Solo di notte emergono chiare le parole.
La stessa notte che ci separa
come un abisso di cose da dire,
intramezzata dal giorno che non ci unisce
e dal sole che non ci ha più visti.
La stessa notte che non ha mai una cura
che apre la porta agli abissi silenziosi delle camere da letto
La stessa notte che mi chiama prima di cadere nel sonno
dei corpi caduti morti.
La stessa notte che droga l’alba
con le prime nebbie sottili quando spunta un mezzo sole
a prescindere dalle stagioni.
Cadere quasi sportivamente dall’orlo di ogni abisso
e restare in piedi a sfidare le stelle
come un futurista per caso
che si lancia dal vagone in corsa
con un elegante urlo neoclassico
che mai più toccherà il terreno.

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