ci siamo scambiati pochissime parole. Certo, a causa sua, del suo risentimento. Forse una punta di rancore.
Credo che lei stesse cercando in me, una sorta di salvezza.
Ma io non avevo intenzione di prestarmi all’esperimento. Non cercavo ninete altro che un altro pezzo di vita. Mi sarei lasciato portare dagli eventi ancora una volta. Mi piaceva così. Concepivo i sentimenti come gli scontri tra barbari. Senza usare tattiche. In campo aperto.
Uno di fronte all’altro. Si salvi chi può.

Gli idioti

Certe volte mi piace dire di essere un idiota totale
In parte perché lo sono davvero
Ma soprattutto perché
Mi piace vedere quella luce negli occhi di chi ascolta
Sotto la spocchia, la superbia,
Là sotto dove si annidano i pensieri più oscuri
Che spingono per uscire dal gorgo del sonno
Prima di dormire; avanti allo specchio,
Quando ti svegli nel mezzo della notte
E pur di cambiare qualcosa
Provi a cambiare il fianco su cui riposare
Quella luce fioca che implora comprensione 
Dal fondo di tutti i nostri vestiti
Allora io dico: Sono un coglione matricolato
E quella luce annuisce da sotto al sorriso del più illustre luminare delle scienze
E dell’accattone che dorme per strada
E capisco che siamo tutti fratelli
Nell’idiozia
È un abbraccio persino più forte del sorriso di un dio…

Gente

Amo i gruppi spontanei
non amo le squadre
mi piace collaborare con la gente
non mi piace sentirmi parte di una squadra
non ne sento minimamente il bisogno
mi piace la gente perché è gente, semplicemente,
non mi piace inquadrare le persone per quello che sanno
non mi piace parlare con chi ha i miei stessi interessi
mi piace parlare con gli altri, di altri interessi
fuggo le associazioni, le feste a tema, i dress code
fuggo gli appuntamenti scontati
quando so già dove si va a parare
evito accuratamente le associazioni blasonate
non di meno quelle più ruspanti
mi piace dare una mano da uomo qualsiasi
mi piace la collaborazione
mi piace essere a disposizione se c’è da combattere le fiamme d’estate
quando le montagne bruciano e ribruciano della nostra pochezza
mi pare una delle poche che abbia un senso
mi piace combattere le fiamme da free lance
mi piace fare quello che si deve fare
nel momento in cui si deve fare
anche se non sempre ho il coraggio di farlo
amo la gente nascosta dentro i colleghi
negli avvocati, negli operai, nei contadini,
dentro i notai, nei nullafacenti, nei disadattati
persino nei preti e dentro le suore
si nascondono uomini e donne degni di nota…
lo so, anche a me talune cose sembrano incredibili
Non chiedetemi di parteggiare per partito preso
o di rappresentare o di aggregarmi ad alcuno
che non siano persone, semplicemente,
nomi e cognomi che non vi dicono niente.

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