urlo le mie pene al silenzio
ogni notte, ogni giorno
a cercare il verso a questo gorgo,
esplodo nella notte un castigo
faccia al muro, disegno un paradiso abusivo,
dietro la lavagna dei peccati.
consumo le mie passioni ferocemente
e come bestia ferita mi trascino nei viali,
il sorriso gentile e le buone maniere
nascondono a stento questo fuoco,
questa lava è perduta nel cuore della steppa del suo silenzio
muoio ogni notte sull’altopiano straniero del suo sorriso.
non c’è niente da fare mi ripete una voce!
Non posso che morire, adesso, e ardere e brillare
e lasciare questa traccia sull’asfalto manco fosse il cielo.
Sono la sconfitta negata,
l’albero che hai tentato vanamente di abbattere
è morto invece per mancanza di acqua,
il filo d’erba che ha resistito al camion,
la sera che ha legato i polsi al sole
e ha tinto di rosso la notte.
Sono la stella caduta che non si vuole spegnere.
Sono l’assegno scoperto che ti ha fatto bella per qualche ora
prima che venissero a rinchiudermi.

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