una breve solitudine è necessaria
riordinare i pensieri è necessario
sperso per i viali della sera
il cielo arrossa e la strada pare petrolio
in mezzo al ribollire di lamiere e motori,
sul mare si è alzata una brezza leggera
solletica la pelle arrossata dal sole
gioca col ciuffo scuote le teste
ed io non ho bisogno di niente,
il sale secca le ciglia e le orecchie
la tardona che ammicca
il ghiaccio rinfresca il bicchiere
la bella ragazza che mi viene incontro
sorride e mi porta il conto
maiunaggioia, ho pensato,
ed io tuo seno così distante
e le tue gambe sincere
e la tua bocca di pesca
e le tue mani sottili
il tuo naso
il cuore il culo
il tuo sguardo
quell’altro sguardo
e l’altro ancora
e quella volta che…
che cazzo me ne sto a fare da solo
se ti penso ogni stramaledetto minuto?
Ho preso il telefono, ho fatto il suo numero,
nessuna risposta.
Meglio così, dice una voce,
non sai che ti perdi ne risponde un’altra,
vaffanculo incalza un’altra ancora,
richiamerà, sì richiamerà, speriamo
prima che l’andropausa abbia compiuto il misfatto
borbottano gli angeli da dietro una nuvola…
Il resto della serata è un bicchiere sudato
un classico ritorno di bolina, qualche ululato,
la casa vuota che gode nell’eco
del chiavistello che scivola,
io che godo nel profanare la casa
e questo è l’apice dell’eros
e poco altro da dichiarare
qualche zanzara
tracce di sonno.

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