capirete l’eccezionalità dell’evento

non sarò mai quello che scrivo
scrivo sempre quello che ero ,
la vita è sempre un passo avanti
ogni volta che si ferma il tempo.
non cercarmi tra le parole scritte
me ne sarò andato da un pezzo.
quando mi leggo non posso che mentire
o recitare i vecchi sentimenti con quelli di adesso.
Scorrere non è una parola adatta alla vita,
non c’è linearità nell’esistenza,

non c’è crescita, solo oscillazioni .
mi muovo in tutte le dimensioni che non conosco
e mi ritrovo sempre , io, sempre diverso.
Amare è una faccenda ostica, ad esempio,
dovrei innamorarmi ogni giorno della stessa persona,
e non dico sia una cosa infattibile, ma
capirete l’eccezionalità dell’evento.

Ci fa più belli la morte…

E’ carne marcita al sole

l’esistenza senza attese,

un barbecue di sentimenti e muffe

dove il desiderio è viziato di salse stupefacenti

e le cose tutte sovrastano il pensiero. 

Decadenza e marciume è la vita

delle cose fatte senza aspettare.

Gli dei sanno quanto ho puzzato di morte.

Solo la prima giovinezza può reggere

il colpo mortale del tempo.

Ma ci fa più belli la morte 

quando ci sfiora, leggera,

prematuramente.

benedette distanze.

Benedette distanze di donna

che interrogano i miei giorni 

senza posa.

Un filo di vento e di voce

un ponte di lenza e di aria,

per camminarci sopra, piedi scalzi,

ed inciampare allegramente

sino alla rosa fresca e carnosa

che dipana, nel silenzio,

i miei desideri,

sulle sue labbra

fitte di rovi.

più profonda, più allegra, più bella.

forse una nuvola? 

Un soffio di vento? 

Metà arcobaleno o 

un pezzo d’asfalto? 

Un ricordo lontano 

che bussa alla porta? 

Un caffè arrivato amaro e freddo? 

Una goccia di miele sulle labbra

che fa il filo al tuo seno… 

ecco! fino al cuore sepolto dai vestiti…

ti vedo nuda e sei la mia pelle…

ma più profonda 

più allegra 

più bella.

pesci

Così diversi agli occhi del secolo,
identici nell’intimità del silenzio.
Ci accompagniamo, mia distanza,
a portata di mente,
per queste strade, che poco o niente
hanno a che fare coi piedi,
senza mai incrociare uno sguardo.
ritrovarsi , poi, in mezzo alla notte,
quasi per caso,occhi negli occhi,
come due pesci d’altura
sopraffatti e tremuli

di fronte alla luna.

certe volte la giornata è triste.

certe volte la giornata è triste
“ed il mio cuore, più triste della giornata”
non vede che asfalto avanti ai miei occhi,
chilometri di asfalto scrostato e cemento
e non sembra esserci una fine, a questa strada,
camminare ed arrivare in nessun posto
la sensazione che il viaggio sia compiuto e perduto
e pure ancora da iniziare,
essere il posto che si allunga allo sguardo
e si disperde dietro la cur

va oscura 
in fondo alla prossima discesa,
sul fondo di valli senza vento,
in una penombra di grigio desolata,
dove i pensieri hanno la stessa forma di sempre,
ed essere acuti non basta a sbrogliare la matassa.
Così il giorno mi divora come un orso affamato,
di me non resta che un sasso cupo e sanguigno,
che si annuncia alla vita con un tonfo di incudine nella terra,
ma dentro, nel rosso del mondo, rischiara un’alba equatoriale
e ci sono uccelli e piante e nomi pieni di sorrisi
ed una musica sempre uguale canta cose sempre diverse
come quando pronuncio il tuo nome e ed il tuo viso vivo,
risuona sempre nuovo.
Un triste ottimismo mi riempie in petto, col sorriso,
come dopo una scazzottata tra amici
quando appresso al cazzotto sordo che stordiva,
ci medicavamo insieme quegli occhi viola pieni di vita,
allegri, per aver rubato spicchi di mortalità 
alla giostra su cui andavamo a zonzo ,furbi 
senza aver mai fatto il biglietto.
Certe volte la giornata è triste 
e il mio cuore più triste della giornata,
ma abbiamo visto giorni peggiori, vecchio mio,
quando nemmeno la poesia fuggiva ai buchi neri che portavo in viso.
E non avevamo un cielo a cui affidare i nostri patimenti.

Buon appetito

mi offro in pasto ai demoni lucidamente
e c’è una strana perversione, poco divertente,
nel vederli andare via senza salutare
con un pezzo di costato ancora caldo dentro al piatto.
Sopravvalutare le forze alleate è un errore imperdonabile
quando la posta in gioco è servita sopra un piatto di verità.
Ma meglio soccombere alla luce del sole
che spendere una vita a sgusciare nell’ombra
rovistando tra le miserie dei giorni
senza un’idea, un viso, un tramonto
che ci elevino al pari degli dei 
o che ci sotterrino nel buco del culo del diavolo.

Una bestia con le scarpe.

se mai ho detto fatto o scritto

qualcosa di intlligente

è ormai un ricordo lontano

quello che sono adesso

non è che puro istinto

nessun intelletto

nessuna mediazione

azione_reazione

una bestia con le scarpe

muoio di sete e di vita

mi ubriaco di presente

affogo la nostalgia nel passato

e so già che in futuro

avrò un gra mal di testa.

stagioni

l’orizzonte è più lungo 
di una manciata di lettere, adesso,
e l’azzurro due dita meno amaro .
quello che sembrava un presagio,
la grande pietra,
si muove dentro di me
con uno stridere di corde e carrucole,
il marchingegno, sferraglia e sbuffa
zoppica si inceppa e cade.
Impara il giro della morte

finge educazione marziale
esplode con fragore infantile,
sopravvive.
il grande inverno sta perdendo colpi
sotto il richiamo di una nuova stagione,
il desiderio si è fatto frutto
nonostante l’inverno del suo dire.
cadono,adesso, tra l’erba selvatica,
dai rami, le prime mele succose,
nell’indifferenza generale.
Per me è dolce anche l’abbandono
purchè qualcosa sia vera in questo tempo.
Un nuovo vento, dicono…
prenderà corpo, entro Primavera.

Alcuni lo chiamano…

alcuni o chiamano mare
altri lo chiamano jazz
taluni la chiamano notte
altri ancora dicono abisso,
vertigine,mostro,anima,poesia...
ma solo i più fortunati,
quelli che hanno,
o che hanno avuto e perduto,
lo chiamano amore…
e li riconosci subito,

c’è sempre un colore pastello
in fondo ai loro occhi
anche quando il racconto si fa amaro
e la rabbia monta come lava
sotto la pelle tesa dai ricordi.

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