Ero adulto
le ho mandato un fiore
ero adulto
ero adultero
adulto ero
le ho mandato un fiore
come segno di bimbo
come segno di pace
come segno di vita
mi ha mandato in culo
come segno di amore
come segno di cacca
come segno di ciao
Ero adulto
le ho mandato un fiore
ero adulto
ero adultero
adulto ero
le ho mandato un fiore
come segno di bimbo
come segno di pace
come segno di vita
mi ha mandato in culo
come segno di amore
come segno di cacca
come segno di ciao
questa storia della poesia
mi sta sfuggendo di mano
io mi siedo e scrivo
qualcosa tutti i giorni
e parte di me comincia
a porsi domande.
si creano delle aspettative
a furia di fare sempre le stesse cose…
allora mi sono detto:
vaffanculo, siediti e sta zitto
non scrivere, attira l’attenzione
qualcuno verrà a dirti qualcosa,
qualcosa che abbia un senso compiuto,
una carezza, una buona parola, un bacio.
E invece, niente, non una parola in tutta la notte
è incredibile come certe volte anche la piazza più affollata
possa diventare il più isolato buco del culo del mondo
se non sei tu a rompere il ghiaccio con la vita.
Si può morire, di ghiaccio, credo. Anzi ne sono certo.
la gente ci muore sepolta da metri e metri di ghiaccio.
Un universo di merda.
( casualmente seduti al tavolo, dopo un lungo pranzo domenicale)
hai presente quando hai qualcosa da dire
non sai bene cosa
me è là come una poesia di domani?
ecco, l’ho detto.
sì. okay, ma non ho capito
cosa vorresti dirmi?
Se l’avessi saputo te lo avrei detto, non credi?
Hai ragione, certo.
C’è un altro po’ di caffè?
Sì, dovrebbe, aspetta, controllo.
– poche gocce, quel poco che resta alla fine di una lunga tavolata, quando il pranzo è finito e la caffettiera troppo piccola per bastare a tutti, viene impiegata 3 o 4 volte.-
Sai, pensavo, che forse quello che voglio dire è proprio che ho qualcosa da dire.
E allora dilla, su, non farti problemi; qualsiasi cosa sia.
E’ che siamo tutti così impegnati a trangugiare caffè senza un motivo preciso, capisci?
E’ una cosa che si fa, si deve fare, e nessuno sa il perché. A meno che non ti faccia schifo, il caffè.
Giusto. A te fa schifo?
No, a me piace molto il caffè.
Non so bene il perché ma mi piace.
Amaro o zuccherato?
Fa lo stesso.
Non mi sembri avere le idee molto chiare.
E’ vero, non le ho affatto chiare.
Tu credi in dio?
Che domanda volgare e di basso profilo intellettuale.
Un cucchiaino va bene grazie.
Ok. Prego.
Non è male, vero? forse un po’ freddino, ma va bene.
No no, è ottimo, mi ricorda le domeniche trascorse in montagna, con il litrozzo di caffè nel thermos.
Comunque dicevi di dio?
Giusto, non puoi farmi quella domanda così gretta. E’ offensiva.
Chiedimi se sono dio, e ti risponderò di sì.
Comunque non volevo parlare di questo. Quello che vorrei dire è un’altra cosa, che è anche dio, ma non solo. sento di avere qualcosa da dire di unicomprensivo.
ma che allo stesso tempo è indeterminata.
Hai presente certe poesie metasemantiche? Quando farfugli cose che alludono ad un qualcosa? ma nei fatti, analiticamente significherebbero fuffa?
Un poco come i discorsi dei politici, ma sinceri e non a casaccio, insomma,
qualcosa di lucido, che abbia a che fare col mistero della radiazione di fondo dell’universo, la materia oscura, e la massa, ma in forma di poesia da sembrare molto poco lucida.
Cazzo, era pesante il cinghiale eh?
Buurp! In effetti.
Buuurp! ecco. Un cazzo di rutto primordiale.
Sì sì lo so che ti fa ridere la cosa, ma dico seriamente.
Senti: BUUUURPPPP!!
Oh Cazzo che alito di merda.
E’ il cingiale, è l’universo, respiralo a pieni polmoni… Senti BUUURP!!!
Che universo di merda… Senti senti, Questo è un multiverso di merda.
Oh Cristo Martaaaa!!! Cosa cazzo c’era nello stufato? Il Peyote?
Eduard sta farfugliando sull’indeterminatezza delle cose da un quarto d’ora buono ed ha sinetizzato tutto con un rutto.
( risate, dalla cucina)
Buuurp! E’ che mi pare l’unica cosa con un poco di senso, la fisiologia alle cinque del pomeriggio dopo un pranzo da far impallidire il buon vecchio Locullo.
Amico mio, sai che ti dico? Che la forza sia con te
Ed anche lo sforzo, no? Buuuurp!
Cristo che alito, Salute amico mio. Alla salute.
Alla russa!!
Cin cin.
La fede mi ha sempre spaventato, disgustato, non l’ho mai posseduta, nessuna fede, in niente. Le certezze non mi appartengono. Tutto è oscuro. Persino l’amore.
Eppure lo coltivo, ogni giorno, come un artigiano che affina la tecnica, ripasso, ogni giorno, il suono della tua voce, quando sono io a farti ridere, ed anche Il mio laicismo, ogni tanto, vacilla-
io so già tutto quello che ho bisogno di sapere
cosa fai? non è importante
cosa hai fatto? nemmeno
cosa vorresti, solo quello mi interessa
io ad esempio vorrei fare l’amore con te
in un prato verde
col fresco dell’ombra
e coi pianeti tutti intorno
a cinguettare l’esplosione della primavera
la nascita di una nuova stella
questo vorrei dirti mentre ti ascolto e
mi incammino verso la farmacia a prendere
medicine per la mia stupida influenza
e gli antistaminici che mi sporcano il sonno
lo stesso sonno in cui sogno
noi che facciamo l’amore
e poi d’un tratto un brusco risveglio
fatto di ricette e conti da pagare
e doveri che rubano spazio e tempo
a cose al di fuori dallo spazio e del tempo
così comprendo al risveglio
quanto sia drogata la nostra divinità
così alta ed eterna e pure e così sporca di fango e sangue
e noia sentimentale e monetine in fila indiana cadute nei parchimetri.
probabilmente per l’essere stato ripudiato
ho regalato ciò che più credevo alto
a smorfiose puttanelle altolocate
e con mio unico stupore ho capito
che anche a loro che un poco disprezzavo
in qualche modo non ero superiore
ciò che sono diventato adesso
è una sorta di idolo
che non sa maledire
piantato come un totem
al centro della stanza
a cui il giorno stanco
pone una domanda
e il silenzio d’oro
basta alla risposta.
la nostalgia del mattino
è diversa
dalla nostalgia della sera
fresca di prima acqua e risveglio
inforca le pantofole
esce dalla doccia
e canta una vecchia canzone
di deserti e porte sbattute
la nostalgia del mattino
è diversa
dalle tristi canzoni della notte
richiama il futuro col ricordo
l’uragano con la brezza
fresca
quando il sole ancora non brucia
e ha l’odore della crema e del sale
la pelle al risveglio.
Maggio m’agita
Maggiro intorno alla magione
Maggiusta il ciuffo il vento
Maggiolino che ronzi sul fiore d’oggi
MagGiordomo dei pensieri di domani
Maggiorana e tabacco nell’aria
M’aggiro dalla parte del vento
Maggiorno sugli ultimi eventi
Maggio zeppo di Mannaggia
M’aggio perso per strada
Magia
io continuerò ad amarti
naturalmente
così come passano i giorni e le notti
fino a quando
tu non rivelerai a te stessa
il tuo amore per me
ed anche oltre
e non cambierà proprio nulla
io seguiterò ad amarti
come se non avessi saputo
perché dell’amore
non so nulla
come del giorno e della notte
come della materia
e naturalmente dell’universo
e di quei giorni e di quelle notti
che non ci incontrarono,
… dei nostri occhi
che non ci videro.
ogni tuo passo
che si allontana
rovescia un secchio
pieno di sapone
nel cuore
fa grumi
la polvere
“BURP”
(Poesia di Primo Maggio sulla scarsa digeribilità della cacciagione)
oggi a pranzo
dentro di me
ho seppellito un demone
di nome Cinghiale
con amiche olive e
tutta la celeste corte
Sopravvissuto alla spada
di Santissimo Brioschi
Generale Grappa
e compagno vino
per eoni da oggi
riecheggeranno le gesta
di zanne al vento
e notti insonni
Oh quanto t’ho amato
cinghiale mio
affogato nel Salmì Emoticon heart
leggevo dal libro più caro
le sconfinate poesie del genio,
tutto ha una morte
senza un inizio e senza una fine,
questo il sottotesto sull’erosione della carta.
leggevo dal libro più caro
sconfinate poesie d’amore universale,
è così grottesca la nostra solitudine!
parla d’amore come qualsiasi mortale.
leggevo dal libro più caro
un’ode a Salvador Dalì
mentre un tempo mortale
brandiva comicamente le sue ore minacciose
E tu adesso vai al lavoro
con allegria di Primavera
incurante di tutto
e mai saprai forse che la tua gonna
fu il mio rifugio senza tempo
il mio libro più caro.
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...