Uranio

l’impeto certe volte
spaccherebbe la luna
come fosse un’ostia
Sei ariete! : mi scherzò una volta il destino
e rieccoci con la luna
e con le cose che sbiancano
e che si lanciano nel buio
oppure nella luce
forse verso la salvezza
ma comunque molto lontano da…
Cadono piedi pari nel dimenticatoio
gentilezze marcite
carezze perdute
tenerezze scadute
ciò che non accetto
sono le incomprensioni
non si può non capirsi all’infinito
ci sarà pure un giorno in cui
il giallo sarà giallo e basta
e il rosso, rosso
e “stocazzo” non vorrà dire soltanto
che ti amo…
Ci sarà questo giorno
e non avrà alcuna importanza
Come una porta lasciata aperta una volta
prima di evacuare la città
è così che accade con l’uranio.

Sabato catastofico

la poesia è la miglior consolazione
quando fuori c’è un sole mannaro
e le strade profumano
della ragazza che avevi a sedici anni
e il vento ha cominciato a perdere le unghie
e le macchine sono tutte fuori porta
e tu sei dentro una stanza
faccia al monitor a preparare scalette e
a visionare visure che sarebbero semplici
se l’ufficio del catasto
non fosse una tetra emanazione
dei più intellegibili sentimenti amorosi
dove già hai smarrito buona parte
della tua giovinezza

il bisogno di far ridere (non va mai niente secondo i piani)

il bisogno di far ridere
sottotitolo: (non va mai niente secondo i piani)

voglio essere triste
come il ricordo di un aquilone
come un parcheggiatore abusivo
a cui hanno verniciato le strisce di giallo
come Batman in Batman XXV
quando integralisti cattolici gli chiusero la batcaverna
con la pietra del sepolcro di Cristo V
come quando le dissi che era bella da morire
e lei mi rispose sussurrando: SPERIAMO
e invece all’improvviso
il bisogno di far ridere
ti fa inciampare sul marciapiede
nei due bassotti che corrono di fianco al padrone
legati insieme da una solidissima catena
come un’antica arma medioevale
e ti ritrovi a terra con due wurstell pelosi
che ti leccano il viso
e quando il padrone ti chiede scusa
tu rispondi senza motivi apparenti: grazie!
e poi continuate a ridere
per la durata di tutta la voglia
che avevi di essere triste.

Ammiccamenti (dialogo parecchio notturno iniziato chissà quando a quattro mani e quattro mura, occhi NP)

Ammiccamenti (dialogo parecchio notturno iniziato chissà quando a quattro mani e quattro mura, occhi NP)

…ho letto
e già queste due parole
dovrebbero farti capire ,
ragazza: ho letto!
ho-detto avere-cammelli
tu venire o non venire?
ma meglio se tu venire
sul rivenire invece non garantisco
su, vieni, ragazza
ragazza: sei scemo?
io ho letto, ti sto dicendo
ragazza: ma cosa hai letto?
per scaldarti meglio
pieno di prati freschi se è caldo
e caldi se è fresco
e cuscini e libri di parole soffiate
di parole audaci e accoglienti
non guardarmi così, ragazza
dicevo: ho letto
casa scrivania tavoli vari
diverse lampade
sedie quattro e
non meravigliarti
se mi invento un inventario
coi simboli del nostro immaginario
pur di focalizzare poi l’attenzione
sul fatto che : ho (un) letto
pieno di parole
e vuoto di te
ma che se adesso dicessi sì
allora anche no
non sarebbe vuoto di te
ma pieno anche delle tue parole
e capelli e rossetto
non so se mi capisci
No, che non ammicco,

lo giuro che allungo le mani
è che ho let to!
Capiscimi
letto!
volevo solo dirti
che ti amo
prendendola
un po’ larga…
che fai mi mandi un messaggino?
Che dolce che sei
ok, leggo… leggo…

ragazza: hai letto?
Ma come? vaffanculo?
sì, ok, ho letto.

Mancanza per Andrea Parodi

lo capiranno anche i muri
Andrea
che quella voce spaziale
uscì dall’ombra di un corpo
una sera
e che in quell’ultima estate
aprì una breccia nel tempo
e la vita ci cambiò per sempre

fu come se dalla cruna di un ago
scrosciasse l’universo
e tu fosti la chiave
per la quantistica
e per il soprannaturale
e noi restammo soli
ancora una volta
con questo grande amore

 

Andrea Parodi, cantautore (Porto Torres, 18 luglio 1955 – Quartu Sant’Elena, 17 ottobre 2006)

Dejavù

Sono già stato qui

in un altro momento
a scorrere lentamente
la home di un social
come se sul fondo si nascondesse
una notizia del tipo:
ti amo anche io
oppure:
il mondo è finalmente un posto giusto!
o ancora altre cose a queste equipollenti
e sono già stato in altri posti
altre volte
prima di ritrovarmici
tempo dopo
ma mai con la faccia inebetita
di adesso :
di me che scrivo una specie di poesia
con questa sensazione da
criceto cosmico
del girare intorno al nulla
per l’eternità
dentro una ruota di parole
che non mi porteranno in nessun altro posto
se non qui, adesso in questo luogo
in cui sarò già stato
in una eternità precedente

Socialmediapoəsia

Tentare la poesia sui social

È come scrivere sulla sabbia

È come lasciare un cadavere

per strada ad Acapulco

Ma tu lo sai che

Né le onde né la mente cancellano

spostano soltanto sabbia e tempo

E quello che accade davvero

Accade in altri luoghi

Dove gli uomini non hanno nomi

E le parole si tacciono

Perché ogni gesto 

Ha a che fare con l’amore

A te che mi domandi

A te che mi domandi
non ho voglia di dire niente
al netto di questa visione:
non so più dove cominciano le parole
non so dove raccogliere i pensieri
il giorno mi ha preso per mano
e mischiato col niente
non ho opinioni che non siano le opinioni di tutti
i sogni e i desideri sono andati deserti
all’ultima asta giudiziaria
non aspiro a niente ( e dovrei esserne felice)
ho i sentimenti tutt’uno col cielo
e non so più se è la mia solitudine
o soltanto la sera che si è fatta mesta
come una bestia stanca
per aver tanto rincorso
la sua stessa coda
e adesso riposa
come una musica
ai confini del cosmo

Take care

Qualcosa si è concluso
senza troppi scossoni
almeno in apparenza
e provare prendersi cura
è già una forma di amore
mi sono ripetuto tante volte
“…try to take care, it is a way of loving”
invece lo dissi a Martina
nel dietro di un ristorante sul lago
che a me pareva il retro
del bar di Camilla
già troppi anni fa
quando giocavo a fare Bandini
e a sfoderare citazioni di
Waits, Cash, Withman, Cave, Drake
li passai in rassegna tutti
arrivai a Dave Matthews e Coltrane
non mi pareva vero discutere di Waits e soci
con un’americana…
e lei forse per farmi tacere,
mi infilò la lingua in bocca
e il vino fece il resto
e poi anche questo è passato
come tutte le cose,
il fatto amici miei è che
da qualche parte qualcosa incomincia
e qualcuno sta nascendo
prorpio in questo momento
e da qualche altra parte invece
qualcuno con una storia ben vissuta
sta morendo
e un giorno saremo noi
che ci piaccia o meno
a far parlare gli amici
ci saranno sempre
dei genitori felici e dei figli distrutti
che poi saranno di nuovo felici
e poi distrutti e genitori e anche uccelli
televisori spenti, peschi fioriti
e boccioli crepati dal gelo
persino zucchine verdi e acquose
sì, saremo perfino cavolfiori
e saremo bellissimi come siamo sempre stati
e questa parabola senza morale
scritta sul filo di una fine
o di un inizio
è un pezzo di storia
un pezzo di vita
e tu non puoi far altro che voler bene
che amare e ringraziarela vita
che ci ha dato tanto
persino Violeta
nei secoli dei secoli
amen

Arrivederci: mini racconto di futuro, eutanasia e musica di merda.

Arrivederci: mini racconto di futuro, eutanasia e musica di merda.

…Avevo i miei problemi per pensare ad uno stupido festival della canzone italiana.
A dirla tutta non era nemmeno un festival. Era una gara, e solo iddio sa quanto inutili siano le gare; a maggior ragione in un campo presumibilmente artistico… Creano soltanto mostri ed equivoci.
Era uno di quei ritrovi stagionali dove il presunto gota dello show-business si riuniva tutto imbellettato intorno al cadavere della musica.
Un po’ come fanno gli squali tigre con le tartarughe in certe isole del Pacifico: vagano per l’oceano tutto l’anno, fino a quando, un dato giorno di un dato mese, si ritrovano tra una coppa di champagne marino ed un glurrà, magicamente ad attendere l’arrivo delle tartarughe che ignare di tutto (si sa, hanno memoria corta), si dannano per raggiungere tra un morso e una pinnata, un fazzoletto di sabbia, dove, soltanto le più fortunate riusciranno a deporre le loro bianchissime uova, da cui nascerà, l’ennesima inutile canzone. Le tartarughe adesso si sono quasi estinte e gli squali hanno perso interesse. Capisce? tutta quella strada per un morso al carapace e una sniffata di piastrone… Non ne vale più la pena. Adesso gli squali tigre preferiscono dedicarsi al curling nei freddi mari del nord… Hanno gli sponsor, sono delle vere celebrità. Chi l’avrebbe mai detto?! Eppure avrei dovuto insospettirmi quando cominciarono a dare incarichi istituzionali, a certi cani ben vestiti… Tornando a noi…
Ai tempi avevo i miei problemi. I soldi che non bastavano mai, una vita sentimentale ai limiti del metafisico ed il pensiero martellante delle destre che stringevano le idee come una tenaglia. Anni dopo mi sarei accorto che era stato tutto pianificato nei minimi dettagli. Non potevamo rendercene conto. Erano abili, forti e potenti. Deve sapere che i loro li indottrinavano, ai dirigenti facevano leggere Sun Tzu!
hahahah! Mi scusi, se rido, ma non resisto! Cristo santo! quanto erano coglioni… E pure sono riusciti ad infinocchiarci lo stesso! Comunque…
Adesso che tutto è finito, ho altri problemi, ma sono paradossalmente meno contingenti. Quando si è in dirittura di arrivo si diventa più leggeri… Cerco di sorridere il più possibile, le donne non mi turbano più e la musica la ascolto senza avere la necessità dei musicisti. Devo solo riuscire a concentrarmi per godere della musica dell’universo. La farò sorridere, lei è giovane, e fa bene a pensare che sia soltanto un vecchio coglione arterosclerotico…

-Ma no, cosa dice? non lo penso affatto, però, non muova troppo il braccio altrimenti non riesco a trovare la vena.

…E per certi versi ha anche ragione, ho le arterie che sembrano il tunnel della Manica subito dopo il crollo degli assi che avvenne nell’aprile del 2034!

-Ecco, adesso è collegato alla macchina terminatrice. E’ stato bello chiacchierare con lei, signore. Questo è il pulsante per avviare il processo, mentre questo è il pulsante per arrestarlo. Una volta premuto il primo, se dovesse cambiare idea, avrebbe soltanto due minuti, il tempo che impiega l’anestesia a fare effetto… Dopo, il processo di terminazione, sarà irreversibile.

Certo che di umorismo, neanche a parlarne voi giovani. Cristosanto che generazione. Che sia stata quella musica di merda a ridurvi così? D’altra parte deve fare il suo lavoro. Adesso vada pure, mi faccia portare quella birra fresca che ho chiesto e che facciano partire il buon vecchio Chet ( Chet Baker n.d.r.)! Mi raccomando: Che nessuno entri per le prossime due ore.

– Lo farò! Buon viaggio Signore! Soltanto una cosa: ma non ha detto che per sentire la musica non ha più bisogno dei musicisti?

Non sia coglione, Chet non è stato un musicista. E’ stato solo spirito, la carne gli è solo stata d’intralcio, ma non capirebbe comunque, lei è troppo giovane. Grazie comunque per l’interesse, pensavo che nemmeno mi stesse ascoltando. Le manderò una cartolina con dio in topless. Lei è un po’ coglione, ma tutto sommato è garbato.

– Grazie a lei, signore. Di nuovo, buon viaggio. Faccio partire subito la musica.

Grazie. Arrivederci.

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