Sotto la torre.

La nebbia ha fatto le montagne blu,

fantasmi di terra e roccia all’orizzonte,

potrebbe piovere,

la torre è un dito medio

eretto alle nostre indifferenze…

dovrei comprare un ombrello…

zoppico…

ho mal di testa…

e vedo la gente sorridere

abbracciando il dito medio.

No, non è un mondo perfetto…

Io non sono perfetto…

solo un pensiero potrebbe essere perfetto

ed io lo cammino, da cima a fondo.

ogni volta mi meraviglio 

di come possa essere accecante

la bellezza dell’imperfezione.

quasi Natale.

ho il petto gonfio

dei giorni d’autunno,

seduto al bar della stazione

il mio sguardo cammina le foglie

spettinate dal vento

sopra le cime degli alberi,

il tuo nome l’ho scritto sulla carta

e riposa al caldo della tasca,

da qui il mondo è più bello,

la gente compra i primi regali,

e sorride, occhi lucidi

raggirata dai pensieri.

Le stazioni sono il fondo del mondo,

qui siamo arrivati,

e da qui ripartiremo, un giorno.

Passiamo da una vita avanti a queste mura,

alcuni ci restano,con dolore,

inchiodati con la lingua 

alle sedie delle sale di attesa

dai sorsi della sete,

e non siamo poi così diversi.

Da qui tutto è più bello.

Bambini abbracciano padri,

i giornalai non conoscono il tuo nome,

la fontana nella piazza 

suona sempre la stessa musica,

e pure qualcuno si ferma ancora ad ascoltare.

Da questo vetro che gronda condensa

come i vecchi treni che inettavano speranze,

la vita sembra più bella

ed il tuo nome in tasca,

scalda più del mio giaccone.

Quest’anno ti comprerò un regalo

le mie parole si accenderanno come luci

e gli occhi lucidi saranno specchi

e brillerai per un istante

e si perderà nell’ombra la tua voce

nella vertigine di un abbraccio.

Resistenza

quante parole
potrei usare
per dire che piove,
e la mia anima 
non ha l’ombrello…?
La vita che tanto disprezzo
il corpo che mi dà allegria
il tedio che odora di morte
l’amico che rischia la vita.

I tuoi capelli anarchici
resistono alla permanente,
e restano brillanti e fieri
tesi, come seta castana al vento.

Come potrei usare parole difficili,
se qui piove, io mi bagno,
e la notte si chiude inesorabile
come una cesoia sulla nostra vita
e soltanto l’arachia dei tuoi capelli
resiste a questa apocalisse?

La notte esplode le stelle oltre le nuvole
e noi non le vediamo,
nella sua fondina, un capello, resiste,
qualcoa si muove,come un verme,
e noi non lo vediamo.
Non è la speranza che addomestica,a bruciare,
ma la vita che si aggrappa con le unghie
ai nostri nomi,
è la storia che ferita si ribella.

I tuoi capelli che si oppongono
alla legge del bigodino,
colorano le notti come un canto.
Strappiamo nella pioggia ogni bandiera,
che ci insegna solo pallida speranza.
Issiamo quindi l’ impotente bigodino,
come simbolo di lotta e resistenza.

Distanze

Quando arriverò sulla luna,
le mie parole si faranno
fredde e d’argento,
i nostri nomi taglieranno l’aria
senza mai incontrare carne,
tu alzerai gli occhi al cielo,
mi urlerai qualcosa,ma
io non potrò ascoltare
e le mie mani 
non avranno più alcun peso,
sul profilo dolce
del tuo viso.
Ricorderai la storia 
del principe e la volpe,
ma ormai sarà tutto andato
nel freddo che vibra l’universo.
esistono amori ipotetici,
grandi storie d’amore,
destinate al nulla,
come neve che si scioglie,ancora
prima della frustata del sole.

Sera d’Autunno

la sera d’autunno
è caduta
come una rete
sopra i miei entusiasmi,
nemmeno i tuoi occhi 
ne sono usciti vivi,
resto a casa,
faccio compagnia a Drake
e a qualche libro,
poi affogherò
nel porno ogni desiderio 
superstite.
la sera d’autunno
mi ha inchiodato
gli occhi al muro,
niente di bello
potrebbe uscire
dalla mia bocca.
Così mi taccio,
faccio compagnia a Drake,
e rubo le parole al Vecchio.
Ingrasso la nostalgia
con la solitudine,
fino a scoppiare,
così domani,forse
non avrà più fame.

Quando non sono innamorato

Quando non sono innamorato mi detesto,

detesto le persone che non sono innamorate

e ti guardano negli occhi 

con quell’aria di sfida.

Non hanno nulla da perdere.

ma non è coraggio, il loro.

Semplicemente non hanno paura.

Il coraggio è avere una fottutissima paura

e vincerla;

o almeno provarci.

Ecco l’impresa,l’arte,l’amore.

Chi non è innamorato non vale niente.

Potrei starmene seduto qui

avanti ai tuoi belissimi occhi

e sopravviveti fino all’alba.

Ecco,mi detesto.

Questo è tutto.tto.

Un Poeta. A V.C.C.


Una volta un poeta,

uno di quelli veri,intendo,
mi disse che avevo stile…
Ebbene,
forse il mio stile
è durato giusto il tempo delle sue parole.
Oppure svanisce,
ogni volta
che la penna riposa.
Si,deve essere così.
il fatto è che ho stile mentre sento,forse,
poi mi volto,
e tutto è finito,
svanito nel gesto dell’ andare a capo.
Quello che mi lascio alle spalle,se è stile,
è stile morto,sepolto.
Il passato è un cimitero di carta
e di cenere.

blu blues

La strada è gelata di pietra e di blu,

scivolano i desideri scalzi

nel colore dell’abisso.

Mi guardi affondare nell’ombra del vicolo

mi inghiotte come un sasso,lanciato

dall’alto,nelle profondità del pozzo.

la tua voce mi prende da dietro

come una frustata,

il mio nome mi spezza la schiena,

con le tue parole.

Ti aspettava,la bocca,

farfugliava da tempo

tra le mie parole annoiate.

Nel freddo,si trema,si muore 

e si puzza,

soltanto di blu,

e di baci,e  labbra,

di asfalto

blu.

“il bar sotto il lago”

l’Autunno mi annega

sul fondo del lago ghiacciato.

Vedo,dal basso, i vostri piedi 

come macchie scure

intermittenti nella luce.

Ci sono tavoli con una sola sedia

sul fondo del lago,

e bevande calde

il cui vapore,scalda

nuvole d’acqua,

intorno alle mie mani

intorpidite dal freddo.

Ogni tanto, una corrente, calda

mi solletica il collo,

quasi mai mi scalda il petto.

Scrivo di te

e non lo capisci,che

il tuo silenzio, brucia.

E’ pieno di mani e di labbra

e c’è tutto quel che resta,

nei tuoi occhi,della mia

fredda,infinita,umanità.

Col freddo.

Col  freddo arriva la morte,

spunta tra i pensieri 

come un fungo di pietra

tra le foglie.

ho spento

i nostri nomi

tra le ceneri dei bar.

Mentre la gente si stringeva

nel caldo della lana,

la vecchie trascinavano

piccole borse per la spesa,

come formiche giganti nere,

in fila verso casa.

I gatti che disertavano l’ombra

rifugiandosi in ogni spicchio di sole,

le ragazze correvano,sgraziate, in apnee fresche di trucco,

tossici che parlavano dei soldi che non bastano mai,

gli amanti si chiudevano tra l’albero e il cappotto,

e la loro luce, che sempre odora di alba,

mi pare morire,sul bordo affilato

di questo tavolo,dove io vengo,

e al caldo di un caffè,

mi seziono il cuore.

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