Foglie Azzurre

Dopo l’ennesima dose di odio e disprezzo
La telfonata si concluse con un certo garbo.
La pena, la mestizia e sua maestà la colpa
Si infilarono nel pensiero di una certa poesia scritta guardando dalla finestra
Di una casa con giardino di una certa città del” Oregon durante un giorno di pioggerellina.
“Pioggerellina”, recitava la poesia. Amen.
Poi il silenzio. La notte in pieno giorno.
La solita domanda sui sentimenti. Sulle implicazioni che le scelte e le non scelte compiute e incompiute fino a quel momento gravavano sull’intero cosmo conosciuto.
Cosa hai fatto in tutti questi anni
Oltre a ferire le persone? Eh?
Certo, non sei andato a letto presto.
Cosa hai costruito quando non eri impegnato a sgretolare tutto ciò che la vita
Ti serviva, benevola, sopra un piatto di foglie azzurre? Lasciale cadere, dicevi, queste foglie. Arriverà la primavera.
Ebbene questa poi è arrivata e…
Hai davvero messo a frutto tutte quelle cose? Hai intenzione di farlo per davvero?
Quanto ancora puoi infierire su cadavere di quello che sei stato?
Ne hai abbastanza? Torneremo a brillare come adesso? O Come il biancospino?
Lo so, lo so a che stai pensando.
Per l’ennesima volta ti hanno detto che i sogni di gloria puoi dimenticarteli. Puoi ficcarti le poesie su per il culo e giù terza stella a destra fino al mattino. Stop. Finiti. Fertic (?). Mai.
Quando nessuno crede in te, anche tu cominci a dubitare, non sei mica veramente scemo. Lasciaglielo credere che sei morto. Certo non a tutti. Lascia aperta quella crepa da cui la luce entra come burro. Arrenditi alla tenerezza. Dimostra di voler bene. Forse quello che sai dare è ancora troppo poco. Certo sei un disastro, ma non è tutto perduto. Non ancora. Il sangue pompa nelle tempie come orde di fenicotteri. Le mani ancora stringono.
La porta si è chiusa con un fremito di ardesia e l’albero il mirtillo e il miele…
L’albero il mirtillo e il miele. Ripeti insieme a me:
L’albero il mirtillo e il miele…

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