cammino le strade del tempo
come chi ha visto, mezzo sognante,
il confine di tutte le terre,
mi ubriaco di passi e di parole,
il vino è una strada senza uscite
quasi come i tuoi capelli.
invento una canzone nuova
con le parole di sempre,
nel mezzo della festa
c’è sempre una gonna che volteggia
ed un velluto di sguardi,un duello
da consumare e perdere prima dell’alba.
(nel vicolo una musica striscia come un serpente,
come una consolazione, balada para mi muerte)
un angolo oscuro della notte in cui nascondersi,
un lago a cui voltare le spalle con sospetto,
un cappello di donna,se ti guarda,nasconde sempre l’orizzonte.
cammino il sentiero delle parole sgualcite
fino al segno della tua abbronzatura,
si sta come all’ombra di una mano sotto al sole,
alla luna,allegri,come due ragazzi alla festa di paese,
imboscati e freschi,due piccole ansie,
due sospiri in levare precipitano nel lago,
e fanno un rumore umido di palpebre e ciglia.
(un gatto si rifugia dai cani sul vecchio muro di cinta,canta e
pare fingere lo strazio di tutti caduti
sotto il peso di uno sguardo.)

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