esempio:

 Allora…

La mia disponibilità economica
imporrebbe di sparare le cartucce
con il più preciso dei fucili di precisione,
ma poi la vita mi accerchia,
e mi ritrovo così a rapinare le notti
impugnando il buon vecchio mitra di Bonnie & Clyde,
seminando così, per le strade i bossoli,
che qualcuno poi,facendosi largo 
tra i cadaveri dei caduti,
raccoglierà al mattino.
( tutti avevano il mio volto)

Scrivere…

scrivere è una cosa strana…
stai là tutto il tempo a picchiare sui tasti 
tra lacrime e sangue
sapendo che non sarà certo l’inchiostro a salvarti.
è come aspettare l’impatto contro un tir
sublimando la vita nell’attesa e
consumarsi fino all’ultimo secondo.
E’ un parlare d’amore,
ogni volta.

La donna che amo.

Sacerdotesse indiscusse del femminil inferno ,

mansuete geishe del paradiso mascolino.

Io amo la donna ch’ ama l’altra donna

chè non teme la solitudine dell’ovulo.

Mi accompagno a lei per primo come amico

e poi che si scateni pure, il Santo,

o che soccomba con onore

e tutti i filistei.

come un gatto.

Quando la vita si assottiglia 

come carta velina

sotto i colpi del martello,

vorrei essere meno ruvido,

occupare meno spazio,

e non invadere territori altrui

con le ombre delle mie paure.

La mia anima fa le fusa 

come il gatto quando ha fame,poi

sazio,mi reinghiotte la sterpaglia,eppure

mai ho dimenticato una carezza.

Sono giorni difficili.

Sono giorni difficili.
i vecchi,invecchiano
e la pena per la carne
vince qualsiasi idea di eternità.
la salute ,si sa, ad una certa età,vacilla.
sono giorni difficili,ma
ne ho passati di peggiori.
così finiranno anche queste attese.
Sono venuto in riva al mare,
col mio scooter che sferraglia,
solo per respirare un po’ di aria pulita
per riempirmi il petto d’orizzonte.
siamo così piccoli!Penso,
ogni volta che scompare un’onda…
Siamo così piccoli…
così piccoli.
seduto al solito bar,
poco più di una baracca di legno in riva al mare,
bevo un caffè,e aspetto.
Senza dire una parola,
anche adesso,che la mia coinquilina
mi ha sorpreso in camera,alla scrivania,a fissare il monitor,e mi ha chiesto,
Che fai?
Aspetto! le ho risposto sorridendo.
ma non credo che abbia capito.

Era tanto tempo che non ti toccavo.

Era più di un anno che non si vedevano

e la sua voce  cominciava a rassomigliare a tutte le altre.

Decise di spedirle un libro,chè

regalare un libro è sempre un atto d’amore,

e scrisse tra le pagine

con una grafia che lasciava intendere fretta:

“Era tanto tempo che non ti toccavo.”

e si firmò.

Poi non attese niente,

la giornata cominciò come tutte le altre.

Le cose erano compiute,

non cercava risposte,

soltanto la sua mano.

Eternità.

tutte le mie poesie sono inutili

tutti i miei pensieri sono inutili

quando mi ritrovo al banco

occhii lividi

nel terrore del nulla.

Non c’è salvezza,

ed è  terribile

lottare con il mostro

quando gli autobus fanno da tappeto

alle voci dei passanti

e la ventola del computer

pare un tritacuori.

Picchio sopra i tasti con livore,

così mi fu insegnato,

e se è una giornata buona,

di caccia grossa,

ne ricavo leggerezza,

faccio il pieno di spazio

fino a quando sarà colma la misura.

il tempo è una misura del volume.

l’eternità la immagino leggera,

come un uomo di zucchero filato

che si lancia col paracadute.

è una di quelle notti

è una di quelli notti che lavano la mente. [*]
Da quando hanno inventato i computer,
non esiste più il silenzio.
é una di quelle notti da stringerle la mano,
come seduti all’ultima fila dell’ultimo spettacolo.
Le notti sembrerebbero tutte uguali,ma
alcune volte il buio indossa una voce,
ha un lenzuolo di morte,ma parla d’amore.

[*]  ” la notte lava la  mente “
di M.Luzi. 

approcci

Perdo sempre l’occasione giusta per stare zitto, mi capita di continuo…
Quando dovrei infilarci un paio di chili d’assenza,invece, ci ficco dentro due parole,del tipo: Che fai?, come stai?
Per stare da soli, bisogna temerla la solitudine,rispettarla, e forse le mie parole non sono che una mano tesa allo specchio dei tuoi occhi,
come a dire…avvicinati!
Non c’è bisogno che tu risponda, mi basta essere capito.
Io lo so già come stai,e cosa stai facendo adesso, in fin dei conti,
non è poi così importante.
 

Buchi

C’è un buco in questa stanza
dove la strada si infila 
e svuota le sue voci,
quasi fosse una discarica.
C’è un buco sul mio viso
dove la strada si infila
e svuota le sue luci,
quasi fossi una discarica.
C’è un buco in questo azzurro
dove lo sguardo si infila
e svuota la mia vita,
quando è colma la misura.

Non ci raggiungiamo mai.

Quando il petto sigonfia di parole,e
i pensieri si ammassano negli occhi senza forme ,
l’odore della pioggia ricopre le strade e le campagne,
ogni gesto,qui,mi pare scrivere ,nel vuoto, le tue labbra.
I passi quadri,tagliano, come consonanti stampatello,
inciampano ,nel respiro fatto solo di vocali.
Tutto mi porta a te.
Il mare a pochi passi dalla tua finestra,
è lo stesso che bagna la mia mano.
Potrei scriverti una lettera zeppa di meraviglie inutili,
intanto la mia mano gela nel salato inverno,
mentre tu aumenti, con la tua, i numeri al termostato.
Non ci raggiungiamo mai,è vero.
Ma io so che mi sorridi.

L’ultimo dei re lo chiamavano Sciacallo.

Tratta sempre il più umile che incontri
come l’ultimo dei re,
mi ripeteva sempre quando ero piccolo,
perchè quello che non hanno
è il mondo che regalano.
Ed io capivo solo quel sorriso
largo e rosa 
dai pochi denti e molti buchi,
e la mano nera di callo
dalle unghie grandi,
una mano d’orso 
di un amico buono,
e gli volevo bene
quando mi diceva
dall’ombra del cappello
che avevo braccia forti 
per mescolare grano 
e gambe robuste 
da spingere l’aratro.
Non si sbagliava poi di molto
se adesso sono qui,
a rivangare giorni,
a spingere ricordi
a ricercar sorrisi.

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