due ciliegie,
come due boccioli di rosa
densi di sangue,
parevano riposare
come due gemelle siamesi,
sopra una lastra di pietra
rovente di sole.
due pensieri si toccavano,
come due gambe dalle spcarpe rosse
come se Alice rinsecchita dal sole
a gambe larghe,aspettasse la fine
coi piedi gonfi e poca meraviglia.
Stavano lì,due piccoli frutti,
e nessuno ne avrebbe capito il motivo.
il bambino a pochi passi da me,curioso,le fissava,
la madre con l’altra sorellina lo trascinavano per mano
allontanandolo inconsapevolmente dall’evento.
Un uomo dalla giacca consumata
passando di lì,se le infilò in bocca
e col suono di un fucile ad aria compressa
dalle labbra ne sputò le ossa sul catrame
come se fosse tutto normale.
Così va il mondo,pensai..
la fantasia si spegne sempre
per bocca di qualcun altro.
Il bimbo,allegro, aveva ripreso a camminare,
mentre io incupito,
cominciai a pensare alla relatività ristretta,
al paradosso dei gemelli,
alle trasformazioni di Lorents,
alla mia insignificante velocità,
e a tutto quanto altro ignoravo della vita.
Poi cominciai a sudare
misurando il tempo un passo dopo l’altro
volgarmente felice,verso casa,
dove mi aspettavano al fresco del pergolato,
le ciliegie ammucchiate in un cestello,
ma quelle sarebbero state soltanto
buone da mangiare,
nessuna di loro,come le scarpe di Alice,
avrebbe mai viaggiato
con velocità prossime alla luce.

Lascia un commento