un tempo

C’è stato un tempo in cui
parlavo sempre dell’altrove,
adesso,invece,
che la vista si è ristretta,
inseguo il piede che sempre fugge dal presente
e soffro del lasciato come un padre.
Adesso è una parola troppo breve.
Domani è puro misticismo.
Ieri è ciò che non è stato.
La risposta era l’ultimo sorso
dell’ultimo bicchiere,ma
nessuno mai se la ricorda.

è una frase che ci ammazza..
il : ” non ti manca niente!”
come se anche le menti più sottili, si fossero capitalizzate.
come se davvero il capitale avesse vinto tutto, su tutti a discapito di tutti.
Forse la fame ci salverà ancora una volta e no, non sarà piacevole.

Millantata Genialità

C’è troppa gente che millanta
genialità ereditarie.
anche chi era partito bene,
dopo due bravò,
indossa la voce da Gurù.
Io vi preferivo nella sofferenza,
quando costruivate,con gli occhi,
ineguagliabili castelli di cartone,
che poi crollavano, inesorablmente
al primo accenno di vento.
Fare con la vita ciò che si vuole
con ciò che si può.
Chè l’infinito è una lezione per tutti,ma
anch’ io, spesso, non ho fatto compiti.

Il sole a meno cinque

il sole dei cinque gradi sotto zero
a mezzogiorno è una scure di luce
piantata nel mezzo della piazza.
le mie letture si fanno sempre più rade
da quando i miei desideri sono sempre più distanti.
Il mio amore è una oscena scritta sul muro
ricoperta prontamente dal comune,
resiste da anni sotto la vernice
e non si legge più alcun nome.
Ogni volta che ci passo 
cade sull’asfalto
l’ abbozzo di un sorriso.
Il sole cinque gradi sotto zero
scalda il sangue delle cose che ho perduto.
E se ci penso,rido
di come la volgarità del tempo
trionfi sempre sulla carne
che nasconde il ben più nobile infinito.
Ho visto il futuro nel suo sguardo ancora acerbo,
e adesso c’è una luce che non vuole andare via,
ed è fredda come il sole a meno cinque.

La verità sul libro.

la sincerità del libro svanisce in fretta

A volte ho scritto cose che avrebbero meritato la carta

o così mi era parso.

Altre volte altri hanno impresso le mie parole sulla carta

non capendone il motivo.

Quando ho creato qualcosa di bello sono stato felice

il tempo della prima lettura.

Già il mattino appresso

ho faticato a riconoscermi.

Il punto è questo,

Scrivere un libro di un altro fingendo che sia mio,

oppure scrivere senza cumulo,

e dissipare la felicità egoisticamente

ad ogni piccolo sorpasso di illuminazione?

Case

le case che ho abitato,sono
le case in cui ho fatto l’amore.
primo cittadino di mille case in costruzione,
ho abitato a picco sul mare,
tanto vicino al blu da consegnargli il seme.
ho abitato sulle Alpi,
a picco sul mondo,
quando i pensieri si fecero leggeri.
ho abitato gli odori dei “Quartieri”,
e furono le voci di tutte le donne,
a chiamarmi.
capanne sugli alberi,ed in riva al mare.
Barche,zattere, e gommoni.
monasteri caduti,e castelli di sabbia,
I bar dopo la chiusura,e i loro magazzini senza eco.
ho abitato anfratti rupestri scavati nella roccia a mani nude,
e cantine con botti piene di vino che ci asciugavano la sete.
Le case che ho abitato,quasi tutte avevano una chiave,
ed ogni chiave, ancora adesso, infuria il sentimento.

Quasi mai.

le cose stavano più o meno così…

lui pensava spesso a lei.

lei era spesso distante da lui.

Il quartiere di adozione era troppo piccolo per seminare i ricordi.

A volte entrava nei piccoli negozi,così da ammassare i suoi pensieri in piccoli spazi,più piccoli erano e meglio era;

in quei piccoli spazi,per una questione di “ingombro sterico” ,l’ aveva studiato all’università,magicamente si sarebbero ordinati  nell’ordine meno doloroso possibile.spontaneamente.

Questa era la sua shoppingterapia.

Comprava piccole cose, un souvenir,una penna,una scatola di ananas sciroppata…

tutte ose che avrebbe consumato o smarrito ,molto presto.

Un giorno prese il coraggio a due mani  e cercò di contattarla al telefono.

Era un giorno freddo,uno di quei giorni che ricorda cos’è l’inverno a noi figli del clima temperato.

Il telefono stretto tra il cappello di lana e l’orecchio, il suono dell’attesa,le dita gelide, prive di qulsiasi sensibilità,la goccia di sudore bollente era una lama che scendeva lungo il collo esposto alle intemperie.

restò in attesa per cinque squilli,contava,in apnea… 1..2…3…4….5…

_Pronto.?

Ciao.

_Ciao ,come stai?

Bene,e tu?

_anche io ,bene…

Ti stavo pensando,volevo sentire la tua voce…

-Scusa,ma adesso sono impegnata,(voci e rumori di strada),sentiamoci stasera…

Stasera forse non avrò voglia di sentirti….è che…

-Ok, a stasera allora,ok?

-un bacio.

Ciao.

Restò immobile col telefono all’orechio per cienque secondi,il tempo di altri cinque squilli.

Era insoddisfatto,aveva cose da dire,non aveva idea di cosa volesse dire ,ma aveva un sacco di cose inesplose nella gola.

Sorrise amaramente.

Vita di merda!,sussurrò trase e se…

_Amico, dillo a me…!! Sorrise complice un senzatetto che chiedeva l’elemonisa avanti al piccolo alimentare indiano.

_hai una moneta per me?

Si ce l’ho una moneta per te ,

rispose piegandosi per infilarla nel suo cappello insieme ai pochi spiccioli che già qualcuno gli aveva lasciato prima.

-Grazie amico.

Prego. ciao.

le cose stavano più omeno così…

L’unica donna che gli interessava,non si curava molto delle sue attenzioni.

i pensieri erano quelli ordinati della domenica mattina.

la tasca si era alleggerita di due euro.

in una mano aveva il telefono spento,nell’altra una lattina di CocaCola che non avrebbe mai bevuto.

Il vento si faceva sempre più robusto.

Il cielo minacciava neve.

In strada , il traffico delle due del pomeriggio ,pareva suonare l’adagio di Albinoni.

i passanti non avevano alcun volto,nessuna espressione,erano dei pensieri sconosciuti che gli passavano accanto.

Billa,il cane del giornalaio,scodinzolava festosa ogni qualta volta lo vedeva arrivare e così fece anche quella volta.

Gli autobus ad alta mobilità,bruciavano Gpl e rancore.

qualcosa stava andando storto.

avrebbe voluto sentire la sua voce addosso.

prima ancora del suo sguardo,voleva la sua voce.

Affidò i suoi pensieri ai piccioni,che si mimetizzavano perfettamente nel grigio sporco del cielo.

ma la cosa non gli alleggerì il groppone.

Entrò nel solito bar,dove conoscevano bene il suo nome e la sua voce.

Ordinò il solito caffè corretto al rum.

-Zacapa per favore,Marco.

Agli ordini capo! gli sorrise il barista.

Bevve tutto in un sorso,poi si sedette al tavolo nell’angolo,

e scrisse sul taccuino questa piccola storia.

Il fatto è che il suo quartiere non lo avrebbe mai tradito.

Le case,i suoni , i palazzi,le abitudini non avrebbero mai potuto tradirlo.

la strada, è una cagna fedele.

prevedibile in ogni colpo di testa,anche se quando picchia,picchia davvero forte.

Il cuore è un’altra roba.

I sentimenti ci logorano anche quando tutto sembra tranquillo.

La vita ci consuma,soprattutto quando ci guarda da lontano.

Così decise di mischarsi con l’asfalto,

andò a casa,indossò il necessario per correre e partì.

Al ritorno niente sarebbe cambiato.

ma,finalmente aveva un alibi,per gettarsi sul letto dopo la doccia,chiudere gli occhi e pensarla,ancora,senza destare il minimo spospetto.

Il quartiere non doveva sapere.

i muri si ingelosiscono,

La strada è un’amante esigente,

non lo doveva sapere.

lui non lo avrebbe mai ammesso.

si stava innamorando,forse.

no,non lo avrebbe mai ammesso.

neanche sotto tortura.

lei era distante.

Non subiva il suo fascino.

Neanche l’avrebbe pensato ,forse, quel giorno.

anche se,quasi mai le cose sono come appaiono.

quasi mai.

quasi.

Non è mai abbastanza.

(dal libro più inesistente che incompleto ” Le cose ” .)

le cose…
sembravano andare per il verso giusto.
Ammesso che avessero un verso, le cose.
sembravano una pila di libri ordinati per tonalità di colore,ed
era proprio così che vedevo la vita di chi stava meglio di noi.
Guardavamo le loro auto,le loro case,i loro orologi,
ma non abbiamo mai ascoltato le parole che si sussurravano sotto le coperte.
Sono sempre così le cose,quasi mai sono quelle che sembrano.
Quello era il periodo in cui capii il concetto di relatività,
di come il colore arancione catarifrangente della mia tuta da lavoro,potesse in determinate condizioni, sostituire degnamente,
qualsiasi alba tropicale.
Le cose,sin dai tempi antichi,non avevano mai avuto un nome preciso.
Perchè niente è davvero mai definito.
Tutte le cose,non sono altro che cose senza significato.
Questo era l’inizio e la fine della mia vita.
Quello che usai per occupare la mia vita,perfino i sentimenti più profondi,non erano che cose a cui avevo sempre evitato di dare un nome.

Memorie sparse di un perdigiorno.

le cose si sarebbero risolte da sole,pensava…

le strisce pedonali sarebbero rimpallidite spontaneamente

al passaggio della prima smutandata estiva,

le buche della strada si sarebbero rimpinzate di bambini e cani e gatti fino all’orlo,avrebbero evitato,così,di nuovo gli scossoni alle auto di passaggio.

la crisi economica si sarebbe ridimensionata di colpo,quando avrebbero reso note le dimensioni del suo pene…

e tutto l’universo,sarebbe ritornato a fare il suo lavoro, per quel principio della chimica secondo il quale le cose tutte tendono all’equilibrio fino a quando non arriva un rompipalle dall’esterno a peturbarne tale stato.

Soddisfatto da questi pensieri brillanti,compiacendosi per la storia delle dimensioni del suo pene,davvero sagace,
decise che era arrivato il momento di andare al lavoro.

Uscì finalmente dalla doccia,si vestì,impastò i capelli di crema modellante e si diresse verso la Snai,fischiettando “Amami alfredo”.

Alfredo era il nome del cavallo su cui aveva avuto una soffiata infallibile, a detta di un amico di un amico che aveva un cugino, fantino in pensione.

Avrebbe puntato sutto su Alfredo,non c’erano cazzi!Un colpo sicuro!

Alfredo l’avrebbe dovuto amare,quello era il mattino buono!

lo sentiva,parola di Adrenalina.

Con la vincita avrebbe perfino richiuso qualche buca e avrebbe ridato vigore alle strisce,certo non in tutta la città,ma almeno quelle vicino casa le avrebbe sistemate,in fondo era un buon cittadino..ecco!

Avrebbe messo le cose al loro posto.

Era la volta buona.Lo sentiva.

-Dai cazzo! Alfredo,Guadagnati la pappa!

avrebbe urlato alla partenza della corsa.

Dopo lo sparo,il silenzio.

Tanto silenzio,silenzio a palate,bastimenti di silenzio.

Con il quale avrebbe potuto riempire non solo le buche della sua città,

ma tutte le buche del mondo.
e col pallore del suo viso avrebbe ridipinto di bianco la Moschea Blu per intera. 

Alfredo arrivò secondo,lui perse tutto.

senza dire una parola,andò a casa,bevve un sorso d’acqua direttamente dal rubinetto,e si infilò vestito nel letto.

Si, le cose sarebbero cambiate,dovevano cambiare,non poteva andare sempre tutto storto.

_-_-_-Quel figlio di una cavalla marcia di Alfredo,non ci ha creduto,se solo fossi riuscito a parlargli prima della partenza,gli avrei potuto spiegare…che me lo doveva,bastardo di un cavallo a dondolo del cazzo!

Doveva vincere,gli avrei fatto sentitre il mio cuore che andava a mille,me lo doveva,cazzo!

Tutti quei soldi,la pensione di mia nonna.

porca puttana!

devo aspettare il mese prossimo.

e nel frattempo?dormo?

porca puttana.Aspetterò.

Il Mattino seguente,una telefonata della madre lo svegliò di mattina presto,alle dodici,nemmeno il tempo di aprire gli occhi e la notizia,la catastrofe.
Nonna Amelia era passata a miglior vita!
 
CristoDiddio! ,poi attaccò il telefono.

Niente più soldi facili,niente più Badanti da scopare gratis.

La vita gli sembrava davvero crudele ed ingiusta.

Cosa avrò mai fatto di male per meritarmi questo?

Niente! si rispose.

Non ho mai fatto niente!Niente di niente. 

Esistono persone al mondo che nascono col dono del niente,riescono a non fare niente anche quando ti sembra che stiano facendo qualcosa.
Santo era uno di questi ed aveva anche talento.
Adesso passa le sue giornate sulla soglia della Snai.
I genitori sono morti,ha dilapidato i loro risparmi puntando su altri nomi ben  più esotici di Alfredo,ma con la stessa attitudine al secondo posto.
Da pochi giorni ha anche ricevuto una lettera di sfratto.
Ma lui uomo di fede,vocazionista,non ha mai pensato di fare qualcosa.
Il mondo gli deve la risposta,lo sente!
Prima o poi deve cominciare a girare bene anche per lui.
Non può fare così schifo la vita.
In fondo non ha mai fatto niente.
Perchè tutto questo accanimento?
Avevano riempito le buche di asfalto,
dovevano riempire anche la sua vita.
E’ così che vanno le cose.

 

Colazione in Paradiso.

Esistono tenerezze in fondo a quella strada
mattini del mulino bianco accompagnati a ritmo di banda,
esisteranno mani asciutte che spalmano dolcezze
in fondo a quella strada
e pensieri soffici come babbà appena sfornati
e parole di cioccolata fiorentina o belga,
e sentimenti che ti riempiono il petto
come cannoli siciliani,magari al pistacchio,
sorrisi di occhi sempre verdi.
Si, deve esserci qualcosa di infinito, laggiù, in mezzo agli alberi,
dietro quel caravan con i vetri tappezzati di giornali vecchi,
e quelle signore saranno le moltiplicazioni di San Pietro,
parlano sempre di Chiavi e non hanno mai freddo.
Laggiù,dove finisce la fila dei cappelli,
deve esserci la pasticceria più sentimentale dell’universo,
e questa è la fila per il Paradiso.
Si,deve essere così,non c’è altra spiegazione.
Peccato aver già fatto colazione…

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