Ogni tanto mi fisso

Ogni tanto mi fisso
Con qualcuna o qualcosa
A scapito del resto

Qualcuno a posteriori
Lo chiamerebbe amore
Ma io non lo so dire

So soltanto che
Quando desidero un culo
Vuol dire avere
Ampi margini di salvezza

Quando ho desiderato le labbra
Ho desiderato un amore
E non si deve mai desiderare un amore
Ché é l’unica strada per non ottenerlo
E bruciare tutto il resto
E tralasciare culi e occhi
Che ci passano accanto
E tutti dovrebbero sapere
Che il culo e le tette
Sono solo la coperta dell’amore
E a volte basta far cadere il velo
Per scoprire che sotto la superficie
Si celava quella cosa che ti stava cercando

Il corpo serve per essere trovati
Dalle cose che erroneamente
Stavi cercando.

Minchia cordis

ti dissi, usciamo!
mi hai riposto, da amici
ho rilanciato,
usciamo da amici, a cena!
hai detto, aspetta, ma
io conosco solo l’urgenza
e il tempo è trascorso
senza una chiamata
e mi sono innamorato di te
solo perché non t’ho più vista
Minchia cordis!
mi ripeto, adesso, a mezza bocca
ogni volta che sento il tuo nome,
e a volte sorrido, altre bestemmio,
le rare volte che ti vedo passare.
Minchia cordis!

Gli amici lo sanno

gli amici lo sanno
della solitudine
e di quelle cose là e
anche Carver lo sapeva.
gli amici lo sanno
ché berrai parecchio
o è come se sapessero,
e adesso tu mi chiedi:
Perché non mi parli?
(mentre allungo la mano
sotto al tuo maglione
per cercare le ultime parole) ma
La domanda ha partorito solo un sospiro
e poche, consuete, parole:

smettiamo di scopare e
diventiamo amici, ché
gli amici non chiedono,

gli amici lo sanno.

Poeti? Ma sticazzi!

Ai poeti servono le cose che non servono e si atteggiano come se servissero, proprio come tutti i non poeti, ma li chiamano poeti, perché sono sinceri, i poeti, e talvolta anche gli altri sono sinceri, ma non sono poeti, o forse lo sono, forse basta essere sinceri per essere poeti, ma chi è sincero veramente? I poeti? i non poeti? qualcuno azzarderebbe a dire che è poesia la confusione? ma se poi te ne vai al mare senza scrivere una poesia, perché sei stato bene, allora forse sei poeta, oppure se dopo un mese scrivi una poesia sul mese prima, perché non sei più al mare e non hai altro di meglio da fare che scrivere una poesia sull’essere o meno un poeta in bikini… Allora forse…
Ma che ne so. 
Chissene..

Dalla collana ineditabile ” I Microracconti”

Eravamo in tanti e
tutti guardavamo la stessa donna
chi ne lodava del gambe
chi il culo
alcuni le tette
le mani gli occhi, la bocca
indossava un vestito rosso
cadeva appena sopra il ginocchio
era la Primavera
quella cosa che spinge ad uscire fuori casa
poco vestiti anche quando la brezza, alla sera,
regala ancora qualche brivido.
Attraversò la piazza come una una volpe attraversa la strada
le avevamo puntato i fari addosso
si girò verso di noi per un istante
e colsi nel suo sguardo una nota bassa
come l’ eccessivo odore di legno
che ha intaccato il più elegante dei vini
era umana.
Vidi tutta la decadenza del mondo 
in un solo sguardo 
mentre una mandria di spacciatori tunisini
le faceva largo creando un corridoio di carne,
concedendole il più sgraziato onore delle armi
fischiando e starnazzando come anatre in calore.
Scomparve dietro il porticato delle poste
come una diva del cinema,
come una disperazione,
come il segreto che mi porto in seno
come tutti, una nascita, una morte, un abbandono,
un omicidio, una vendetta, un figlio,
una dipendenza, una fede,
lasciandomi là senza risposte
sotto il peso del mondo.

l’offeso

mi piace fare l’offeso
perché credo di non essermi mai 
offeso negli ultimi vent’anni.
mi piace fare l’offeso
e dire: ” va bene, 
se non vuoi averci niente a che fare
allora fa’ quello che ti pare,
addio.”
Vorrei provare una volta
l’ebbrezza dell’offesa
e dire, ” vaffanculo,”
e andarmene sbattendo la porta
senza che mi venga in mente
una battuta, un sorriso, un fischio,
o la cena che mi aspetta sul fornello,
o un altro posto dove andare
a fare due risate.

astigmatismo

è così che io ti vedo

come una spina nel dito
ma più dolce
è così che io ti vedo
come una treccia ai capelli
ma più sciolta
è così che io ti vedo
come una tigre che dorme
è così che io ti vedo
come una minaccia nascosta
è così che io ti vedo
ma sei il sonno segreto degli amanti
quando cala la sera di Maggio
ed il mare ancora freddo
ci invoglia a coprirci di lino
è così che ti vedo
da quando ho smarrito gli occhiali.

astigmatismo

è così che io ti vedo
come una spina nel dito
ma più dolce
è così che io ti vedo
come una treccia ai capelli
ma più sciolta
è così che io ti vedo
come una tigre che dorme
è così che io ti vedo
come una minaccia nascosta
è così che io ti vedo
ma sei il sonno segreto degli amanti
quando cala la sera di Maggio
ed il mare ancora freddo
ci invoglia a coprirci di lino
è così che ti vedo
da quando ho smarrito gli occhiali.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...