resistenza,poesia,ironia,cività…
certi giorni mi paiono sinonimi.
C’è grossa Crisi
E’ stato un momento preciso
entrando in cucina
che ho sentito la povertà del mio paese.
La mia casa pareva declassata
da una sconosciuta agenzia di rating
che non parlava la mia lingua.
Ho sentito come uno stupro,
come un aborto
nel fondo del mio stomaco.
I miei li ho visti invecchiati di colpo,
E sono andato ad ispezionare i libri
ammucchiati nello studio di mio padre,
resistevano, stretti, pagina contro pagina,
era una questione di soldi.
Mi sono affacciato alla finestra,
per vedere come se la passava
il vicinato,
ma fuori raramente cambia qualcosa.
In a sentimental mood.
In a sentimental mood.
Vieni a fare due passi…
io e tu..tu ed io…
ti direi,adesso…
ma tu non ci sei…
e forse non verresti…
e pure questa strada
sembra fatta apposta per i nostri piedi…
per incorniciare risate…
e poi c’ė vento..
quello giusto
per far volare
il tuo ciuffo ribelle…
ma tu non ci sei,
e la strada non incornicia
i nostri occhi,
ma solo parole,
che affondano
come lettere di carta,
nel letto del fiume,
e poi scompaiono
come non fossero mai esistite.
isole
dovremmo accostare le nostre isole
io e te..
e parlarci..
da una sponda all’altra,
sarebbe carino…
Poesia
esiste una certezza
nella poesia,
la resistenza che si oppone
all’invasore
è l’ultima difesa del mondo,
il grido
della fetta di pane caduta
sotto la lama del coltello,
la nazione caduta
sotto i colpi del mercato,
l’infinito dei campi al mattino,
si distendono,i colori,fino
al confine dei pensieri.
In tutte le cose
si annida la certezza;
è sempre un grido, la bellezza,
è come una religione,la poesia,
ma noi siamo la preghiera maledetta,
è la bellezza
che non ha bisogno di promesse.
2KPiGrego
Ritorna come la polvere
sul selciato, la pioggia.
le mie parole cadono sottili
sulla valle,
sopra i campi abbandonati
spettinati dal vento.
Ogni tanto un lampo,
appresso esplode un tuono,
poi il silenzio
e l’eco,dell’eco.. dell’eco…
l’aumento dei carburanti
è un buon motivo per camminare,
e questo vuoto in mezzo ai monti,
questa scodella piena di nuvole
basse e minacciose,
è un buon motivo per inventarsi un amore.
Vorrei suonare una musica
come il coro dei vostri angeli,
una musica esatta e crudele
come la verità che pende sulle nostre teste.
Una melodia con cui fare i conti,
la stessa, a proposito,
che mi ha spinto a comporre il tuo nome,
che uso come un rifugio,
ogni qual volta quel vuoto mi affama.
La verità è il demone
che solo i molto ricchi
insieme ai molto poveri
possono inganare.
Io mi concedo la distanza del canto,
è come firmare cambiali,
ritardare il momento,
fino alla morte.
Capodanno
il Capodanno è inevitabile
quando sei ancora vivo.
Non ho mai amato gli appuntamenti
con le amanti,ed
eviterei volentieri il trentuno di Dicembre.
è come fare l’amore su appuntamento,il capodanno.
tutto è stato già scritto
prima ancora della conferma dei gesti.
Non c’è alcuna magia nelle scadenze.
La mia profonda nostalgia,
le cose che ho mancato
per pigrizia o per necessità,
si affollano nell’ultimo giorno
e premono sui pensieri della sera.
Poco importa se abbiamo ancora la vita,
una famiglia da abbracciare,
la salute,
ed un buon pasto…
Capodanno è il fondo dell’anno,
e mentre qualcuno si diverte
a graffiare il fondo della vita
coi tacchi a spillo
a ritmi cadenzati,
io proteggo il calore del caffè
ristretto, nel cappotto.
Ho nel petto una nocciola rovente,
e ve la mostro.
Avrei festeggiato, dicono,
un mercoledì qualunque,
eravamo in pochi,
un drappello di poeti e perdigiorno,
ci hanno fatto compagnia
le nostre solitudini,
e dei nomi di donna
come fantasmi,
rimbalzavano senza eco
sui profili dei palzzi.
Nessuno,però, ne ricorda l’anno.
Albivori, i mangiatori di Albe
Dopo una lunga veglia,
ci appostiamo
come lupi affamati
ai tavolini dei bar,
e non ci sfamano i panini,che pure
adoperiamo come spugne
per tamponare la sete,
che ci ha inseguiti
come un’eco,
fino al precipizio del giorno.
Ci riversiamo nei campi
con lo sguardo volto verso il cielo
senza parole d’amore
con un buco nel cuore.
Come cannibali affamati di luce,
dall’ombra,assaltiamo coi denti
la palla di fuoco
che ci ha generati.
Così ritroviamo la pace,
pochi istanti prima
di riguardarci negli occhi.
Barba
Ho lasciato crescere la barba al vento,
una distesa d’erba medica arsa dal sole.
Sotto ai miei occhi,verdi di luce,
la tua mano è perduta.
l’ho vista, un giorno
tremare nella penombra d’un vecchio pub,
quando i tuoi pensieri,ancora
non conoscevano il mio nome,
e la tua mano mi accarezzava
il viso senza una ragione.
Adesso quel pub ha chiuso,
i tuoi pensieri conoscono i miei occhi,
e la mia bocca.
Qui la tua mano,manca
come il monsone tardivo,
che di crepe inaridisce i campi.
Adesso sul mio viso ho una rete,
e quando verrai,la tua mano
si incaglierà sul fondo
e la tua bocca sarà fuoco,
una lingua di lava
tra le steppe deserte del mio viso.
”potrebbe piovere!” Igor.
Oggi camminavo lungo il corso,
alle 8 di mattina gli occhi
incispati dal freddo
pungono come spilli
sulle punte delle dita,
la recessione ristagna
negli addobbi natalizi, e
siamo tutti più vecchi,
a Natale.
Ho provato a rincuorarmi
alzando gli occhi al sole,
ma ho incrociato le mie ali
con quelle dei piccioni,
i topi del cielo.
“Potrebbe piovere” avrebbe detto Igor.
sorriso…
Me la cavo sempre così,col sorriso.
La strada era fredda, ed
il caffè non sempre basta a tenere
gli occhi aperti.
Alcuni si preoccupano per gli esami,
io ero afflitto dalla recessione
che ristagna
in ogni pallina colorata.
Un passo nel viale
tra colori tagliati male dal freddo,
il sorriso della barista bella,
fresco come le arance ammuchiate
nella fruttiera del banco,
gli occhi dei Dejo,e le sue monetine,
i suoi cani educati,
i colli di pelliccia issati come scudi,
i guanti,i vigilanti soldatini avanti alle banche
con le mani ancora calde di latte,
i ponti che mai si sporcano di fiume,
il loro balzo antico e aristocratico,
tutte le nostre vite, in coda ad un semaforo,
altre luci per addobbare le attese.
I colori che adoperiamo per addolcire la vita,
sono rigonfi dei sogni che abbiamo messo in disparte,
guardare le luci intermittenti,
è strizzare l’occhio ai desideri perduti,
mi guardo intorno e vacillo
sotto il peso delle rassegnazioni,
poi penso ad Igor,
e sorrido, ancora.
Alcuni non capiranno.
Il muro bianco è più di uno specchio.
vi ho visti tutti riflessi in questo muro
ed ho provato orrore.
prima o poi deve accadere,
e non c’è consolazione
nel comprendere la vita.
Non c’è amore in questo muro,
nè speranza.
il mio sguardo si abbatte come una catastrofe
sui sentimenti,
frantumo la mia anima come una bottiglia,
e non c’è pace al di là delle parole.
la desolazione del mondo
è un oceano contro la parete.
Io canto ciò che la vita ci ha tolto
e ciò che la vita regala.
Suono una musica selvaggia,
canto la disperata impotenza del sangue.
Quella che alcuni chiamerebbero miseria
a me appare come un albero
dai rami dorati.
Crescono dei piccoli fiori rossi,
ogni fiore ha un nome,
il loro profumo è debole
ma innamora.
Alcuni non capiranno.
Io cammino.
Quella che tu chiami distanza
per mè è sempre stata un pensiero di pietra,
ho provato ad ascoltare le tue parole,ma
più a lungo,ho pettinato i tuoi silenzi.
Ho colmato quello che tu chiami vuoto
con le cose che mi ha offerto la vita,
Ho attentato alle tue labbra
con le mie parole più taglienti,
Ho aspettato.
Ho aspettato che la tua bocca maturasse,
che le tue parole si addolcissero
come frutti rossi di labbra,
sarebbero caduti dalla tua bocca,
Sbagliando.
La noia logora le attese.
Ti avessi amata,avrei certamente resistito.
Ho camminato a lungo senza arrivare in nessun posto.
Ti ho trovata soltanto
sul fondo dei miei pensieri,
di notte,quando si calmava la burrasca delle voci.
Una strada è soltanto una strada,
fino a quando non la cammini con amore;
ed io cammino, ancora…
