nell’immobilità del mezzogiorno
quando il sole non lascia fuggire più l’ombra
ognuno è quello che è, tautologicamente
una cosa senza appendici,
ed io non mi basto, lo dico senza timore,
sono così poca cosa alla luce del sole.
con chi condividere lo splendore dei giorni?
a chi mostrare come ho vinto il terrore?
potessi amarmi pochi minuti al giorno
potrei godermi la scopata clandestina,
ma tutto è lontano dal cuore, troppo lontano è il mondo.
La donna a cui ho legato il mio nome
è anche lei, ormai, un’ombra lontana.
invento due balle alla tizia davanti e
la fila del bancomat diventa un salotto
il sole regala scintille, indosso gli occhiali,
il vento rinfresca gli sguardi e le cose rivanno,
parliamo del mare ma poi mi distraggo,
le persone che vanno e che vanno e ritornano
buste di plastica, borse LV, portano cose, parlano,
e ritornano e poi rivanno coi loro nomi tra i denti,
mentre è arrivato il mio turno
e la ragazza di prima, stizzita, mi volta le spalle,
scusami Lara, con un filo di voce.
C’è solo la gente che passa, fuori, dentro, solo passaggi
e una canzone che nasce mi risuona tra i denti…
wild is the wind…

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