La Tua Voce

la notte si schiude leggera

come un ombrello di cenere,

grigia margherita di topi

atterriti dalla luce.

si allunga, la tenebra,

come il girasole

si allunga all’oblio,

l’ultimo raggio del giorno

s’incaglia negli occhi

sul crinale ripido

dei tuoi pensieri,

la tua voce,

è una crepa

sul fondo del mare,

la mia lingua

è la rete che strascica

sul fondo carnoso

delle tue parole.

la notte ascolta i tuoi passi

come una maldicenza,

ed io,come a riva

dopo la mareggiata,

sfinito dalle onde,

raccolgo pezzi d’asfalto

incollati dal sole,

ne faccio una via,

una strada di curve

come i tuoi fianchi

per i miei desideri,

nuda e distante

come una venere,

la tua voce non mi tocca,

poi si fa donna

ed ogni volta

mi sconvolge.

Tango

nella piazza deserta

il lastricato di marmo

bianco,

resisteva al nero del cielo,

millantava improbabili parentele

con quei pochi bagliori accesi di universo

che filtravano tra le increspature veloci

delle nuvole grige di pioggia,

spazzate via, di fretta,dalla volta

come galline indesiderate.

Un piano pallido di stelle.

Tu, al centro della piazza

stretta, nei pensieri di jeans,

volteggiavi di tango

e mi guardavi.

più delle parole

mi hanno detto gli occhi,

e quando la tua voce ha vacillato

sotto il peso di parole pesanti,

ti ho teso un’imboscata di risate,

perchè non c’è sorriso che teme la parola,

poi ti ho abbracciata come uno sconosciuto

perchè non ho più trovato le parole

per raccontarti la mia vita.

Ci accomuna il silenzio,

gli occhi lucidi,

e la lingua parlata

che di notte

si fa sempre più selvatica.

Solo con te

ho mai ballato

il tango.

Egoismo

Per leggere il tuo sguardo
sono caduto dalle cime 
più alte delle mie parole,
così mi hai visto ,perduto,
in balia dei miei altrove
dove ogni gesto mi è precluso;
mi sono disarmato 
così che il tuo sorriso
mi ha travolto come la peste,
non ho avuto scampo!
e quando mi è parso 
di ascoltare i monatti
urlare il mio nome 
tra i loro campanelli,
era soltato il telefono,
come un’allarme
che annunciava la piena 
improvvisa del desiderio.
tutto intorno era verde
come un prato d’asfalto,
“avrei voluto stendermi”
mi hai detto,
“al centro dell’incrocio
come una girandola di fuoco”,
ma la tua bocca mi aveva già bruciato
e la tua poesia 
aveva perso
ormai ogni valore..
il presente anticipa
col pensiero tutte le poesie,
ti dissi,
e la poesia è quindi in ogni gesto
così come nel silenzio,
ciò che è scritto,
o sussurrato,
è soltanto il riflesso 
di ciò che è stato.
Il nostro egoismo 
fa sprofondare nel brivido
dell’istante muto,
ogni meraviglia…
tu sei felice,adesso,ma
ciò che ti ho regalato 
è soltanto il mio egoismo.

Fatalità

le cose accadono
se devono accadere,
non ho mai provato 
di imporre al desiderio
le leggi del mio cuore,
non ho mai creduto nè alle preghiere,
nè ai sedativi.
Che ci innamorino le labbra
e non le parole,
altrimenti che sia il deserto
a palesarci il miraggio
da inseguire
ai confini del nostro cammino,
non ho mai incontrato un viaggiatore
che non m’abbia parlato d’amore.

ARGENTINAE

Ed arrivò il tempo di partire,

il tempo di tornare a casa,

ed eravamo tutti sullo scudo,

anche chi è tornato vittorioso

indossa ancora  con disinvoltura

i segni di una memorabile sconfitta.

chi è partito una volta per terre lontane

non è mai più tornato per intero,

si è sbriciolato nel tempo ,

nell’attesa del ritorno.

poi ci ritroviamo tutti nelle feste

chè la distanza ha reso i brindisi più forti

e le bottiglie sempre poche…

Io non c’ero quando tornavate dalle Americhe

con le vostre nuove lingue scintillanti,

ma vi avrei capito,

se dopo la festa

non avreste avuto voglia di parlare.

le vostre storie taciute

sono scritte con la luce

in vecchie fotografie sbiadite,

ed ancora puoi vederci camminare

petto in fuori,

a noi che infondo

non ne avremmo alcun motivo.

A volte mi sento come un Gaucho

e questo viale è la mia piccola Argentina,

e per i sogni mi fanno ancora credito,

perchè qualcuno, col mio stesso nome

aveva già pagato.

qui dimorano i vostri silenzi

‎”qui dimorano i vostri silenzi,
e le loro eco 
diventano dipinti alle pareti.”
recita l’insegna del nostro Hotel.
Che ogni passo
diventi un’attesa soddisfatta,
e che vi innamori il gesto
e non il vino;
e se proprio tutto dovesse andare storto,
che ci sia sempre un barista,
un amico a spartire la nottata
con un po’ di musica,una parola
un bicchiere,
un silenzio,
da usare come pausa 
tra una malinconia e l’altra.

Amami Adesso.

Giovinezza

che mi spunti in viso

tra il sale e pepe dei pensieri,

fresca

come un dopobarba estivo,

tu che mi hai venduto

al vento

per un’estate di sole,

guardami adesso

che mi hai azzoppato

il cuore,

io che ho esrcitato

il credo della tua anarchia,

che ho dilapidato

qualsiasi forma di profitto

in cambio di un sorriso,

resta qui, al mio fianco

come un vecchio amore,

incantevole ed inutile

come chi guarda il mare

senza averne alcun motivo.

Amami adesso

se ne hai il coraggio,

chè non mi servi,

amami e resta,

e fa la ciliegina

sulla più invenduta delle torte.

Che Noia!

Che Noia!

Questo libro

splende quasi come il sole

che innamora

sul prato,silenzioso,

all’ombra della torre…

(scrivo a  matita

sopra il muro della stanza.)

oggi,studiare la materia

mi annoia come tagliarmi le unghie,

leggere Carnevali oggi

è preparare un filetto al barolo

e non avere appetito.

Che noia!

Sale dallo scarico della fogna

come un tedio,una dimenticanza,

andare a correre sarebbe

dimenticarsi  per un’ora buona,

scriverne è farsela piacere…

che noia!

mi innamorerei , se potessi.

Crepacci.


uno squillo mi gela,
il secondo mi inferma,
il terzo è un precipizio senza fondo.
non esiste distrazione in fondo a cuore.
Esistono parole
nelle profondità sommerse dei nostri stomaci,
sono i nomi di tutti gli abissi,
che quasi mai hanno i nostri nomi.

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