il silenzio mi ha accerchiato
come un branco di lupi
affogati nella notte,
ho cercato l’amore
nelle ruote dei furgoni
alle cinque del mattino,
sono sceso in strada come un sordo,
ho annaspato nell’alba
come se stessi per rinascere,
ho cercato il solito bar
per un cappuccio bollente
e mi sono ustionato la lingua;
ho atteso la tua voce
fino al mattino,
immobile, tra i miei pensieri,
come una sentinella
a guardia del silenzio,
Le mie attese non sono che inverni,
gelidi e taglienti
come i pensieri che le misurano,
più si scava,nel silenzio,
più si va a fondo,
bisognerebbe restare immobili
e lasciare,così, che siano
le stesse attese ad attenderci.
Poi le tue parole mi sono cadute addosso
come la risata sguaiata di una troia,
la tua lingua conosce bene il mio nome
e le mie debolezze,ma io ti lascio fare,
tutti lo capiamo prima o poi,
ci sono sorrisi che giocano sporco,
che non andrebbero mai attesi,
perchè hanno lo sporco potere
di vanificare qualsiasi misura di tempo.