il mio deserto
si specchia
nel tuo
e si scopre muto,
le mie parole
non dicono niente,
portano lentamente
le mie dune
tra le tue sabbie,
e non c’è volontà
nè ambizione
in questo vento,
solo un miscugio di sabbie,
fine e bianca la mia
calda e scura la tua.
Il tuo silenzio
è entrato nei miei occhi
come una foglia
dai riflessi cobalto
e adesso è smarrito
in questa distesa assolata.
Di tutto quello che ho scritto oggi
Di tutto quello che ho scritto oggi
Sterpaglie che ardono e fumo
Qualche luce si accende
A disegnare il paese
La strada che finisce a pochi passi dal mare
Qualcuna mi ha cercato armata di carezze
Poche parole
Un rovo
Una strada
Una mano
Maggio arde di verde
Questa spiaggia ha visto sbarcare filosofi e
Penso ai miei fratelli affamati
All’ombra del partenone
Alla mia terra
Qui potrei dormire per strada
E vivere di storie
Come il gatto che attraversa la strada di notte
Impietrito nel fuoco dei fanali
Sono rimasto una sera
Quando mi guardasti
Prima di andare via,ma
Manca sempre una parola
Aspetta.
Superego, il secondo Dio.
persone che aspettano
di vederti cadere,al mattino,
per esprimere un desiderio
in pieno giorno,poi
di notte,nell’ombra,
si affaccendano,nelle grotte,
troppo lontani dal cielo…
Compagni. (L’ultima di Alessandro Del Piero a Torino)
Esce Alessandro dal campo,
il pubblico si alza,
a me è scappata una lacrima
insieme alla mia giovinezza.
A.B.C.
A.A.A. Cercasi parole
che facciano contrasto
con i dissipatori
del mio calcolatore.
B.B.B. Affittasi silenzio
usato ma tenuto bene
ottima esposizione
ampio disimpegno
termoautonomo
C.C.C. Vendesi
cabina telefonica
fuori servizio
a cui confessare
ogni malefatta
prezzo da concordare.
un due tre stella
ho speso
il tramonto
a giocare ad
un due tre stella
con il sole
ed ho sempre perso
fino al quarto di luna,
poi ho continuato a perdere,
ma ero felice,
lo scopo di certi giochi
non è vincere,ma
guardarsi negli occhi.
Reti
la rete è un finestrino chiuso
la velocità dell’auto la decidi tu
la strada si spiega da sola
le cose accadono fuori
le eco talvolta risuonano anche dentro
le sirene luccicano nella foschia dei nomi
la musica si sfilaccia nel doppler
la macchina si ferma raramente ad ascoltare una voce
le immagini sempre false ci raccontano il vero
la vita è una rete sulla rete
la galassia è una rete sulla vita e sulla rete
la gente è sempre stata in una rete
la rete è un finestrino chiuso, e
le calze qui sono quasi sempre a rete
Maggio 2012,diario d’inverno.
Cadono verdi foglie
morte in Primavera.
Il Capitale ha portato
il gelo, a Maggio, e
piovono dal cielo
nomi di giovani padri.
Siamo scesi nelle piazze
una notte,
per guardare la luna
più grande dell’anno,
E continuavano a cadere
dal cielo,giovani padri,
poi soltanto occhi bassi
fino all’uscio di casa.
Persino il nuovo amore,
illumina appena,una lucerna,
nei corridoi oscurati dall’Enel.
basse energie.
Il tuo sentimeno
è come il mio talento,
c’è,ma latita.
Fugge,si distrae,ulula,
s’ottenebra e sbuffa,
morde e scalcia,
si annoia della stessa noia
e partorisce mostri irriverenti
come questi scritti,
però è là,che io lo voglia o no
mi fissa dal fondo delle strade
dal buio inesplorato del crepaccio,
dalla più oscura depressione oceanica,
arriva sottile alle tue labbra,
troppo poco per muovere parole,
ma già abbastanza
per non lasciarmi andare.
Solo con Io.
solo con io
pane e balcone…
ho teso la mano
alla parola,
alla bellezza
ai passanti
al cemento armato
agli alberi
all’asfalto
ai cani
ai colombi
ai gabbiani…
poco lontano la torre annuisce,
una ragazza mi guarda negli occhi
un’auto inchioda sulle strisce per evitare il vecchio
la giornata issa una bandiera rossa all’orizzonte
le cose fatte e quelle non fatte si annullano
la notte si avvicina col suo tubino nero
ed io ne approfitto al riparo dai tuoi occhi.
Cose da dire.
Oggi
il silenzio
è una prigione
senza fiato.
Parlare,è
un caos
unidirezionale
verso l’abisso
della ragione.
tutto è impossibile adesso,
e non c’è posto per me
nel mondo
che non sia
tutte le cose,
non un lembo di pelle,
e tutte hanno un nome diverso,
tutte hanno un nome sbagliato.
primoMaggioduemiladodici
fuori infiamma
il sole ,
dentro la lampada
illumina
i tuoi libri,
ed i capelli
a sfioro sulle spalle
accarezzano
l’idea del vento
dal centro
della stanza,
odore di carta e ciliegia,
l’albicocca e la mandorla
impallidiscono avanti
al dattero che sboccia
selvatico
sulle tue labbra,mentre
la nocciola dei tuoi occhi
non teme la parete…
Io qui stramazzo
nella pioggia azzurra
dell’ avanguardia di Maggio,
e mi ritrovo come un cieco
a parlare del tuo sole,
allungo il collo alla finestra
mi bagno e ti sorrido
manco fossi l’ombra
che accarezza
i tuoi capelli.
