e sempre mi ritrovo
nudo e curvo e ubriaco
a pregare come Golia Abelardo
il dio che mi ha fatto grande,
e le mie parole si fanno atroci
e indomite e furiose
e lontane di significato
e disertano il compromesso
e urlano come bestie dannate
la tenerezza che mi ha ferito a morte
e che ristagna e fermenta
e che matura nel tempo
una passione sfrenata
poco adatta all’invecchiamento,
avanti ad una porta socchiusa.

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