Specchio

Il foglio è uno specchio senza bordi
Mi guardo e vedo la strada
Qualche montagna innevata all’orizzonte
Il fumo del comignolo e l’odore di castagne.
Chissà se assomiglio alle cose che ho fatto
O a quelle che ho evitato di fare…
A volte mi fisso come fossi un estraneo
Altre volte sono reale come un cazzotto
che colpisce al centro della fronte,
Ma ogni volta dimentico,
Ogni volta sono cosa nuova,
E mi sorprendo sempre,
di me e del mondo.
Qualcosa che scava, mi resta negli occhi,
Un tarlo tra sentimenti
che ho cresciuto negli anni,
che prima o poi mi chiederà il conto
ed un ammazza-caffè.
Ne sono certo. L’amore

L’ Anatolia dentro.

altopiano mongolo
che ti inclini nel mio petto
ogni volta che pronuncio il suo nome
altopiano mongolo
che non calpesto
ti allunghi
tra me e me
tra te e me
e tutto il vento
e i visi arrossati dal freddo
e le greggi
e le genti che vagano
tra i canti dell’ignoto
dell’umanissima prateria
mi appartengono per esclusione
altopiano dolce che sei
cadenza del mio passo
lascia che mi sperda per il mondo
senza una scarpa, una manica, un occhio,
fa che la mia voce non ritorni dimezzata
fa che si allontani da me la nenia
la nenia dimessa di quando ho deciso di partire
seguendo la mia ennesima ostinata intuizione.

Out Of Order ( Omaggio a Pedro Pietri )

ci sono le donne
e ci sono gli uomini
e ci sono le cose che accadono,
poi, nel mezzo, un sacco di parole,
un sacco di stronzate
che non accadono
ma è come se accadessero,
e non succede niente
ma è come se fosse già successo tutto.
nessuno mai si incontra veramente
da una ventina d’anni a questa parte.
Allora mi permetta, mia adorata
un non appuntamento di parole
a cui mancherò sicuramente
poiché non ho più altro da dire,
al di fuori dal fatto che
vorrei anche io una cabina telefonica
“out of order” a cui confessare
ogni malefatta, ed un Pedro Pietri,
a cui pagare una birra,
solo per sentirmi dire:
Ben fatto fratello, ben fatto!
Un altro giro?

8:30

8 : 30 
Terzo caffè della giornata
Scolari scolareggiano
Barboni mbriacheggiano
Fessi fesseggiano
8 : 30
Puzzi di studio e lavoro
Che orario infame
Che volgarità
Passata l’alba da un pezzo
Così lontano il tramonto…
8 : 30 
L’ora delle cose dovute
Io ti ripudio come un figlio fascista
Perduta la gioia delle elementari
Vorrei dormirti senza ritegno
Puzzi di alito cartonato e cravatta
8 : 30
Mavattelapijànersecchio.
Fino a ora di pranzo
E poi di nuovo 
Fino al tramonto

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