prima di tutti

ti svegli prima di tutti
l’amore della tua vita
dorme ancora
dorme da tremila anni
a qualcuno verrà in mente
prima o poi di
avviargli il processo di mummificazione
il caldo è ancora timido
e dal balcone spalancato
entrano soltanto il suono
delle coperte sbattute
e qualche allegro cinguettio
poi il vociare allegro
che conosci bene
quel parlare di sciocchezze
e cose di famiglia
e ancora gli uccelli
su uccelli in uccelli per uccelii
che sembra fatto apposta
per farti salire la malinconia

Maggio 07

Si spezzano stelle sui rami

Il sole che annuncia l’estate

Si fa per metà ombra

Il vento venuto dal deserto

Arriva fino al midollo

E poi fuoriesce dagli occhi.

I pensieri più caldi

Che lavano a fondo le botti

fanno bagnato lo sguardo

Cristalli di sale

Si fanno parole

Tra i denti e

i racconti suonano

Come sabbia

tra pietre.

È vita continua l’assenza.

Fuori dal tempo

La polvere

ferma la macina.

Con la forza dei vinti

Si vive.

NOSTALGHIA

Un ragazzo urla una roba al cielo
Una canzone da stadio
Ad occhi chiusi
E poi un altro
E altri appresso
Poi è un popolo
Ad alzare le braccia
Occhi chiusi
Potrebbero urlare qualsiasi cosa
Sarebbe lo stesso
Come un animale affamato
Che esce dal letargo
Il popolo mi fa sempre un certo orrore
Andrei a conoscerli uno per uno
“La gente è gentile” scrive un amico
Il popolo è sempre ottuso
Impicca dilania spacca violenta incendia
Qualche giorno fa una ragazza molto giovane
Mi parlava di lotta di classe e di rivoluzione
Mi pareva di stare in un film di Moretti
In un Dejavù con addosso 40 anni di jet leg
Quali classi? Le ho chiesto
Qua dobbiamo prima ricostruire le parole
Una per una
Seminare gentilezza e parlare di amore
Sei un sognatore, mi ha detto
Grazie per il complimento le ho sorrisato
Poi le ho prescritto Nostalghia di Tarkowskij
Due volte al giorno, lontano dai pasti
E un poco di poesia…
Ché l’ingegneria è l’arte di approssimare
Ché se lo capisce davvero è già un passo avanti, poi…
La vita farà il resto
Mi pareva una in gamba
Nonostante la nostalgia
Il Marxismo-Leninismo
Nonostante le cantilene
I sindacati la pappardella
Il giornale da piazzare
Gli occhi belli
La nostalgia il tedio la saudade
Quel fado antico
La sconfitta
che portava negli occhi

Domenica a Pranzo (la spada in quella roccia)

Domenica a pranzo

Non lo sa nessuno quello che stai pensando

E butti giù un sorso di buon vino

Ed è come se la terra ti abbracciasse

Ho cucinato con amore

Mescolando le melanzane della COOP

Coi pomodorini del mio orto

Del cacio ricotta di un certo livello

del pepe e dell’habanero

E spalsh il secondo sorso di vino

Che lava la bocca come certi baci

Parecchio bagnati

Che lasciano sul fondo dello sguardo

Un certo amore che se mi guardassi allo specchio  adesso mi innamorerei

se non altro per pietà

È così che ce la raccontiamo

O forse è davvero così che sta andando

Questa domenica di metà maggio

Col vento gentile del deserto

Che fa compagnia e che scherza  gli alberi

E i capelli delle donne 

E che ci fa quel solletico sul collo

A noi che selvatici 

Che ci accoppiamo solo al plenilunio

Quando muore un papa nel mentre che 

Qualcuno con più valore di noi 

Sta estraendo quella spada

Dalla quella aspra

 lontanissima roccia.

Mavco Auvelio Pisellonio

Bar in periferia
in overdose di antistaminici
il tavolo ha i piedi sul cemento
che sta sdraiato sul terreno e
più in basso tracce di ferro
ci sono, lo so, ma non si vedono
come tutte le cose che reggono il mondo
avanti ad un caffè da gastrite
(ché a Pisa è sempre avvelenato)
la sedia è la più comoda di sempre
e la vita mi pesa sul serio oggi
comunque la continuo a scherzare
ci sono ragazze al tavolo accanto
due cani e tre piccioni che aspettano
sciroppo il caffè in qualche secondo
e quindi? Tutto qua? Che vuoi?
Dice sempre la voce nascosta
nei caffè fatti male
queste ed altre questioni
sollevano i caffè di provincia
e le ragazze vanno via e
con una incrociamo lo sguardo
non so nemmeno se è bella
ha i capelli lisci e lunghi
penso a De Gregori a Belli Capelli
spartiamo qualcosa
che non ricorderemo domani
Si parla dei Monty Phyton
a mezzo internet a una certa distanza
lei mi mette di buon umore
lei mi fa ridere con le imitazioni
ha nella voce un filo d’argento
Mavco Auvelio Pisellonio
Mavco Auvelio Pisellonio
Mavco Auvelio Pisellonio
non fa ridere anche voi?

Ferlinghetti in tv

Ferlinghetti in tv a 93 anni

San Francisco ha una luce mutevole

Il poeta è il baluardo ultimo

Attacca pacificamente lo status quo, dice

Parla di poesia sdraiata in piedi e seduta

Il vecchio ne ha viste parecchie

Sotto la finestra passano auto e piedi

Come in una serie tv americana

Con quelle finestre a ghigliottina

Che tanto mettono ansia a noi nati per campi

Lo vedi che ha 93 anni e tutta una vita davanti

E una ventina di vite di dietro

E pare che debba decollare

coi suoi occhiali rossi da un momento all’altro

Ma invece resta piantato sulla poltrona a leggere frammenti e se pure le mani tremano leggermente, la voce è intatta

è quella di un tempo senza tempo

C’è dell’iromia latente nell’aria

Nel mentre scatto delle foto

al mio appartamento che poi inserirò

in uno di quegli annunci privi di fantasia dove una voce recita cose del tipo:

#termoautonomo #luminosissimo  e un sacco di altre minchiate del genere

Quando invece si dovrebbe poter scrivere:

Qui si è amato sui tavoli, sulle sedie sui balconi e altre robe simili a piacere

E che una mattina mi svegliai prestissimo

Certo di trovarmi a Ushuaia

a due sguardi dal Perito Moreno

e soltanto questa finestra mi riportò sulla terra

Col profumo di svuotaggio di pozzo nero

E coi capelli ricci della ragazza dirimpettaia

A cui non ho mai rivolto un saluto

E nemmeno lei.

Ma per principio, mi sonondetto, non posso cominciare sempre tutto io.

Eccheccazzo.

Cazzomene

avevo tutte le buone intenzioni

per scrivere una poesia che non parlasse di donne

e di solitudini e del meteo ché pure è imprevedibile

in questo Maggio ruttocazz di un sacco di cose

e non scriverei nemmeno di me ché ho davvero poco da dire

al netto del fatto che ho trasformato

una giacca da beige a grigio grigio

e ho pantaloni neri e maglia grigia

mentre fuori il cielo è di nuovo lapislazzulo

e la donna su cui ho avuto fantasie l’altra notte

dopo averle detto le peggio porcate

che poi sono il preludio dell’amore

sta disertando i pensieri 

da qualche tempo

così mi sono deciso a non scrivere

a non scrivere niente

fingendo di potercela fare anche da solo

a spostare questo muro

che si è definito in questi ultimi metri di scritto

e mi vien voglia di dire che prenderemo Berlino e Parigi 

con o senza di me ma ce la faremo un giorno

a vestirci lapislazzulo contro il cielo grigio beige deserto

di questo tempo che ci è dato sputtanare come meglio crediamo

lo faremo in grande stile come me adesso che sto tardando ad un appuntamento

e questa strana appartenenza ai colori morti e accesi

e alla finzione eterna cazzomenefregamme 

mentre arriva puntuale quella sensazione di 

seipropriouncoglione con gli occhiali da sole

alla ricerca di ogni meraviglia ancora sconosciuta

tipo il tuo culo adesso seduto su quella sedia infame

e sull’amore.

disghimbescio

Era notte

Seminavamo panico per le strade

Nacquero parole il giorno appresso

Alcune dritte altre un poco storte

Non ricordo più il significato

Ma ne ricordo intatte le forme

Spigoli e curve senza profondità

Sempre frontali come emozioni

Tu eri l’unica ad avere un profilo

Un occhio mezzo naso una tetta una gamba

L’altra metà è ancora oscura

Culi non pervenuti

E anche di me ormai si sono perse le tracce

Eviterei in futuro

altri mezzi appuntamenti col destino

Eviterei anche un sacco di altre cose

Eviterei anche il futuro se potessi

Per restare in questo spazio di carta senza virgole

Dove esistiamo senza la possibilità di guardarci di profilo.

Non Sparate Sulla Croce Rossa.

Quella sera
fissavo con te un punto
un punto sconosciuto
tu dicevi stella
io dicevo punto
lo fissammo a lungo
senza alcun motivo dicevi
c’è sempre un motivo dicevo
tu guardavi in alto
oltre gli azzurri dicevi
io guardavo dentro
oltre l’abisso dicevo
la prossima volta
Guardate avanti ci disse
l’autista della croce rossa

La poesia di cui potevamo fare agilmente a meno

 

Voi che sapete tutto della poesia
Del giusto della vita
E dei colori netti
Del seme sepolto dal sonno
E delle anime pure
Un giorno di questi
Sarete costretti
A battere in ritirata
In pieno giorno
E quando dovrete scegliere
Tra la certezza e la vita
Ricordate le parole di un fesso:
La danza dai passi incerti
Svela la bellezza del mondo
L’esitazione battezza la vita
E Chi non ha paura
non è mai nato
Oppure è già morto

I Pirati e Il Big Bang

Se sto solo per troppo tempo
Comincio a camminare per le strade
Con gli occhiali da sole scintillanti
A spacciare bastimenti di gentilezze
Tipo prima che un signore ha starnutito
Per strada
Trascinando un cestino a rotelle
Pieno di buste piene di cose
Piene di calorie alimentari
Ed io gli ho detto:
Salute!
E lui con la fretta di ricambiare la cortesia
Quasi inciampa
Con un occhio ancora chiuso
Ancora piegato dal quel mistero dello starnuto
Che è secondo solo al singhiozzo:
Grazie caro! Ha risposto.
Caro mi ha detto
E gli ho sorriso.
Ché siamo tutti una famiglia quando le cose
Girano storte senza un motivo preciso
E il vento sposta solo le cose
E quasi mai i colori
A meno che non volino buste o sabbie e palloncini o madonne
O i giorni che si affollano contro
Come Emanuel ai tempi di New York
E tu stai là toro toro a spingere
Mano mano fumo grigio impalpabile
Che ritorna sempre indietro
Tanto rompicazzo è il vento
E poi incontri l’amico quello a cui puoi dire
“Io le donne non le capisco ”
E lui lo sa che non c’è niente da dire a riguardo
Che prima del singhiozzo ci sono le donne nella scala del mistero poi il big bang
In barba ai creazionisti e agli elettricisti
Ma non ai pirati, ché loro conoscevano
La precarietà Delle cose
Prendevano quando c’era da prendere e
Aspettavano se era bonaccia
E morivano se era necessario
Con tutti gli onori
e finiva là la storia
Non ingaggiavano battaglie col fumo grigio
Impalpabile e con tutti i misteri dell’universo.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Incerto&Malpighi

Porte Interne Italiane

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...