Duetto con la nebbia



nterno giorno. Satie. Gimnopedia numero uno scelta per pigrizia.
Esterno uggioso. Pioggerellina sottile come agopuntura. dice faccia bene al cuore. Ti sei svegliato da solo per la prima volta da un secolo. Hai uno sgabello rosso sgangherato che ti fissa con assi assai interrogative. E mo? E mo t’attacchi! A gamba tesa entra sul risveglio il tappetino. Respiri a fondo l’aria dalla finestra che affaccia sul giardino che adesso sembra un fiume. Ricordo di odore di pesce che fa star male. Mandi in corto le sinapsi. Smorfia di disgusto tra i pensieri.
L’orologio del comune si incastra controtempo con la musica. Un solo quarto acuto fa il verso ad un fucile. Già tre telefonate di lavoro che hai sbrigato come un esame medico. Tutto risolto.
Tutto risolto… Le questioni d’amore sono binarie mi hanno sempre ripetuto. Che stronzata pleistocenica. È così che mi innamorai anche della nebbia. Non per capriccio o per ripicca a chissà chi. Forse come Gigi, quel giorno di ogni giorno non avevo niente da fare. E adesso lei mi abbraccia con una certa tenerezza. Lascio fare. Anche abbraccia anche altre piante anche le colline anche tutto il circondario.
Ancheggia gran signora.
Che sciocchezze. Che miseria l’unità. Pare bisbigliare. Fatti comodo. Apri la chiusa. Sverginiamo anche il mattino. Stringiti. Ecco così.
Puoi anche cantare se ti va. Quella canzone che sussurri quando gira un poco male.
È la nostra preghiera alle cose rotte. Su, comincia, io ti vengo appresso. Senza doppisensi, almeno questa volta. Dai, comincia:

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