Eternità.

tutte le mie poesie sono inutili

tutti i miei pensieri sono inutili

quando mi ritrovo al banco

occhii lividi

nel terrore del nulla.

Non c’è salvezza,

ed è  terribile

lottare con il mostro

quando gli autobus fanno da tappeto

alle voci dei passanti

e la ventola del computer

pare un tritacuori.

Picchio sopra i tasti con livore,

così mi fu insegnato,

e se è una giornata buona,

di caccia grossa,

ne ricavo leggerezza,

faccio il pieno di spazio

fino a quando sarà colma la misura.

il tempo è una misura del volume.

l’eternità la immagino leggera,

come un uomo di zucchero filato

che si lancia col paracadute.

è una di quelle notti

è una di quelli notti che lavano la mente. [*]
Da quando hanno inventato i computer,
non esiste più il silenzio.
é una di quelle notti da stringerle la mano,
come seduti all’ultima fila dell’ultimo spettacolo.
Le notti sembrerebbero tutte uguali,ma
alcune volte il buio indossa una voce,
ha un lenzuolo di morte,ma parla d’amore.

[*]  ” la notte lava la  mente “
di M.Luzi. 

approcci

Perdo sempre l’occasione giusta per stare zitto, mi capita di continuo…
Quando dovrei infilarci un paio di chili d’assenza,invece, ci ficco dentro due parole,del tipo: Che fai?, come stai?
Per stare da soli, bisogna temerla la solitudine,rispettarla, e forse le mie parole non sono che una mano tesa allo specchio dei tuoi occhi,
come a dire…avvicinati!
Non c’è bisogno che tu risponda, mi basta essere capito.
Io lo so già come stai,e cosa stai facendo adesso, in fin dei conti,
non è poi così importante.
 

Buchi

C’è un buco in questa stanza
dove la strada si infila 
e svuota le sue voci,
quasi fosse una discarica.
C’è un buco sul mio viso
dove la strada si infila
e svuota le sue luci,
quasi fossi una discarica.
C’è un buco in questo azzurro
dove lo sguardo si infila
e svuota la mia vita,
quando è colma la misura.

Non ci raggiungiamo mai.

Quando il petto sigonfia di parole,e
i pensieri si ammassano negli occhi senza forme ,
l’odore della pioggia ricopre le strade e le campagne,
ogni gesto,qui,mi pare scrivere ,nel vuoto, le tue labbra.
I passi quadri,tagliano, come consonanti stampatello,
inciampano ,nel respiro fatto solo di vocali.
Tutto mi porta a te.
Il mare a pochi passi dalla tua finestra,
è lo stesso che bagna la mia mano.
Potrei scriverti una lettera zeppa di meraviglie inutili,
intanto la mia mano gela nel salato inverno,
mentre tu aumenti, con la tua, i numeri al termostato.
Non ci raggiungiamo mai,è vero.
Ma io so che mi sorridi.

L’ultimo dei re lo chiamavano Sciacallo.

Tratta sempre il più umile che incontri
come l’ultimo dei re,
mi ripeteva sempre quando ero piccolo,
perchè quello che non hanno
è il mondo che regalano.
Ed io capivo solo quel sorriso
largo e rosa 
dai pochi denti e molti buchi,
e la mano nera di callo
dalle unghie grandi,
una mano d’orso 
di un amico buono,
e gli volevo bene
quando mi diceva
dall’ombra del cappello
che avevo braccia forti 
per mescolare grano 
e gambe robuste 
da spingere l’aratro.
Non si sbagliava poi di molto
se adesso sono qui,
a rivangare giorni,
a spingere ricordi
a ricercar sorrisi.

un tempo

C’è stato un tempo in cui
parlavo sempre dell’altrove,
adesso,invece,
che la vista si è ristretta,
inseguo il piede che sempre fugge dal presente
e soffro del lasciato come un padre.
Adesso è una parola troppo breve.
Domani è puro misticismo.
Ieri è ciò che non è stato.
La risposta era l’ultimo sorso
dell’ultimo bicchiere,ma
nessuno mai se la ricorda.

è una frase che ci ammazza..
il : ” non ti manca niente!”
come se anche le menti più sottili, si fossero capitalizzate.
come se davvero il capitale avesse vinto tutto, su tutti a discapito di tutti.
Forse la fame ci salverà ancora una volta e no, non sarà piacevole.

Millantata Genialità

C’è troppa gente che millanta
genialità ereditarie.
anche chi era partito bene,
dopo due bravò,
indossa la voce da Gurù.
Io vi preferivo nella sofferenza,
quando costruivate,con gli occhi,
ineguagliabili castelli di cartone,
che poi crollavano, inesorablmente
al primo accenno di vento.
Fare con la vita ciò che si vuole
con ciò che si può.
Chè l’infinito è una lezione per tutti,ma
anch’ io, spesso, non ho fatto compiti.

Il sole a meno cinque

il sole dei cinque gradi sotto zero
a mezzogiorno è una scure di luce
piantata nel mezzo della piazza.
le mie letture si fanno sempre più rade
da quando i miei desideri sono sempre più distanti.
Il mio amore è una oscena scritta sul muro
ricoperta prontamente dal comune,
resiste da anni sotto la vernice
e non si legge più alcun nome.
Ogni volta che ci passo 
cade sull’asfalto
l’ abbozzo di un sorriso.
Il sole cinque gradi sotto zero
scalda il sangue delle cose che ho perduto.
E se ci penso,rido
di come la volgarità del tempo
trionfi sempre sulla carne
che nasconde il ben più nobile infinito.
Ho visto il futuro nel suo sguardo ancora acerbo,
e adesso c’è una luce che non vuole andare via,
ed è fredda come il sole a meno cinque.

La verità sul libro.

la sincerità del libro svanisce in fretta

A volte ho scritto cose che avrebbero meritato la carta

o così mi era parso.

Altre volte altri hanno impresso le mie parole sulla carta

non capendone il motivo.

Quando ho creato qualcosa di bello sono stato felice

il tempo della prima lettura.

Già il mattino appresso

ho faticato a riconoscermi.

Il punto è questo,

Scrivere un libro di un altro fingendo che sia mio,

oppure scrivere senza cumulo,

e dissipare la felicità egoisticamente

ad ogni piccolo sorpasso di illuminazione?

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