mattino

ho speso una nottata
a pensare che era bella
l’ho scritto con parole
di oscuro tormento,
le uniche che avessi.

Poi è arrivato il giorno,
la sua nuova canzone,
l’ antica primavera.

il sole
ha bruciato la penna
il muro
era un prato fiorito
il mezzogiorno
ne ha cantato il profilo
il tormento
s’ è fatto mattino

anche il caffè

i miei patimenti un giorno
saranno i patimenti di altri
ed io non ne avrò in cambio  alcuna gioia 
niente restituiscono i sentimenti
tutto si prendono( anche il caffè…)
la felicità di avere cose da dare
è quello che resta,
un arsenale inesploso
a guerra finita,
un monumento,
l’ ottava meraviglia del mondo
che ognuno di noi 
ha conservato 
nello scantinato polveroso
dei ricordi…
tra i vuoti a perdere
di tutte le bottiglie di vino
questo cuore dimmerda
è un colosso
e la mia volontà è niente
ad ogni suo comando.

così

così sopraffatto dagli eventi
caddi nell’antico tranello della domanda
e chiesi e non ottenni e mi disperai.
mi presi gioco della mia debolezza
mentre fuori tutto si comportava
come si comportano le cose
fuori da qualsiasi altra cosa,
senza sole, senza fiori, era la vita.

sempre feroce

l’antica febbre che mi governa
il randagio che mi porto dentro
questo cane di strada
che si morde la coda
corre sopra un ovale di pietra
senza buone parole, 
senza alcuna speranza,
sempre più forte
sempre più alto
sempre più solo
sempre più bello
sempre feroce

al dormiente me stesso

in sonno

come certi massoni

gravidi di pensieri

come coloro che hanno provato

e adesso dormono stremati

sopraffatti dal peso

delle loro stesse azioni

troppo mi è pesato il desiderio

angusto è adesso il cielo

per poterlo contenere.

quanto mi pesi tu

quanto mi pesi tu
che dei miei pensieri
ne sei la misura felice
e degli occhi
il sole che acceca.
quanto mi pesi tu
mio termine di 
incommensurabile paragone,
mai ho cercato 
la tua misura.
ti accolgo come
il giorno che mi sovrasta,
a te legherei 
come all’azzurro
il mio arbitrio
e ti direi
portami
là dove tramontano le cose
e tienimi
anche quando il buio
avrà accordato la sua lira
e le mie parole
si faranno ostili
come locuste affamate d’abisso,
Chè poi sarà solo un fiorire
di cose nate nell’ombra
una primavera nata
lontano dal sole
immune
all’ umano avvicendarsi
delle stagioni.

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