La sera è scesa come uno squalo
Tra due margherite. Canta Piero.
La sconfitta odora di pace
La morte si affaccia nel discorso
Con l’odore di qualendula.
Giorni fa un tizio gentile
Voleva convincermi ad acquistare
Copie dei miei libri. Mi stupisco ancora.
Qualche idiota ancora ci casca.
Perché sei ancora qui a
Scrivere poesie nei momenti più difficili?
È sempre tutto un raccontare balle
Quando sei nell’uragano.
Una volta pensavo di chiamarmi jessica!
Che sia quello il mio vero nome?
Ma io dico davvero. La seta si è fatta carne
Che si è fatta distanza e poi si è fatta e basta.
L’albero che non è mai stato qui
Ha cominciato a cantare “accarezzame”.
Appresso lo spicchio ha cadenzato
Poi l’azzurro variegato che adesso è l’oscuro.
Stanislao mi parla con mestiziaa
Ha le valigie sul letto, sì.
Quelle di un lungo plagio. Mi guarda.
Strimisce nel freddo della lampada.
Non mi resta che intonare
un passo dietro l’altro.
Cosa ci fai qui tutto solo e pieno di rancore? Avrebbe detto zio Raymond.
-Jescie, e va’ tòcca ‘e femmene! Avrebbe detto Massimo. Ma tu che dici?
:La notte lima la mente
Poco dopo si è qui come sai bere,
Vuoti d’anice lungo la vernice
chi pronto al Marzo, chi quasi in cancrena.
Qualcuno sulla pagina del male
tralcia un segno di vite, frigge un punto.
Raramente qualche ossa scade.
